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COPENAGHEN: IL FORUM DEL KLIMA
(IRIS) - ROMA, 13 DIC - “Don’t buy the lie “ è l’invito che viene dalle strade del contro-vertice di Copenaghen: non comprate la bugia. Più che di menzogna si tratta di promesse, in buona o in cattiva fede.

Ogni Vertice internazionale sembra avere un suo contro-vertice:  il Cop (Climate Change Conference) di Copenaghen non fa eccezione il suo è il “Klima Forum”. Nella Capitale danese si discute di clima, protocolli, tagli dei gas serra e aiuti ai Paesi di nuova industrializzazione in chiave ambientale. Fuori dai palazzi  i manifestanti della società civile invece chiedono altro: fatti e non solo parole. Il nostro ambiente, le nostre vite dipendono da una vostra decisione: questa la consapevolezza dei cittadini che criticano in diversi modi il vertice di Copenaghen. Queste sono solo preoccupazioni pretestuose o hanno una loro ragione d’essere?

Una delle “verità” venute fuori dal vertice, già nei tavoli tecnici preparatori pre-Copenaghen era di fermare il riscaldamento a non più di 2° centigradi. Il problema è che anche un aumento inferiore a questo limite causa dei cambiamenti notevoli nella geografia delle vite delle persone, soprattutto a Sud dell’equatore: come inondazioni o carestie ad esempio.

Il clima, qualcuno ha detto, è una cosa troppo seria per lasciarlo in mano agli ambientalisti: giustissimo, ma per la stessa ragione non se ne dovrebbero occupare solo politici ed economisti: il problema non è di pochi ma di tutti, quindi anche la soluzione dovrebbe essere il più possibile condivisa. La così detta società civile: associazioni, Ong, onlus, attivisti, media alternativi, cittadini sono stati tra i primi a capire l’importanza dell’ambiente e del suo rispetto, ben prima di qualsiasi capo di Stato o ministro. Qualsiasi legge, protocollo o accordo bi o multi-laterale ricadrà (nel bene o nel male) sulle persone, sui cittadini, prima che avere un contraccolpo sulle responsabilità dei politici riuniti a Copenaghen.

Quando si da notizia degli attivisti che manifestano se ne parla sempre nella pagine di cronaca: o per raccontare della spettacolarità delle iniziative, che ricordano quasi gli happening degli anni ’60, o per contare i danni dei black block. Non ci sono solo maschere e scontri però, la partecipazione è la base per avanzare proposte. Secondo alcuni organizzatoti sono circa 4 mila le persone che quotidianamente stanno partecipando al contro vertice. Il Klima Forum è strutturato su più giornate tematiche:  l'11 e 12 dicembre si è scesi in piazza contro le corporation responsabili del riscaldamento climatico; il 13 e 14 la protesta si concentra sul sistema economico. Il 15 si festeggia il “Climate Agriculture Action day”: con lo slogan la ‘produzione locale per consumo locale: cambiare il sistema alimentare non il clima’; il 16 si chiuderà il vertice alternativo con una grande manifestazione:  “Reclaim the power”.

Più che di clima  gli attivisti parlano di “ giustizia climatica”. L’ambientalista danese Tony Anderson, padre del movimento antinuclearista locale e tra i promotori del contro vertice, ha spiegato che questo forum alternativo  “nasce dalla costatazione che quello ufficiale non porterà a nessun risultato, i politici non faranno abbastanza. Abbiamo chiesto ai Governi di partecipare ai negoziati con metodi aperti e democratici, inserendo le persone che vivono con la catastrofi causate dai cambiamenti climatici e cercano di combatterla. Piuttosto che parlare con noi però loro preferiscono trattare con le multinazionali”. Anderson propone “la carbon tax globale e la riduzione a una tonnellata per abitante della terra del consumo di Co2 entro in 2030. “Al momento - conclude - un cittadino europeo ne consuma mediamente 11, un americano 25, un bengalese 0,5”.  Naomi Klein, scrittrice e attivista canadese madrina del movimento anti globalizzazione, partecipando ad un dibattito del contro-vertice su temi come il ‘debito ecologico’ e la ‘giustizia climatica’ ha detto che: "L'unico modo che abbiamo per far tirare fuori i soldi a chi dovrà prendere le decisioni all'interno della Cop15  è il movimento sociale. Dobbiamo andare sotto le loro finestre e fargli vedere che non siamo d'accordo con le loro posizioni".

Se il Cop parla di miliardi di investimenti, di accordi e di impegni più o meno vincolanti: il Klima vuole parlare di vite umane, di responsabilità sociale e appunto di giustizia climatica.

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