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«Il carbone uccide». Savona interroga il numero uno del Pd - Anteprima Liberazione di mercoledì 25 agosto 2010
Dieci domande dei comitati a De Benedetti cui fa capo la centrale
di Checchino Antonini
Non ci sono più api a Savona. A stento ci crescono i licheni e le piogge acide ammazzano gli alberi. Ma soprattutto la gente, a Savona, muore più che in altri posti. Via Diaz, via Griffi, via Pertinace - nei comuni di Vado Ligure e Quiliano - sono dei cimiteri. «Ci sono malattie che si verificano in 2-3 casi ogni 300mila abitanti e qui ne trovi due, tre, nello stesso palazzo». Dati angoscianti spiegati a Liberazione da Paolo Franceschi, medico pneumologo all’ospedale di Savona, referente scientifico della commissione salute e ambiente dell’ordine dei medici provinciale e membro dell’associazione internazionale dei medici per l’ambiente. Franceschi è di Quiliano che, con la vicina Vado, è occupata da una quarantina d’anni da una gigantesca centrale a carbone che occupa l’aria e il paesaggio. Ha 49 anni e faceva le elementari mentre costruivano la centrale dove prima c’erano orti e vi cresceva l’albicocca tipica, quella di Valleggia. 8mila abitanti Vado e altrettanti Quiliano ma la zona industriale su cui la centrale ha le ricadute è abitata da 75mila persone. La centrale è proprio nel centro abitato: la gente vive, lavora, va a scuola tra frastuono e fumi e polveri. E s’ammala e crepa. Quando fu costruita i due paesi vennero “compensati” uno con un palazzetto dello sport, l’altro con uno stadio. Ma, i 550 addetti originari si sono ridotti a 250 dopo la privatizzazione dell’Enel. Ci lavora meno gente di quanta ne ammazza. Produce già molta più energia di quanta ne serva alla provincia ma ora i padroni privati la vorrebbero ampliare. La Tirreno Power preme da un paio d’anni almeno. Tirreno power, 100 milioni di utili netti l’anno, è controllata da Cir Sorgenia che, a sua volta fa capo alla holding di De Benedetti. Ossia della tessera numero uno del Pd. E’ proprio a lui che i comitati no coke hanno indirizzato dieci questioni contenute in una lettera aperta i cui primi firmatari sono, tra gli altri, Maurizio Maggiani, Carlotto, Ferrero, Staino, Margherita Hack, De Magistris, Agnoletto, Paolo Cacciari, Diliberto, Cannavò.
Dieci domande, come quelle che un noto quotidiano di De Benedetti rivolse a Berlusconi e che invece balbetta sui misfatti del carbone. Ecco le domande in sintesi:

Perché si ostina nel progetto di ampliamento di fronte alla contrarietà di una città intera? Perché non ammette che le centrali a carbone uccidono? Perché ampliare quando il protocollo di Kyoto prevede di smantellare il carbone (tanto saranno i cittadini a pagare le multe)? Perché gli impianti non sono allineati alle normative? Perché negare che l’ampliamento aumeterà l’inquinamento? E’ vero che la centrale sarà utilizzata anche come inceneritore di rifiuti? Perché accetta il paradosso che il controllo delle emissioni alle ciminiere sia eseguito dalla stessa Tirreno Power? Perché rifiuta il confronto con i comitati, i medici e la città? Perché ampliare quando già si produce energia per cinque città grandi come Savona? Perché non investire nel metano e nelle rinnovabili?

Perché il carbone è, senza dubbio, la fonte energetica più inquinante. Lo ha scritto il Nobel Carlo Rubbia. E la centrale di Savona produce l’80% delle polveri sottili primarie e secondarie deell’area, il 65% degli ossidi di azoto e il 91% degli ossidi di zolfo, quelli delle piogge acide. E poi c’è il 90% delle emissioni di mercurio: le cozze di Vado hanno più veleni e metalli pesanti dei loro cugini liguri. Riprende Franceschi:«Non c’è una una zona in Liguria con i valori dei tumori maligni più alti». E le morti per tumore (a polmoni, vescica e laringe) sono solo un terzo del totale, poi c’è il record di bambini asmatici e allergici, di morti per infarto, ictus, emorragie cerebrali, ischemie. E molte volte nelle cartelle cliniche le morti per cancro diventano blocchi respiratori.
«Abbiamo notato una sovrapponibilità molto pecisa tra le zone rosse delle aree inquinate e quelle con maggiore mortalità». Le zone rosse corrispondono alla Val Bormida, all’area di Vado-Quiliano-Savona e a Varazze dove si registra la sovrapposizione tra la centrale di Vado (660 megawatt a carbone e 780 a gas naturale) e quella di Genova (300 megawatt, inquina come tutte le fabbriche e tutte le macchine della provincia). Più che dalla potenza l’inquinamento dipende da tecnologia adoperata. Ma non esiste il carbone pulito spacciato dalla propaganda di Enele Tirreno Power. Due gruppi della centrale funzionano ancora con tecnologie anni ’60, 4 volte più inquinanti delle migliori tecnologie moderne. L’inquinamento di Savona è pari a una città cinque volte più grande. Solo la turbogas inquina più di tutto il porto e di tutte le fabbriche. Il “civilissimo” Texas, ad esempio, mantiene la pena di morte ma nel 2006 ha bocciato il progetto di 17 nuove centrali a carbone “pulito”. In California non ce n’è neanche una.
Anziché ampliare, Tirreno Power dovrebbe «depotenziare e metanizzare», dice a Liberazione, Franco Zunino, ingegnere, ex assessore regionale all’Ambiente per Rifondazione comunista. Come chiede la città. La Regione mantiene il 27% del carbone rimasto in Italia. La Giunta ha già dato parere negativo nella valutazione di impatto ambientale ma, non accadeva da almeno 10 anni, è stata smentita dal ministero dell’Ambiente. Ora ha impugnato al Tar il decreto nazionale «perché in contrasto col piano energetico regionale che punta sulle rinnovabili e non sull’ampiamento del fossile ed è in contrasto col piano di risanamento della qualità dell’aria. La Regione, su mia delibera, non darà l’intesa in conferenza dei servizi, il Via, infatti, non basta». Da parte sua l’azienda fa sapere che «De Benedetti, che non ha alcun ruolo in Tirreno Power».
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