Giovedì 17 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 22:35
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Prezzo della Crisi del 04-03-2011: 'Monnezza Romana'
di Ylenia Sina
Dopo la Città dello Sport e quella delle Arti e della Musica, Roma Capitale potrebbe dotarsi di una Città dei Rifiuti. Martedì pomeriggio la stampa ha divulgato la notizia che il sindaco Alemanno il 13 dicembre scorso ha firmato un Protocollo d'Intesa con il Ministero della Difesa che si è reso disponibile a concedere a Roma Capitale un territorio di 145 ettari nell'area del Poligono in località "La Farnesiana", Allumiere, zona famosa per le sue campagne. Peccato che la campagna pittoresca di Allumiere abbia poco a che fare con la metropoli capitale d'Italia dalla quale oltre 80 chilometri. È così che La Russa e Alemanno, con un Protocollo d'Intesa che, se non è definitivo, rende più realizzabile l'ipotesi di "spostare" Malagrotta ad Allumiere, hanno preso accordi sulla testa degli enti competenti (Regione, Provincia e Comune) e soprattutto sulla testa di un territorio che della città eterna si prenderà solo i rifiuti. Poteri di Roma Capitale. L'intenzione è quella di realizzare un polo integrato di smaltimento dei rifiuti dove troverà spazio non solo la discarica che andrà a sostituire Malagrotta ma anche un impianto per la produzione di cdr (combustibile da rifiuto) e un inceneritore. Il tutto in un territorio vincolato dal punto di vista ambientale, inserito in una zona a protezione speciale. Ma la finalità di pubblico interesse prevale anche sull'ambiente e sulla salute di un territorio che, se ad Allumiere è protetto e vincolato, a soli quindici chilometri di distanza è tra i più inquinati d'Italia: Civitavecchia. Attorno alla notizia è esploso subito un acceso dibattito riguardo alla decisione di Alemanno. Martedì la Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha messo le mani avanti dichiarando che pur essendo a conoscenza del protocollo la soluzione Allumiere è la meno percorribile. La Provincia per voce del Presidente Zingaretti ha espresso subito indignazione per una scelta che prevarica istituzioni (in primis proprio la provincia) e cittadini. Molte le dichiarazioni, poche le critiche che si sono opposte a una gestione dei rifiuti che si autoalimenta di continue emergenze ma che non vuole percorrere soluzioni già ampiamente sperimentate come quella che prevede la riduzione, il riciclo e riuso dei rifiuti. Dall'opposizione infatti solo critiche nel metodo ma non nel contenuto che è invece stato attaccato solo da qualche voce dei partiti della sinistra radicale o ambientalista. Del resto l'inceneritore di Albano, ora bloccato da un ricorso al Tar vinto dai cittadini, è una macchia, sia nel metodo che nel contenuto, dell'amministrazione Marrazzo che non si lava via tanto facilmente. Infatti, un mese dopo aver promesso ai cittadini che niente più sarebbe stato deciso senza di loro riguardo all'iter dell'impianto di Albano (che nella prima parte era stato poco trasparente e per nulla partecipativo), il 13 agosto 2009, in piena estate, venne firmata l'Autorizzazione Integrata Ambientale, ultimo atto necessario all'impianto. Di questo i cittadini vennero informati solo a settembre, di ritorno dalle vacanze. La storia di ripete. Così Alemanno oltre a non prendere minimamente in considerazione un intero territorio già abbastanza compromesso dai fumi (e dai soldi delle compensazioni) della centrale a carbone di Enel, propone nuovamente l'idea di gestire il ciclo dei rifiuti con discariche ed inceneritori: un'idea vecchia, fallimentare, costosa oltre che inquinante e dannosa per la salute dei cittadini.

Leggi tutti i prezzi della crisi...