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A Bologna in ricordo di Francesco Lorusso, ucciso dai carabinieri nel 1977
Interventi al megafono e cori. Pugni chiusi, un grande striscione e qualche bandiera rossa. Manifestanti attempati e altri piu' giovani. Bologna ricorda cosi', in via Mascarella, l'uccisione 40 anni fa dello studente Francesco Lorusso, militante di Lotta continua, colpito dagli spari dei Carabinieri durante uno degli scontri del marzo 1977.
Davanti alla lapide che lo commemora si sono radunati diverse centinaia di persone. Dopo le prese di posizione dei collettivi Cua e Hobo, che nei giorni scorsi avevano annunciato che l'eventuale presenza di rappresentanti istituzionali sarebbe stata contestata, in via Mascarella non c'erano volti noti del Comune. Nel momento centrale della commemorazione, sotto la lapide c'erano si' diversi fiori ma solo un nastro riconoscibile, con la firma "Le compagne e i compagni di Francesco". Altri fiori c'erano ma anonimi, nessuna traccia dei nastri di Comune e Ateneo. Gli studenti del Cua si sono fatti trovare schierati sotto la lapide, con tanto di caschi al braccio: "Sono i caschi che ci hanno difeso in questi giorni di lotta in zona universitaria", urla al megafono un portavoce. "Siamo qui, determinati, perche' non vogliamo vedere le istituzioni venire a cercare una riappacificazione", scandisce Pino De Biase di Crash: "Il semplice ricordo non basta, ci vuole continuita' e voglia di riabbracciare la bandiera strappata dalle mani di Francesco".
Questo sapendo che oggi "le condizioni sono peggiorate rispetto al '77", aggiunge De Biasi, citando gli sfratti, lo sgombero della "Consultoria" e l'ingresso della polizia in Ateneo dopo l'occupazione della biblioteca di via Zamboni 36. "Nessuna memoria condivisa", urlano gli attivisti di Hobo, che alzano cartelli contro Merola e contro il rettore Francesco Ubertini, prima di deporre dei fiori portati sotto la lapide "da cinque generazioni di militanti comuniste", compresa una bimba di pochi anni. Tra i volti noti del movimento di allora e della politica cittadina ci sono Franco 'Bifo' Berardi, Valerio Monteventi, Tiziano Loreti, Mirco Pieralisi e frate Benito Fusco. Da fuori Bologna sono arrivati il fotografo Tano D'Amico, Vincenzo Miliucci e Oreste Scalzone, che dice: "Qui ci siamo noi e non quelli che in pompa magna suonano le canzoni di regime". Bis nel pomeriggio, con un corteo da piazza Verdi.
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