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ACQUA: MEGLIO DI RUBINETTO, COSTA FINO A 1.000 VOLTE MENO DELLA BOTTIGLIA


Secondo Legambiente e Federutility, sono i numeri dei controlli «che dimostrano quanto l'acqua di rubinetto delle nostre case sia molto più controllata di quelle in bottiglia. Per quest'ultime, infatti, le prescrizioni normative prevedono la realizzazione di una sola analisi all'anno da parte dei soggetti titolari della concessione, che viene inviata al Ministero della Salute insieme a una autocertificazione relativa al mantenimento delle caratteristiche delle acque». «Naturalmente, -hanno aggiunto- come per ogni settore anche per quello idrico capitano temporanei disservizi, sospensioni del servizio o uscita temporanea dai parametri qualitativi».
«Negli anni, però, -hanno proseguito- è cambiata l'importanza dei controlli e la costanza,che insieme alla ripetizione delle analisi da parte di più soggetti, dall'azienda alla Asl, consentono ormai di individuare i problemi in tempi brevi e di intervenire con provvedimenti d'urgenza, come le ordinanze del Sindaco in caso di parametri qualitativi fuori norma». «Le analisi -hanno continuato ancora- vengono eseguite in parallelo dagli enti di controllo (Asl e Agenzie regionali protezione ambiente) e dal gestore del servizio idrico, utilizzando anche sofisticate tecnologie di telecontrollo che permettono il monitoraggio in tempo reale di alcuni parametri fondamentali per la potabilità dell'acqua». E ancora.
Legambiente e Federutility hanno riferito infatti che «è sempre più diffusa poi la pubblicazione dei risultati delle analisi sui siti internet delle aziende locali, mentre in alcuni casi si utilizzano le bollette dell'acqua, la pubblicazione sui giornali locali, o materiali divulgativi realizzati appositamente per informare i cittadini». Sicurezza ma anche rispetto dell'ambiente. «Solo un terzo delle bottiglie di plastica utilizzate per l'acqua minerale, infatti, -hanno affermato l'assoziazione ambientalista e la federazione delle aziende idriche- viene raccolto in modo differenziato e destinato al riciclaggio, mentre i restanti due terzi finiscono in discarica o in un inceneritore». Ma non è tutto.
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