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ENERGIA: GREENPEACE, SE ENEL PENSA DI INTIMIDIRCI OTTERRA' IL RISULTATO OPPOSTO

(IRIS) - ROMA, 9 DIC - "Greenpeace conferma le notizie di stampa anticipate questa mattina con un dettagliato articolo dal Financial Times (“Enel seeks damages from Greenpeace”, di Guy Dinmore ), e con una breve notizia dal Sole 24 Ore. Enel, il più grande emettitore di CO2 in Italia, alla vigilia della Conferenza sul clima di Copenhagen, ha chiesto a Greenpeace 1,6 milioni di euro per le azioni di protesta alle centrali a carbone effettuate sin dal 2006". Lo afferma un comunicato di Greenpeace.

"Se Enel pensa di intimidirci o mettere pressione perché abbassiamo il tono della nostra campagna su quella che è la principale questione ambientale globale, i cambiamenti del clima, si sbaglia di grosso", dichiara Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia: "Il carbone è la fonte energetica con le maggiori emissioni di CO2, sia in assoluto che in termini relativi, e i piani di Enel di espandere la produzione a carbone non faranno altro che accelerare i cambiamenti climatici. Invece di investire massicciamente in fonti rinnovabili, l’Enel è in Italia di gran lunga il primo produttore a carbone e solo il terzo nell’eolico (nel 2008, addirittura, si è classificato solo quinto)".

"Chiedere soldi a Greenpeace per aver protestato è come chiedere soldi al sindacato quando c’è uno sciopero", aggiunge Onufrio: "Abbiamo il diritto di protestare, a maggior ragione quando chiediamo misure per proteggere il pianeta, che è di tutti".

Gran parte della richiesta di risarcimento dell’Enel (80 per cento circa) è motivata da perdite di profitto dovute all’uso – al posto del carbone – di olio combustibile, che Enel sostiene di aver dovuto utilizzare durante le azioni condotte presso la centrale di Brindisi Cerano nel 2007 e nel 2009.

Il carbone è la principale causa del riscaldamento globale e quindi dei cambiamenti climatici: se non fermato in tempo, il riscaldamento del pianeta provocherà l’estinzione di massa di migliaia di specie animali e vegetali e la morte per fame di centinaia di milioni di persone in pochi decenni. "Se c’è qualcuno che deve pagare, in questa vicenda, è l’Enel, i cui piani di espansione del carbone ci porteranno ancora più vicini alla catastrofe" conclude Onufrio.

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