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Raccolta differenziata in Toscana: ancora lontanissimi dagli obiettivi minimi per il 2012
A poche settimane dalla pubblicazione dei dati ufficiali (forniti dall’Agenzia Regionale Recupero Risorse, che lavora sotto il controllo della Regione Toscana) sulla raccolta differenziata in Toscana nel 2011, è utile fare il punto della situazione per rendersi conto di come gli obiettivi di diminuzione dei rifiuti e di aumento della raccolta differenziata siano lontanissimi dai progetti dei nostri politici.
Il decreto legislativo 152 del 2006, all’articolo 205, stabilisce che ogni ATO (ambito territoriale ottimale) debba raggiungere la percentuale minima di raccolta differenziata del 65% entro il 31 dicembre 2012. Ebbene, basta una rapida occhiata ai dati per verificare che tutti e tre gli ATO toscani sono ben lontani da quella cifra: l’ATO Toscana Costa ha raggiunto il 42,4% di raccolta differenziata, quello del centro (che comprende le provincie di Firenze, Prato e Pistoia) guida la classifica con il 47,42% e l’ATO Toscana Sud sfiora appena il 38%. La media raggiunta dalla Toscana era dunque del 42,27% alla fine del 2011, percentuale che la Germania aveva raggiunto nel 2001 e, se vogliamo tornare in casa nostra, il Veneto aveva già superato nel 2004.
È positivo almeno rilevare che ci muoviamo, seppur molto lentamente e in modo non uniforme, nella direzione giusta: infatti, dal 2006 al 2011, vi è stato un aumento della raccolta differenziata dell’8% e una diminuzione della quantità dei rifiuti del 10,4%. Tuttavia questo passo difficilmente ci basterà per raggiungere gli obiettivi posti dalla legge del 2006.
Numerose sono le differenze che intercorrono tra i diversi comuni ed esistono delle punte di eccellenza all’interno di ciascun ATO che rendono la situazione generale un po’ meno disastrosa. Il record dell’ATO centrale è detenuto da Lamporecchio con il 98,25% di raccolta differenziata nel 2011, affiancato da altri comuni in provincia di Pistoia, come Larciano e Serravalle Pistoiese. Anche nell’empolese Valdelsa troviamo molti comuni virtuosi: abbiamo Montespertoli al 91,78%, Fucecchio al 93,5%, Montelupo Fiorentino e Cerreto Guidi raggiungono entrambi il 94% e il comune di Capraia e Limite supera addirittura il 95% di raccolta differenziata; la stessa Empoli, con più di 48.000 abitanti, si assesta al 63%, ad un passo dall’obiettivo previsto. È interessante notare come tutti questi comuni siano serviti dallo stesso gestore, Publiambiente, il quale ha dato vita ad un servizio di raccolta porta a porta che, dati alla mano, ha portato a risultati impressionanti.
Spostandoci sul territorio fiorentino, gestito da Quadrifoglio, invece, la percentuale migliore è quella di Calenzano, che arriva al 61% di raccolta differenziata. Firenze raggiunge soltanto il 45% ed è davvero difficile pensare che nel giro di un anno possa fare un balzo del 20%, considerando anche che dal 2006 al 2011 ha incrementato la raccolta differenziata soltanto dell’11,2%.
È evidente dunque che la gestione della raccolta differenziata da parte di Publiambiente è ben diversa da quella operata da Quadrifoglio: il primo ha messo in atto provvedimenti e iniziative concrete per incrementare la percentuale di raccolta differenziata (prima tra tutte la raccolta porta a porta) e, al contempo, diminuire la produzione di rifiuti; Quadrifoglio, a contrario, ancora sembra non avere predisposto un progetto solido e a lungo termine per raggiungere gli obiettivi fissati dalla legge. Anzi, la società fiorentina è ben lontana da tali obiettivi minimi in tutti i comuni che gestisce: ci si avvicina solo Calenzano, con il 61% alla fine del 2011. È chiaro che non si tratta di casualità, ma di linee guida ben precise che ispirano l’attività dei gestori in un senso o nell’altro.
Considerando che Quadrifoglio è un ente partecipato del Comune di Firenze, il quale possiede l’82% della società, viene da domandarsi come mai non sia il Comune stesso ad intervenire, dando un indirizzo di gestione che si muova in direzione di un incremento rapido e sostanziale della percentuale di raccolta differenziata. Il disinteresse generale, invece, regna sovrano. Questo è ancor più grave se si considera che è prevista una sanzione per quei comuni che, alla scadenze stabilite, non avranno raggiunto il livello minimo di raccolta differenziata, e tale sanzione sarà pagata interamente dai cittadini, con l’ennesimo aumento in bolletta.
È evidente dunque che la situazione in Toscana e, in particolare, nell’ATO Toscana Centro, nel quale si trova anche Firenze, è ben lontana dagli obiettivi minimi di raccolta differenziata previsti dalla normativa nazionale per la fine del 2012. Come è evidente che non esiste, all’interno dell’amministrazione comunale fiorentina, la volontà politica di incrementare quelle percentuali. Quel che è peggio è che manca anche un piano credibile di rilancio della raccolta differenziata, questione probabilmente ritenuta marginale dagli attuali politici, che ostinatamente continuano a dibattere su dove e come costruire un nuovo, miracoloso inceneritore. Eppure l’alternativa esiste, e si trova a pochi chilometri da casa nostra: sono i comuni sopra ricordati, che hanno superato l’incredibile soglia del 90% di raccolta differenziata e che di un inceneritore non saprebbero davvero che cosa farsene. Perché non indirizzare anche Firenze e i comuni limitrofi su quella strada? Quadrifoglio, unitamente al Comune di Firenze che ne possiede la maggioranza, ha il dovere di aumentare significativamente quelle percentuali, altrimenti dovrà rispondere ai cittadini perché, per inefficienze ed errori nella gestione dei rifiuti, saranno loro a dover pagare di tasca propria la sanzione stabilita dalla normativa nazionale.
Irene Bicchielli 
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