Venerdì pomeriggio. Bari. L’aula Aldo Moro della facoltà di Giurisprudenza è piena e trovare un posto a sedere è un’impresa più che mai ardua. A sette mesi dal referendum, i comitati, i cittadini assieme ai massimi esperti del settore, si ritrovano per fare un punto della situazione sulle politiche che riguardano il più prezioso e innegabile dei beni, “la Madre” – citando le parole di Padre Zanotelli -: l’acqua.
La volontà popolare, il 12 e 13 giugno 2011 si è espressa contro la liberalizzazione dei servizi pubblici e di quel 7%circa della bolletta dell’acqua che costituisce il profitto del gestore (remunerazione del capitale investito). E’ Rosario Lembo, presidente del Contratto Mondiale sull’Acqua, a ripercorrere nel suo intervento la storia di questi 7 mesi, storia fatta di “schiaffi” al risultato storico del referendum e delusioni, a livello nazionale quanto a livello locale: dall’articolo 4 della finanziaria del Governo Berlusconi, al decreto Monti, che nell’art.20 minava l’espressa volontà popolare; la notizia della sua eliminazione dal decreto giunge durante il convegno ed è accolta dalla platea con scroscianti, meritati, applausi. Poi il dialogo cercato dai movimenti con gli enti locali ed in particolare con la Regione Puglia – “la prima esperienza che non mi pare sia andata completamente a buon fine”, sottolinea Lembo. Il risultato di questo confronto è la partecipazione del Comitato Pugliese e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua al tavolo tecnico regionale, coordinato dal prof. Alberto Lucarelli e la conseguente produzione del Disegno di Legge sulla gestione del Servizio Idrico Integrato (DDL 8/2010): un’esperienza innovativa, un’avanguardia politico-istituzionale. In vista dell’approvazione in Consiglio, la Regione però ritratta e del testo vengono modificate parti delle disposizioni – fra cui l’importante e significativa (a livello tanto concettuale quanto normativo) definizione del servizio idrico come servizio privo di rilevanza economica, presente nel disegno ma eliminata nella legge –; modifiche si rilevano anche negli articoli che concernono gli organi di AQP. Nella legge si parla di “amministratore unico”, nel disegno di legge di “consiglio di amministrazione”, nel quale 3 membri avrebbero dovuto essere scelti dall’assemblea plenaria dei comuni pugliesi. La legge è stata impugnata dall’ex governo Berlusconi, poiché ritenuta incostituzionale.
Fra gli ospiti del convegno, il prof. Riccardo Petrella, presidente dell’Institut Européen de Recherche pour la Politique de l’Eau, ha vissuto dall’interno l’esperienza AQP: nominato presidente nel 2005 da Vendola, con il mandato di ripubblicizzare l’ente rendendolo Agenzia dell’Acqua Bene Comune¹ , si è dimesso nel 2006 e ad oggi AQP è ancora una società per azioni a capitale interamente pubblico.
Il professore sostiene che una ripubblicizzazione significa anzitutto cambiare, attraverso una modifica dello statuto, l’Aqp da Spa a soggetto di diritto pubblico, quindi lontano dal perseguimento di profitto. La fisionomia dell’Aqp sancita dalla legge – quella che ha trovato come ostacolo sospetti di incostituzionalità – costituisce solo uno dei passi verso il compimento di questo processo. Ripubblicizzare vuol dire non affidarsi alla sola tariffa a metro cubo d’acqua pagata dal consumatore per finanziare i costi totali del servizio idrico integrato, ma far ricorso a finanziamenti pubblici; una ripubblicizzazione dovrebbe poi coinvolgere i cittadini, la cui soddisfazione, opinione, partecipazione effettiva dovrebbe diventare fondamentale per l’ente pubblico: in questo modo il rapporto cittadino/ente sarebbe decisamente diverso da quello che caratterizza l’interazione fra azienda privata e cliente; e attraverso un confronto diretto fra utente ed erogatore del servizio forse si riuscirebbe persino a superare la rassegnazione dei tanti che, dinanzi ai fenomeni negativi che hanno investito “il pubblico” (clientelismo, lottizzazione), hanno considerato il privato come unica valida alternativa per la gestione dei servizi.
Di qualche giorno fa è la dichiarazione del presidente Vendola in merito all’abbassamento delle tariffe “per i più bisognosi”. Il sistema di tariffazione che il prof. Petrella illustra lungo la strada che separa l’università dal luogo in cui si ritrovano informalmente fra comitati, va al di là di ogni auspicio solidarista e dà dignità al peso che l’acqua ha per la vita: l’allontana dall’essere quella merce che va caritatevolmente “offerta” a chi non può permettersela.
Per il professore, essendo l’accesso all’acqua un diritto fondamentale e universalmente sancito, è necessario assicurare a tutti – “bisognosi” e non – il bene, nella quantità e qualità essenziale per la vita (50 litri giornalieri). Si parla di diritto, che spetta, ma che spesso viene intrappolato nella logica della concessione.
Un contributo monetario fisso andrebbe poi richiesto per l’utilizzo dell’acqua per il benessere collettivo, mentre la tariffazione dovrebbe intervenire per l’utilizzo individuale.
Vendola, nei suoi ultimi interventi – “il ritorno” dell’ex presidente di Aqp a Bari ne ha suscitati molti in Regione – ha parlato di “controversie minoritarie”, forse facendo riferimento proprio a questi principi che il prof. Petrella, gli illustri ospiti e il comitato pugliese “Acqua Bene Comune”, hanno sostenuto nel corso del convegno – ma che hanno già trovato attuazione nella costituzione dell’azienda speciale partecipata “Acqua Bene Comune” del Comune di Napoli.
“La dittatura è quando i dirigenti si impongono al posto dei cittadini: il fatto che non si riconoscano gli effetti del referendum non è un atto dittatoriale?” – sostiene il prof. Petrella durante il suo intervento. E a tal proposito è partita dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua la campagna di “Obbedienza civile”, obbedienza a quanto deciso democraticamente con il referendum. L’invito che rivolgono ai cittadini è quello di autoridursi le bollette del 7%, che costituisce la remunerazione del capitale, abolita dal referendum.
A livello europeo, il 2012 è stato indicato come l’anno dell’acqua: la commissione europea presenterà il Blueprint for Europe’s Water, documento che diverrà fondamentale per la politica europea sull’acqua; parallelamente, disponendo del diritto di libera iniziativa dei cittadini contenuto nel trattato di Lisbona – attraverso la raccolta di un milione di firme si può presentare alla Commissione la proposta – si stanno muovendo sia l’EPSU (European Federation of Public Service Unions) che l’IERPE² in direzione della ripubblicizzazione del servizio idrico.
Quella per l’acqua si configura come una lotta non solo finalizzata a sostenere l’innegabile diritto all’accesso a tutti e il valore non mercificabile di quel bene, ma costituisce una prima vera battaglia fatta da cittadini, impugnata e condivisa, forse pioniera di una politica che può, deve essere diversa, non demandata ma partecipata.
¹ http://www.italia.attac.org/spip/spip.php?article839
² http://www.epsu.org/a/2500





