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Amianto: Aiom, 3 mila morti l'anno
Milano, 23 nov. (Adnkronos Salute) - "Riuscire a diagnosticare rapidamente e con accuratezza il mesotelioma pleurico, per migliorare le possibilità di cura e la sopravvivenza dei pazienti". Questo, spiega Carmine Pinto, segretario nazionale dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), il primo obiettivo fissato con la Consensus Conference italiana sul mesotelioma maligno della pleura, tumore causato dall'esposizione all'amianto. Le linee del documento, in corso di pubblicazione su una rivista scientifica internazionale, sono state illustrate dagli oncologi Aiom a Venezia, durante la seconda Conferenza governativa sulle patologie correlate all'asbesto. E' anche "indispensabile - aggiunge Pinto - che si proceda nell'aumentare il livello di consapevolezza fra la popolazione e gli organismi istituzionali competenti".

L'amianto - sottolinea l'Aiom - è un killer silenzioso che miete in Italia circa 3 mila vittime ogni anno, di cui 1.200 per mesotelioma. Il suo impiego è stato bandito dal nostro Paese da quasi 20 anni, ma ne restano nell'ambiente 5 quintali per ogni cittadino, per un totale di 32 milioni di tonnellate. "Siamo in prima linea nell'affrontare questo devastante problema - afferma Pinto - che ha risvolti preoccupanti sia dal punto di vista ambientale che medico-sociale". Proprio per definire una possibile linea di intervento, nel novembre 2011 a Torino si è svolta sotto l'egida dell'Aiom una Consensus Conference alla presenza di oltre 140 specialisti. Gli esperti "si sono confrontati su epidemiologia, diagnostica e terapie, per produrre un documento che risultasse un riferimento nazionale condiviso nelle strategie di controllo di questa patologia neoplastica. Il documento contiene una serie di punti che gli specialisti devono valutare per la migliore strategia diagnostico-terapeutica quando affrontano casi di mesotelioma pleurico".

Il mesotelioma - ricorda l'Aiom - è un tumore con una latenza di 20-40 anni dall'iniziale esposizione all'amianto. Per questo si prevede un'incidenza in crescita, fino a un picco massimo nel 2020. "Si tratta di un tumore caratterizzato da una complessità e convergenza di problematiche importanti - dice Pinto - con una sopravvivenza mediana attesa di 10-12 mesi". Ecco perché è tanto importante anticipare la diagnosi e gli interventi mirati. Inoltre, occorre sensibilizzare opionione pubblica e istituzioni "sui segni e sintomi di questa neoplasia, sulle possibilità diagnostiche e di cura e sulla rimozione delle fonti inquinanti, secondo criteri certificati e con procedure rigorose. Chi sospetti di essere a contatto con amianto può rivolgersi all'Asl o all'Arpa, che dispongono di registri di aziende specializzate, iscritte all'albo e quindi autorizzate allo smaltimento". 
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