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Prezzo della Crisi del 21-01-2011: 'Se la crisi è una marea nera'
di Ylenia Sina
Le immagini della marea nera che qualche mese fa si riversò nel Golfo del Messico fecero il giro del mondo. Giorno dopo giorno i tentativi ripetuti, e per troppo tempo fallimentari, della Bp di bloccare la fuoriuscita di greggio ci tennero con il fiato sospeso e con la sensazione di impotenza di fronte a uno dei disastri ambientali peggiori della storia. In questi giorni anche la costa sarda nei pressi di Sassari sta vivendo lo stesso incubo. Di dimensioni minori ma comunque disastrose per il delicato equilibrio dell’habitat marino. Lo scorso 10 gennaio decine di metri cubi (le fonti ufficiali dicono 20) di olio combustibile si sono riversate nel mare in una delle coste più amate d’Italia. L’incidente è avvenuto durante l’operazione di scarico da una nave alla centrale termoelettrica di Fiumesanto nel comune di Porto Torres, gestita dalla compagnia E.On. La provincia di Sassari ha chiesto lo stato di calamità nel golfo dell’Asinara e oltre 18 chilometri di costa sono stati compromessi dalle chiazze appiccicose e altamente nocive di olio combustibile. Inoltre il quotidiano Terra oggi riporta come nei giorni successivi all’incidente si è verificato «un ulteriore perdita, stavolta di diesel pesante, da una cisterna di proprietà della Polimeri Europa. Un evento secondario in quello che molti osservatori considerano un vero “disastro ambientale”, ma che aumenta la preoccupazione per la sicurezza degli impianti nell’area». Al di là delle polemiche che investono i sistemi di sicurezza dell’intera operazione piuttosto che quelle sulle misure per “ripulire” il danno, c’è una considerazione che, purtroppo, continua a rimanere secondaria. Quali sono i costi e i rischi ambientali e collettivi di un sistema di produzione di energia a cui sembra non ci siano alternative all’altezza? Al di là dell’emergenza, fino a che punto la produzione di energia deve continuare a far fruttare gli interessi privati mentre i costi collaterali vengono scaricati sulla collettività? Il 13 gennaio sul quotidiano locale La nuova Sardegna in un articolo sul disastro viene scritto: «sono in tanti che ieri hanno pensato al piano dell’Eni che vorrebbe impiantare a Porto Torres il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo». Forse bisognerebbe leggere il disastro al di là dell’emergenza.

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