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Al voto, al voto!

A guardare le dichiarazioni degli esponenti politici di quasi tutti gli schieramenti, presenti o meno in parlamento, viene semplicemente il mal di mare. Come porsi di fronte al governo BCE/FMI? (pardon Monti, Napolitano, Draghi), di fronte ad una domanda così apparentemente semplice si finisce nelle sabbie mobili e nei tentativi, a tratti patetici di arrampicarsi sugli specchi. Alcuni punti restano fermi: la Lega, da destra, IdV nell’opposizione parlamentare bocciano senza tregua il passaggio a Monti e chiedono l’immediato passaggio elettorale. Per la Lega è questione di vita o di morte, la macelleria sociale a cui si va incontro offre un'unica possibilità al partito padano, l’opposizione per difendere “il nord, la secessiun e le pensiun dei padani che hanno lavorato, non certo di chi ha oziato al sud”. IdV non vuole condividere la responsabilità di macelleria sociale – e su questo fanno almeno loro seria opposizione – d’altra parte Di Pietro ha fiuto e sa bene che mancando l’obbiettivo Berlusconi, il composito magma con cui ha raccolto consensi finora potrebbe non reggere per troppo tempo. Non a caso – e i montiani di Repubblica soffiano sul fuoco – una parte della base dipietrista protesta le scelte del capo, richiama a senso di responsabilità e considera identico percorso il salvataggio delle banche e quello del Paese in nome di un Europa ridotta sempre più unicamente a moneta e titoli di Stato. Una base liberale che, venuto meno il bisogno giustizialista, torna nell’alveo da cui era uscita, una cultura fondamentalmente liberista e adorante del mercato. Il Pdl, alle ore 19.30 sembra non esistere più. Ognuno fa dichiarazioni per contro proprio anche se a fronteggiarsi di fatto sono due macro schieramenti. Il primo – che vede anche un Berlusconi nell’insolita veste di statista – vuole conservare il primato derivante dalle precedenti elezioni ma considera fondamentale reinserirsi nella fase di ristrutturazione. Quindi si ad un bel governo Monti che faccia pagare al Paese le decisioni dei mercati e in cui portare come dote il senso di responsabilità che un ruolo guida tale da permettere una gestione politica della fase che si apre. Nel secondo schieramento – che vede anche un Berlusconi nell’insolita veste di chi pensa a non sfasciare la propria maggioranza – si insinua l’ipotesi di non permettere, in fase di consultazione, la formazione di un governo autosufficiente. Il sogno impossibile è quello di andare al voto con questa legge elettorale e magari per responsabilità da cui potersi autoassolvere. Nell’attuale schieramento parlamentare pesa poi e non poco il legame fra Pdl e Lega che uscirebbe, in caso di scelte diverse, drasticamente compromesso. Entrambe le forze della destra populista hanno bisogno una dell’altra, ma è la Lega che potrebbe decidere, di far precipitare anche le giunte in cui con il Pdl governa per stroncare sul nascere le ambizioni dei Formigoni e degli altri leader post berlusconiani. Il Pd viaggia, dopo ore di indecisione, sempre più deciso verso l’appoggio a questo governo che di tecnico non ha più niente – anche Monti ormai è senatore a vita – ma diviene responsabile politicamente delle scelte dolorose da fare. Dalla Cgil e da Bersani si chiede equità e tempi brevi per andare poi al voto ma Finocchiaro propone candidamente che un governo responsabile si ponga l’obbiettivo di giungere a fine legislatura. Secondo voci molto insistenti dal Pd starebbero giungendo forti pressioni verso Sel per un coinvolgimento diretto nel governo anche in assenza di rappresentanza parlamentare. Il comunicato odierno della segreteria di Sel lascia trapelare disponibilità verso un governo a tempo determinato che metta in pratica una patrimoniale secca e porti in tempi brevi il Paese al voto. Il Terzo Polo indossa già le magliette con su scritto W Monti, magliette gentilmente regalate da Confindustria dove si sta bevendo ottimo Champagne in queste ore. Al voto e subito è quanto reclamano a gran voce il Prc – che non vuole un governo ostaggio di banche e speculazione – la FdS e anche i Verdi. Parecchi però i dolori gastrointestinali. Se nel Prc sembra prevalere una identica visione di prospettiva fra vertice e base, questo non accade in Sel dove sono in molti e molte a non fidarsi della partecipazione ad un governo la cui transitorietà è tutta da definire. Il dibattito corre via web e anche autorevoli dirigenti di Sel non si fidano di un patto Pd, destre liberiste, Napolitano e chiede di andare al voto temendo di perdere consensi soprattutto se si dovranno condividere le scelte di macelleria sociale. Ma ora a parlare sono i leader politici che rappresentavano nel 2008 circa il 60% dei cittadini. Quanto contano oggi? Quanto collimano le loro opinioni con quelle di chi si vede piombare addosso manovre da lacrime e sangue per l’eternità? Difficile saperlo. In questi quasi 4 anni di governo Berlusconi e di crisi mondiale è accaduto più o meno di tutto, lasciar esprimersi le persone è forse il solo modo per avere autorevolezza e rappresentanza. Sempre se c’è ancora una democrazia. 

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