Giovedì 13 Agosto 2020 - Ultimo aggiornamento 09:28
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Clima, la sfida di Copenaghen Al via il vertice

altAnno 2009. Il pianeta Terra è a rischio autodistruzione a causa dell'inquinamento atmosferico e del conseguente aumento della temperatura. Nei capannoni di un centro congressi alla periferia di Copenhagen i rappresentanti politici di tutto il pianeta si incontrano per cercare di concordare una riduzione delle emissioni di gas serra, mentre le telecamere rimbalzano le immagini del summit ai quattro angoli del globo, tra i grattacieli scintillanti delle metropoli ricche e inquinanti e tra le baraccopoli delle regioni già sconvolte da uragani, alluvioni e siccità di un clima impazzito.

NON È FANTASCIENZA
Potrebbe sembrare l'inizio di un racconto di fantascienza ma è la realtà di quanto sta avvenendo nel mondo e nella capitale danese, dove si è aperta oggi la conferenza Onu sul cambiamento climatico. Davanti al Bella Center, dove si tiene il vertice, un vento gelido fa girare una grande turbina eolica, che servirà a limitare le emissioni di Co2 prodotte dal mega evento. Nei dodici giorni del vertice arriveranno qui circa 30 mila persone, tra cui 16 mila delegati e oltre cento capi di Stato e di Governo, incluso il presidente americano Barack Obama, che ha fatto sapere all'ultimo che sarà presente il 18, l'ultima e decisiva giornata, invece che solamente il 9 come era stato annunciato in precedenza. Un segnale che negli arrugginiti ingranaggi della diplomazia internazionale qualcosa si sta muovendo. Per l'Italia invece arriverà il 16 un recalcitrante Silvio Berlusconi, che negli ultimi due anni ha firmato controvoglia gli impegni ambientali dell'Unione europea, invocando «pragmatismo» e lamentandosi dei costi dell'attuale protocollo di Kyoto. «L'Italia sta con l'Ue, poi discutiamo, ma andiamo con un disegno condiviso», ha assicurato ieri il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, presente per seguire il negoziato giorno per giorno. «Entro due settimane da lunedì i Governi devono dare una risposta adeguata alla sfida urgente del cambiamento climatico», ha ricordato ieri il responsabile delle Nazioni Unite per i negoziati sul clima Yvo de Boer. L'obiettivo, accettato dalle 192 delegazioni nazionali presenti, è quello di limitare a due gradi l'innalzamento della temperatura terrestre per contenere le conseguenze catastrofiche prima che diventino irreversibili.

L’INTESA POLITICA
Ormai si sa che dal vertice non uscirà un trattato internazionale giuridicamente vincolante,comee ra previsto dalla tabella di marcia concordata a Bali due anni fa, ma un accordo politico che potrebbe comunque sbloccare l'impasse. La griglia di partenza vede l'Unione europea in testa con un 20% di riduzione delle emissioni entro il 2020 e rispetto al 1990. Obiettivo già approvato e pronto a diventare il 30%. Gli Stati Uniti per ora hanno concesso il 4%, Cina e India si sono rifiutati di parlare di riduzioni assolute e hanno promesso riduzioni delle emissioni solo in rapporto alla crescita del Pil, in misura di rispettivamente il 40-45% e del 24%. Il Giappone ha annunciato il taglio del 25% della Co2. «Mai in 17 anni di negoziati sul clima così tante differenti nazioni hanno fatto insieme così tante promesse concrete», ha sottolineato de Boer, «Copenhagen è già un punto di svolta nella risposta internazionale al cambiamento climatico». Ma, nonostante l'ottimismo mostrato dai politici, la delusione delle associazioni e della società civile per la modestia degli impegni è forte e le autorità di Copenhagen temono le ripercussioni nelle manifestazioni che si terranno durante il vertice. La tensione resta alta. Ieri una valigia incustodita ha fatto scattare le misure di sicurezza e per una mezz'ora sono stati chiusi gli accessi al Bella Center, dove si tiene e alle entrate della stazione della metropolitana adiacente.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi