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Carceri, tre agenti penitenziari rischiano il processo a Ferrara per il reato di tortura. Vittima un ragazzo di 27 anni nel 2017. I magistrati: "Trattamento inumano e degradante"
Tre agenti di polizia penitenziaria rischiano di essere processati a Ferrara per il reato di tortura, per aver fatto spogliare e picchiato in cella un detenuto, anche con un oggetto di ferro.
Il fatto risale al 30 settembre 2017 e l'udienza preliminare è fissata per il 9 luglio. Secondo il pm Isabella Cavallari, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, i tre, un sovrintendente di 55 anni e due assistenti capo di 49 e 51 anni, avrebbero agito "con crudeltà e violenza grave" approfittando del fatto che la vittima era stata ammanettata e costringendola a subire un "trattamento inumano e degradante per la dignità della persona".

Gli imputati, assistiti dagli avvocati Alberto Bova e Giampaolo Remondi, hanno sostenuto nei loro rapporti di essersi difesi da un'aggressione e per questo rispondono a vario titolo anche di falso e calunnia. Di favoreggiamento e falso è accusata pure un'infermiera del carcere, difesa dall'avvocato Denis Lovison, che ha dichiarato e attestato di aver visto il detenuto sbattere la testa contro la porta blindata. Le difese fanno notare che il detenuto, 26 anni, in carcere per omicidio, aveva già avuto in precedenza denunce per episodi di resistenza in carcere. La versione dell'accusa, invece, sostiene che i tre si sono alternati a picchiarlo, in occasione di una perquisizione arbitraria in una cella di isolamento, mentre uno di loro faceva il palo in corridoio. Per primo il sovrintendente, dopo avergli fatto togliere maglia e canottiera, lo avrebbe fatto inginocchiare e lo avrebbe colpito con calci allo stomaco. Poi gli avrebbe fatto togliere scarpe e calzini, lo avrebbe ammanettato, continuando a colpirlo su stomaco, spalle e volto e poi anche con un ferro di battitura. A quel punto la vittima avrebbe reagito, con una testata, rompendo gli occhiali all'agente, che lo ha minacciato e lo ha colpito ancora, fino a spaccargli un dente. Il detenuto allora ha chiesto aiuto, ma l'agente lo avrebbe minacciato alla gola con un coltello rudimentale, passatogli da un collega. "Qui non c'è nessuno, comandante e ispettore sono solo io", avrebbe detto il poliziotto, dopo che il detenuto aveva invocato il comandante di reparto del carcere. A quel punto sarebbe entrato nella cella il secondo agente, dicendo: "Ora tocca a me". Anche lui avrebbe picchiato e insultato il giovane, seguito dal terzo collega. Finite le percosse, la vittima è stata lasciata ammanettata fino a quando non è stata notata dal medico del carcere, durante il giro tra le sezioni.
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