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Per un'industria della mobilità, non dell'auto

Una «industria della mobilità» in alternativa a quella dell’auto: è la strategia lungimirante proposta da Gaetano Lamanna, Spi Cgil nazionale. Rassegna sindacale ha pubblicato dieci giorni fa il suo articolo «L’auto insostenibile», dove si legge «E’ tempo che un sindacato confederale quale è la Cgil affronti la crisi della mobilità urbana… in un’ottica nuova e attenta ai problemi della sostenibilità ambientale e della riconversione graduale di questo importante comparto dell’industria». In Italia ci sono 60 auto ogni 100 abitanti [anziani e neonati inclusi], né si può pensare di coprire di acciaio e asfalto la crosta terreste e di asfissiare di smog le città. In un momento difficile come questo l’emergenza, anche in Italia, è certamente l’occupazione, ma la «sostenibilità» delle produzioni deve essere affrontata proprio per costruire un’uscita durevole dalla crisi, che certo non si risolve in poco tempo. Un tema sentito da pochissimi, come dimostrano le generali reazioni di giubilo al possibile rilancio degli incentivi all’automobile annunciato oggi dal ministro dello sviluppo, Claudio Scajola. La sua ricetta è l’aumento della produzione di veicoli in Italia, dove si immatricolano più auto di quante ne vengono prodotte. «Non possiamo muoverci diversamente da altri paesi europei. Se l’Ue ritiene che l’auto è fuori dalla crisi, allora anche noi ci fermeremo. Se decidessero di continuare a incentivare l’auto, faremo altrettanto altrimenti faremmo un danno irreversibile». Bene gli incentivi, ma solo se vengono mantenute tutte le produzioni Fiat, compresa Termini Imerese, dice più o meno tutto il sindacato. «Inevitabili i tagli negli stabilimenti italiani della Fiat – aveva detto un paio di giorni fa l’amministratore delegato della casa torinese, Sergio Marchionne – Non è possibile pensare di difendere tutto e di tenere aperti tutti gli stabilimenti italiani. E’ fuori di ogni logica industriale». Termini Imerese va salvata, dice Scajola. Ne sapremo di più dopo l’incontro istituzionale con la Fiat, il 1 dicembre. Speriamo che tutti i posti di lavoro siano salvaguardati, ma comunque non basterà, perché il problema è inevitabilmente destinato a riproporsi con crescente gravità.

Tags assegnati a questo articolo: crisi, auto, Fiat, cgil

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