Martedì 22 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento 23:36
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Copenhagen, si dimette la presidente dei lavori. Il premier danese Rasmussen la sostituisce

Connie Hedegaard, commissario europeo in pectore, si è improvvisamente dimessa da presidente del vertice climatico di Copenhagen. «Motivi di procedura», la giustificazione ufficiale. Il primo ministro danese, Lars Lokke Rasmussen ha assunto la guida del negoziato internazionale, ormai allo sbando.

«Con così tanti capi di Stato e di Governo che sono già arrivati qui - ha detto la Hedeegard di fronte alla plenaria - credo sia più appropriato lasciare la presidenza al primo ministro. Il quale mi ha comunque incaricata di continuare a negoziare con i miei colleghi» ministri. Ma pochi credono a una decisione di natura tecnica: la Hedegaard è stata criticata apertamente dalle delegazioni africane di voler favorire la posizione dei paesi industrializzati.

La verità, è che le divisioni degli ultimi giorni non sembrano essere minimamente risolte. Ieri notte, le consultazioni sono state portate avanti fino alle quattro del mattino, ma senza riuscire a sciogliere i nodi che bloccano il negoziato a poco più di 48 ore dalla conclusione programmata.

Fra poche ore, cominceranno a sfilare, davanti al microfono della plenaria, i capi di Stato e di governo, in una maratona oratoria (i paesi che aderiscono alla convenzione climatica Onu sono 192) che andrà avanti nella notte e per l'intera giornata di domani. Oggi, fra gli altri parleranno il presidente della Commissione europea Barroso e il premier britannico Gordon Brown. In queste circostanze, cominciano a sorgere dubbi sulla presenza di altri capi di Stato, a cominciare da Barack Obama. Di sicuro, il premier cinese Wen Jiabao - che fino a ieri era iscritto nella lista degli oratori - è scomparso dalla lista.

La Cina si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra fra il 40 e il 45% entro il 2020, una quantitià considerevole ma giudicata insufficiente dagli esperti, per i quali i tagli saranno presto superati dalle nuove emissioni conseguenti allo sviluppo dei prossimi anni. Pechino è anche decisa a chiedere un impegno - anche finanziario - da parte delle nazioni più avanzate per aiutare i paesi in via di sviluppo a ridurre le loro emissioni. Il segretario dell'Onu Ban Ki-moon ha ammonito i leader mondiali a mettere da parte gli «egoistici interessi nazionali» e usare tutta la buona voltontà per raggiungere un nuovo accordo sul clima.

Tuttavia per quello che avrebbe dovuto essere il «negoziato internazionale più importante dal dopoguerra», le cose si mettono male. Sul vertice si addensano le preoccupazioni per un eventuale fallimento. Fra coloro che lo temono c'è anche il primo ministro britannico Gordon Brown che ieri in serata, appena giunto nella capitale danese, ha detto che «un accordo sul cambiamento climatico è una strada in salita». In ogni caso, Brown si è detto determinato a lavorare in modo collaborativo con tutti gli altri paesi. Ieri anche il cancelliere tedesco Angela Merkel si era detta «ansiosa» sulla possibilità che il vertice si concluda senza un accordo. Sia Brown che Merkel hanno partecipato a una videoconferenza con il presidente francese Nicolas Sarkozy e lo statunitense Barack Obama, che raggiungerà il vertice il 18 dicembre.

Intanto, centinaia di manifestanti si starebbero avvicinando verso il centro conferenze di Copenhagen, e un loro portavoce ha già fattto sapere che tenteranno di superare il cordone di sicurezza della polizia. Secondo gli organizzatori di Climate Justice Action più di mille persone stanno partecipando alla rprotesta.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi