Prezzo della Crisi del 05-06-2010: 'L’effetto serra della manovra'
Manovra finanziaria del governo ad alto impatto ambientale. Da una parte si spalancano le porte al condono edilizio, dall’altra si colpiscono al cuore le politiche per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Nei giorni scorsi il mondo ambientalista è insorto. Una protesta trasversale che va dal Pd a tutte le varie anime verdi distribuite nella sinistra. La manovra finanziaria, all’articolo 45, interviene sui certificati verdi, abolendo il ritiro da parte del Gse di quelli in eccesso. Gli “Ecodem” (gli ambientalisti nel Partito democratico), si chiedono «come si fa a pensare di smantellare il meccanismo dei certificati verdi, che ha dato certezze agli investitori favorendo lo sviluppo delle rinnovabili?». «In questo modo - aggiungono - si colpisce al cuore uno dei pochi settori che in questa fase di crisi sta producendo investimenti e posti di lavoro, senza peraltro, ecco l’assurdità, ricavarne un solo euro di beneficio per il bilancio dello Stato perchè si tratta !
di un meccanismo di mercato non legato a finanziamenti pubblici». Il Governo, inoltre, non intende prorogare gli incentivi fiscali del 55 per cento per il risparmio energetico nelle abitazioni e per il solare termico.
Sui certificati verdi, «un errore incredibile - commenta Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente - che rischia di colpire pesantemente lo sviluppo delle energie pulite nel nostro Paese e la credibilità delle scelte italiane rispetto alla prospettiva di diffusione delle rinnovabili al 2020 obbligatoria per tutti i Paesi UE. Mentre non si hanno notizie del piano di sviluppo delle rinnovabili che il governo deve consegnare a Bruxelles entro il 30 giugno, il decreto cancella le certezze degli investitori».
L’effetto del provvedimento che abolisce il ritiro da parte del GSE dei certificati verdi in eccesso sarebbe, infatti, di farne crollare il prezzo, limitando il ritorno degli investimenti già realizzati e di quelli programmati. «Con le nuove regole - spiega Zanchini - non ci sarebbe più alcun ritorno dell’investimento, con drammatici effetti in termini economici e occupazionali nell’unico settore che, in questi mesi, ha mostrato segnali positivi. E’ inoltre da sottolineare l’assurdità di questo provvedimento perché non avrebbe alcun effetto per le entrate dello Stato, visto che non sono finanziamenti pubblici ma un meccanismo di mercato che obbliga le aziende del settore energetico a produrre una quota minima da fonti rinnovabili e a muovere così i progetti da biomasse e biogas, eolici, geotermici, idroelettrici».
Legambiente - che insieme alle associazioni e aziende delle rinnovabili tra cui Aper, Anev, Fiper, ha già lanciato un appello al Governo affinché faccia marcia indietro – chiede al governo di spiegare il senso di questa assurda decisione, che sembra l’ennesima dimostrazione di come il rilancio del nucleare si porti dietro l’abbandono delle fonti rinnovabili.
Le fonti energetiche pulite sono state lasciate nella più assoluta indifferenza normativa e si attendono dal 2003 le Linee guida per i progetti da fonti rinnovabili, e non si hanno notizie né degli incentivi in conto energia per il solare fotovoltaico, né della detrazione del 55% per il solare termico. Gli obiettivi Ue sono nell’interesse di tutti e sono obbligatori: l’Italia deve raggiungere con le rinnovabili il 17% di produzione da fonti pulite rispetto ai consumi, e se questo obiettivo non verrà conseguito dovremo pagare multe e importare dall’estero.
di un meccanismo di mercato non legato a finanziamenti pubblici». Il Governo, inoltre, non intende prorogare gli incentivi fiscali del 55 per cento per il risparmio energetico nelle abitazioni e per il solare termico.
Sui certificati verdi, «un errore incredibile - commenta Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente - che rischia di colpire pesantemente lo sviluppo delle energie pulite nel nostro Paese e la credibilità delle scelte italiane rispetto alla prospettiva di diffusione delle rinnovabili al 2020 obbligatoria per tutti i Paesi UE. Mentre non si hanno notizie del piano di sviluppo delle rinnovabili che il governo deve consegnare a Bruxelles entro il 30 giugno, il decreto cancella le certezze degli investitori».
L’effetto del provvedimento che abolisce il ritiro da parte del GSE dei certificati verdi in eccesso sarebbe, infatti, di farne crollare il prezzo, limitando il ritorno degli investimenti già realizzati e di quelli programmati. «Con le nuove regole - spiega Zanchini - non ci sarebbe più alcun ritorno dell’investimento, con drammatici effetti in termini economici e occupazionali nell’unico settore che, in questi mesi, ha mostrato segnali positivi. E’ inoltre da sottolineare l’assurdità di questo provvedimento perché non avrebbe alcun effetto per le entrate dello Stato, visto che non sono finanziamenti pubblici ma un meccanismo di mercato che obbliga le aziende del settore energetico a produrre una quota minima da fonti rinnovabili e a muovere così i progetti da biomasse e biogas, eolici, geotermici, idroelettrici».
Legambiente - che insieme alle associazioni e aziende delle rinnovabili tra cui Aper, Anev, Fiper, ha già lanciato un appello al Governo affinché faccia marcia indietro – chiede al governo di spiegare il senso di questa assurda decisione, che sembra l’ennesima dimostrazione di come il rilancio del nucleare si porti dietro l’abbandono delle fonti rinnovabili.
Le fonti energetiche pulite sono state lasciate nella più assoluta indifferenza normativa e si attendono dal 2003 le Linee guida per i progetti da fonti rinnovabili, e non si hanno notizie né degli incentivi in conto energia per il solare fotovoltaico, né della detrazione del 55% per il solare termico. Gli obiettivi Ue sono nell’interesse di tutti e sono obbligatori: l’Italia deve raggiungere con le rinnovabili il 17% di produzione da fonti pulite rispetto ai consumi, e se questo obiettivo non verrà conseguito dovremo pagare multe e importare dall’estero.
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