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Un grande movimento antiliberista e a volto scoperto è in campo

Alcune brevi considerazioni sulla manifestazione di sabato.

E’ stata in primo luogo una straordinaria giornata di mobilitazione e di lotta: centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per contestare le politiche economiche e sociali del governo Berlusconi, dei poteri forti e dei centri istituzionali di potere che le sostengono e che da esse hanno tutto da guadagnare.

C’era un mare di donne e uomini, ragazze e ragazzi (tantissimi) mossi dalla domanda di rottura con il liberismo, che è un tutt’uno con la crisi, e con un’ingiustizia sociale cresciuta a dismisura negli ultimi 30 anni. E non c’è vetrina spaccata o camionetta lanciata a tutta velocità contro i manifestanti che possa negare questo grande fatto.

La mobilitazione è avvenuta non solo a Roma, ma in tante altre città d’Europa e del mondo. A dimostrare che questo movimento, antiliberista e di opposizione sociale, ha una dimensione globale e che il movimento altermondialista sorto alla fine degli anni ’90 non ha seminato di certo invano.

Questo movimento rappresenta oggi la possibilità di costruire un’alternativa al capitalismo in crisi e alle politiche di massacro sociale attuate per autoconservarsi.

Un numero assolutamente minoritario di manifestanti ha, durante il corteo, aggredito altri manifestanti, se l’è presa con qualche vetrina e qualche macchina, cercato lo scontro con la polizia. Leggo diverse ipotesi sulla loro matrice politica: black bloc, anarco-insurrezionalisti, fascisti, pezzi della sinistra antagonista oppure infiltrati dalle forze dell’ordine.

A me risulta difficile formulare un’ipotesi precisa e delineata. So solo che le loro iniziative hanno “chiamato” l’intervento repressivo delle forze e ne hanno giustificato – agli occhi di gran parte dell’opinione pubblica – la brutalità indiscriminata. Non mi sembra il caso di riattivare discussione interne sulle categorie della “violenza” e della “non violenza”: si discuterebbe dopo due minuti di altro e mi limito perciò alla categoria del buon senso. E’ sufficiente questa per capire che, in una grande manifestazione pacifica e di massa, l’iniziativa finalizzata allo scontro frontale di pochi espone tutti i manifestanti alle conseguenze della repressione che, non a caso, è generalizzata.

Si impone perciò un approccio diverso per le prossime manifestazioni: non può essere che pochi decidano, in un grande movimento di massa, per tutti.

Questo movimento ha una grande risorsa: la democrazia. E gli incidenti di sabato sono gravi non solo perchè sconnessi dal buon senso e dagli obiettivi che ci proponiamo, ma perchè minano la pratica collettiva del movimento, della discussione e della democrazia.

Possono convivere pratiche del conflitto diverse nel movimento? Certo, possono e devono. Ma se la stragrande maggioranza del movimento ritiene una pratica del conflitto dannosa, allora questa va “espunta” dal movimento.

Peraltro si pone anche un nodo “etico” della militanza: ha senso, nel 2011 e in questo Paese, partecipare ad una manifestazione del genere con il volto coperto? Io ho sempre collegato la ribellione, la lotta e il conflitto alla rivendicazione della propria presenza, non al suo occultamento.

Si tratta ora di proseguire: il movimento sabato ha dato una grande dimostrazione di forza politica, anche se la rappresentazione mediatica prova a oscurarlo.

Fermare le politiche liberiste e di massacro sociale è indubbiamente molto difficile, ma oggi è possibile. Sono le tante e i tanti di sabato a renderlo possibile.

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