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New town calabrese (ilManifesto.it)


di Carlo Lania
Il via lo ha dato la signora Liliana Bianco. Il 23 luglio scorso ha deciso che era arrivato il momento di dire basta e ha spedito un fax direttamente a Guido Bertolaso per avvisarlo che da quel giorno sarebbe rientrata a casa sua. Fatto il suo dovere di cittadina, è salita sulla sua Panda e si è arrampicata sulla montagna fino ad arrivare al cancello che ancora oggi sbarra la strada d'accesso a Cavallerizzo, frazione di Cerzeto evacuata da quando, nel 2005, una frana precipitò su una trentina di abitazioni danneggiandole. Rompere i cinque lucchetti è stato un gioco da ragazzi e da quel momento la signora Liliana è tornata a essere - seppure illegalmente - una cittadina di Cavallerizzo insieme ai suoi gatti. «E adesso Bertolaso mi deve riallacciare la corrente, altrimenti faccio una rivoluzione», promette.
A 62 anni suonati, di abbandonare il suo paese la signora non ci pensa neppure. E come lei anche molti dei 320 abitanti di questo paesino in provincia di Cosenza che ogni giorno salgono fin qui, aprono le loro case e preparano da mangiare facendosi luce con le candele. «Ridiamo vita al paese», spiega Antonio Madotto, uno dei giovani che hanno creato il comitato «Cavallerizzo vive». «A noi manca soprattutto questo, la socialità tra gente che si conosce da una vita, che ha condiviso tutto e che adesso non accetta di essere sradicata e deportata dalle proprie case».
Seppure a modo suo, Cavallerizzo è un esempio della politica «del fare» che tanto piace a Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso. E, sempre a modo suo, potrebbe essere anche un prototipo di quello che potrebbe accadere in Abruzzo. Dopo la frana del 2005, la Protezione civile ha infatti deciso di delocalizzare per sicurezza tutti gli abitanti. Il che ha significato abbandonare il vecchio centro dove la piccola comunità di origine albanese vive dalla fine del 1.400 (qui l'arbereshe lo parlano in molti, al punto che anche i cartelli stradali sono bilingue) per trasferirla nella nuova Cavallerizzo che si sta costruendo più a valle. Una new town che dopo anni di ritardi e una spesa che supera i 50 milioni di euro, dovrebbe essere pronta per l'inizio del 2011. Esattamente tra 335 giorni, come segna il grande contatore posto all'ingresso del cantiere sotto l'insegna della Protezione civile. New town che però ha anche provocato una piccola scissione tra gli abitanti di Cavallerizzo, divisi tra quanti sarebbero pronti a trasferirsi e chi invece è deciso a tornare nelle vecchie case.
Nella Calabria che crolla sotto le frane, la fine di Cavallerizzo porta la data del 23 marzo del 2005, giorno in cui la terra comincia a scivolare dalla montagna fortunatamente senza fare vittime.
Sulle cause dello smottamento si incrociano due ipotesi. Per gli abitanti di Cavallerizzo non è escluso che l'acquedotto Abbatemarco, che passa proprio sopra il paese, possa aver contribuito in qualche modo a quanto accaduto. Costruito nel 1978 dalla Cassa del Mezzogiorno, e gestito oggi dalla Regione, l'Abbatemarco porta 90 litri d'acqua al secondo, ma ne perde anche molta. «È risaputo che perde il 40% della sua acqua, e non è escluso che proprio queste perdite potrebbero aver influito sull'attivazione dello smottamento che ha riguardato Cavallerizzo», dice Fabio Ietto, docente di Geologia applicata all'università di Cosenza.
Una tesi, quella dell'acquedotto, che però non è condivisa dalla Protezione civile, convinta invece che la causa delle frana vada ricercata nei temporali abbondanti che caratterizzarono i tre mesi precedenti lo smottamento, e tali da far registrare 645 millimetri di pioggia. Peccato che l'anno scorso sempre Ietto abbia registrato nello stesso periodo di tempo piogge ancora più abbondanti (912 millimetri) senza che si sia verificato alcun smottamento di terra.
Sempre nel 2005 la Protezione civile commissiona una serie monitoraggi satellitari sul territorio della frazione, dai quali risulterebbe che tutto il centro storico di Cavallerizzo si muoverebbe di un centimetro l'anno. In paese arriva direttamente Bertolaso che annuncia la decisione di evacuare il paese per sicurezza e di costruirne uno tutto nuovo più a valle. «Ma in realtà - spiega ancora Ietto - il paese da allora non si è mosso, le case del centro storico sono ancora tutte integre nonostante siano passati degli anni e come dimostrano anche i vetrini posti dalle stessa Protezione civile sulle abitazioni e che oggi sono ancora interi. Il vero rischio è solo un rischio potenziale, come per tutti i paesi montani calabresi».
«Del resto proprio la Protezione civile - prosegue Madotto - stabilì che le case danneggiate dalle frana furono al massimo l'11.5% del totale. Si poteva benissimo intervenire su quelle permettendo così al paese di continuare a vivere, e invece si è preferito fare scelte diverse». Una scelta che non piace neanche alla Soprintendenza per i beni architettonici della Calabria, che nel 2009 scrive per ben due volte al sindaco di Cerzeto per chiedere di salvaguardare il paese interessato «in maniera solo marginale» dalla frana.
La decisione però ormai era presa. Senza informare gli abitanti di Cavallerizzo dei motivi che la sostengono, visto che le relazioni geologiche alla base della decisione di delocalizzare vengono consegnate dalla protezione solo nell'ottobre del 2009, ben quattro anni dopo e a cantiere già aperto.
La nuova Cavallerizzo oggi è un via vai di camion e ruspe che si affannano nel fango. Più che un paese sembra un moderno quartiere di periferia anche se - assicurano al cantiere - si sono rispettate tutte le caratteristiche del vecchia frazione, arrivando a mantenere anche gli stessi rapporti di vicinato nell'assegnazione della case. Semmai qualcuno deciderà di andarci a vivere.
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