Giovedì 18 Ottobre 2018 - Ultimo aggiornamento 21:44
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
"Cantava la città sotto il cielo di luglio nel primo anno del nuovo millennio", Genova 2001, una poesia di Valeria Raimondi
Cantava la città sotto il cielo di luglio
nel primo anno del nuovo millennio,
danzava, rideva nel sole, e ancora
là in fondo brillava ignaro il suo mare.
Al telegiornale dell’una
un bambino eccitato tra la folla cercava
il berretto operaio del padre,
operaio in mezzo a studenti
ragazzi, precari, credenti
e ogni fede e speranza
si intrecciava a intrecciate bandiere.

Un mondo che nuovo si affacciava sul mondo.
Ma poi accadde qualcosa,
la città esplose coi fiori
e quel sole di luglio, il primo anno
del nuovo millennio
fu solo l’alba di un’età ancor più buia,
una storia già scritta,
di quando i canti si gelano in gola,
di quando il mare se ne fugge lontano.
-Bisognava però difendere la piazza,
quei fiori, proteggerli,
far loro da scudo! – si disse.

Ma chi poteva allora saperlo
che globalizzare pace, giustizia, lavoro
sarebbe stato allestire per bene la scena,
la vergognosa prova generale
di legale macelleria sociale.
REPRIMERE, CARICARE, CONFONDERE!
ORDINE, POLIZIA, SICUREZZA!

Perché ai suoi funerali la democrazia non viene invitata!
Perché i buoni e i cattivi furono divisi, schedati,
se non che i cattivi erano i buoni di prima
se non che qualcuno masticava preghiere,
qualcuno fuggiva laggiù verso il mare.
Qualche altro pisciava su quei marciapiedi,
non credeva ai suoi occhi, a quel fumo
ai calzoni e magliette bruciate, ai bastoni,
non credeva al sangue di lì a poco versato.

Scendevano lacrime inaspettate dagli occhi
quando si vide rinascer la Bestia
con il nome di sempre: POTERE.
Il potere che mangia la vita,
fioritura di sangue, carnivora bestia.
Così anche un ragazzo sbocciò
come un fiore, un acerbo diamante,
sbocciò come fosse stagione.

Il telegiornale alle 3 registrava ora solo
un’impronta, l’ ombra scura del sole.
Della folla il riso si spense in moviola
e scesero oscure sporche parole
Una madre distraeva il bambino eccitato
che osservava quella festa un po’ strana:
– Cos’è tutto quel fumo e perché quelle urla
non mi sembrano, mamma, canzoni –
Ci si prese tra le mani la testa.
– Non è vero, non può essere vero! –
Fu spezzato un bel sogno
e sprecata una grande occasione.

Il silenzio di colpo calò,
come sempre restarono colpe
e nessuno che avrebbe pagato.
Si passò nuovamente dalla parte del torto,
si tornò a coltivare il proprio giardino
seppellendoci dentro sogni, ossa e badili.
E davvero quella volta fu chiaro
che niente, più niente
sarebbe stato mai più come prima.

Valeria Raimondi
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi