Sabato 24 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento 16:44
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Pestaggi nelle carceri, un video prova le violenze delle guardie carcerarie sui detenuti di Santa Maria Capua a Vetere
Botta e risposta a distanza tra il garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello e il sindacato Uspp che si difende senza però entrare nell'evidenza dei fatti. Ad innescare le polemiche è stato un video registrato dal sistema di video sorveglianza del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) che, secondo il garante rappresenterebbe la prova "principe" dei pestaggi avvenuti nell'istituto di pena casertano durante il lockdown, dopo una protesta dei detenuti. Un episodio che risale al 6 aprile e che al momento vede iscritti nei registro degli indagati 57 agenti, accusati di abuso di potere e tortura. Presunte vittime e presunti carnefici, secondo il garante, condividerebbero ancora lo stesso tetto, il reparto Nilo. Soprattutto ci sarebbero ora queste immagini che inchioderebbero gli agenti alle loro responsabilità. Si tratterebbe di video della videosorveglianza interna del carcere, acquisito dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere alcuni mesi fa e sul quale il lavoro investigativo sarebbe finito. "Ora ci sono le immagini che provano le violenze", dice il garante dei detenuti per la Campania Samuele Ciambriello, tra i primi a denunciare i presunti abusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. "Forse gli agenti pensavano che le telecamere non funzionassero o, cosa ancora più grave - osserva Ciambriello - credevano di restare impuniti; ma così non è stato. Nel carcere - prosegue - il clima è ancora troppo pesante tra detenuti e agenti della penitenziaria a causa dell'indagine sui pestaggi di aprile, che potrebbe allargarsi ad altri agenti. Solo pochi detenuti sono stati trasferiti, la maggior parte è rimasta nello stesso reparto, il Nilo, dove avvennero i pestaggi, insieme agli stessi agenti denunciati. Non capisco - prosegue - perché il Dap non intervenga con i trasferimenti di tutti i detenuti o dei poliziotti coinvolti nella vicenda".

I pestaggi avvennero il 6 aprile scorso - in pieno lockdown - quando centinaia di agenti, non solo del carcere casertano, ma anche di altre carceri e di reparti speciali come il Gruppo operativo mobile, intervennero a Santa Maria Capua Vetere per perquisire i detenuti del Reparto Nilo, dopo una rivolta scattata a seguito della positività al covid-19 di un recluso. Dell'inchiesta se ne seppe lo scorso giugno, quando i carabinieri notificarono alcuni decreti di perquisizione agli agenti indagati all'esterno del carcere, provocando la reazione dei poliziotti che ritennero le modalità di "troppo spettacolari"; al vaglio dei magistrati c'era la posizione di altri agenti, afferma ancora Ciambriello che paventa un allargamento dell'inchiesta non confermato e neppure smentito dagli inquirenti: "Le immagini in possesso della Procura - spiega - potrebbero aver portato all'identificazione di altri responsabili delle violenze".
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi