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«Su Europa e legge elettorale abbiamo occhiali diversi dai vostri». Intervista al senatore Pd Nicola Latorre

Di Nicola Latorre, senatore del Pd pugliese, si sa che è legatissimo a D'Alema. Si apprende dalle cronache che non intende candidarsi alle prossime regionali per rimpiazzare Vendola: «Già non ne avevo la minima intenzione prima, poi le vicende delle ultime settimane mi hanno fatto passare ogni desiderio».

E poi, senatore, c'è il fallimento di quello che avete chiamato federalismo. Monti sta mettendo le mani su uno dei frutti della bicamerale di D'Alema.
Una riflessione seria sul titolo V era prevista all'indomani della sua approvazione che avvenne, ricordiamo, con una forzatura dettata dall'illlusione di poter neutralizzare l'avanzata della Lega. Il segno egemone di quella fase poneva la centralità della questione settentrionale e sull'egemonia di quel pensiero vennero compiute scelte discutibili. Come l'idea di affermare il federalismo fiscale senza risolvere prima il divario strutturale nord-sud. La verifica doveva servire a monitorare lo stato di attuazione della riforma che contemplava, tra l'altro, l'istituzione di un senato federale e la modifica anche degli articoli 117 e 118 della Costituzione, quelli che stabiliscono la distribuzione dei poteri. Tutto questo non si è fatto ma s'è rincorso solo il federalismo fiscale. E ad oggi i risultati di quella superficialità sono sotto gli occhi di tutti. Quello che il governo intende fare non è un nuovo centralismo e non dimentichiamo che la degenerazione che sta travolgendo le Regioni è il lascito di vent'anni di berlusconismo.

E voi credete che si possa uscire dal berlusconismo con la peggiore legge elettorale possibile, con il superpremio di maggioranza e uno sbarramento inasprito?
Sulla legge elettorale il nostro giudizio è negativo, tant'è che non l'abbiamo votata in commissione. C'è solo un testo base e ora inizia la discussione. Bene, cercheremo di cambiarla. Personalmente ritengo un errore il ripristino delle preferenze. E il premio serve per sapere la sera delle elezioni chi governerà. Senza sbarramento e premio, di fatto, avremmo riproposto la brutta copia della prima Repubblica.

Di fatto, però, già ora quasi il 40% dei cittadini non ha rappresentanza sommando l'astensione ai voti di chi non ha superato il quorum. Che legittimità può avere un governo eletto con una minoranza di voti?
Il problema del diritto di tribuna è serissimo e, nella nostra proposta della scorsa legislatura, era contenuto, ma questo non può essere risolto a discapito della governabilità. Queste due esigenze si devono tenere insieme.

Ma come? Il governo che aveva la maggioranza numericamente più mastodontica della Repubblica è quello che ha subìto una frammentazione mai vista: non credete che sia colpa di un'ingegneria elettorale indotta dal porcellum?
Ho un'opinione diversa dalla sua: quel governo s'è frantumato ed è stata, la frammentazione, il frutto della crisi del centrodestra e del liberismo. E' il loro fallimento ad aver prodotto lo sfacelo e la polverizzazione. Non credo che quella maggioranza si sia dissolta perché costruita su un'ingegneria elettorale sbagliata.

Provo a incalzare sul terreno indicato: non pare davvero che il governo che ora sostenete anche voi faccia tutti questi sforzi per fuorisucire dal liberismo.
Il liberismo è fallito in Italia e altrove. Penso che noi dobbiamo batterci in Europa per cambiare le politiche che imbrigliano la politica e portano alla recessione. In questi ultimi anni le politiche della destra europea hanno prodotto questa situazione però penso che non ci si debba sottrarre al rispetto delle regole europee...

Ossia al fiscal compact, al pareggio di bilancio e ai loro frutti avvelenati. E come si fa a cambiare quelle politiche se alla fine si farà un governo con Casini?
Intanto l'alleanza che s'è profilata ora è tra noi, Sel e Psi, partiti che condividono la dichiarazione di intenti e su quella base produrremo un allargamento dell'alleanza nel merito. Una delle condizioni sarà la scelta europeista e il cambiamento delle attuali politiche europee.

In un'altra intervista, poche ore fa, ha detto che «Vendola sta dicendo in questi giorni, al di là del giudizio sul governo Monti, cose molto rassicuranti rispetto ad un'alleanza che non si espone al rischio di essere quella che fu l'Unione. Sarà un'alleanza in cui i protagonisti saranno vincolati al programma che sottoscrivono. Mi sembra che la carta d'intenti non offra quella prospettiva di cambiamento che auspicate.
Secondo me si legge quella possibilità. E' che abbiamo occhiali diversi...

E' per questo nel dibattito delle primarie non si parla di fiscal compact, articolo 18 e neppure di pensioni? Come stanno andando le primarie?
Vanno bene! Saranno una straordinaria occasione per ricorstruire il rapporto tra politica e società, un'occasione di grande partecipazione che potrà rafforzare molto il partito democratico.

Mi pare, senatore, che sia un po' sfuggente sui temi programmatici.
Faccio quello che posso!

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