
Le Nazioni Unite hanno diffuso il documento che traccia il percorso del dibattito per le conclusioni della 2° Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile, oramai nota come Rio+20, che si terrà a Rio de Janeiro in giugno, vent'anni dopo la 1° Conferenza su Ambiente e Sviluppo.
Realizzatasi in un clima di grandi aspettative e celebrazioni, Rio 1992 cadeva nell’anniversario dei 500 anni dalla conquista dell’America. Tutto il sub-continente era percorso da riflessioni, iniziative, ricostruzioni identitarie e storiche che intrecciavano la discussione sul futuro del pianeta, Ambiente e Sviluppo, con l'evento storico che aveva consentito di conoscere i limiti fisici e geografici della terra, che aveva determinato la conquista e la distruzione di un sistema di vita, sociale e di interazione tra società e natura, come quello del continente, da allora chiamato America. Fu l’inizio di una nuova storia: da colonia degli imperi europei a stati indipendenti, parte integrante del sistema di sviluppo attuale, globalizzato. Nella 1° Conferenza di Rio si saldò un percorso di “memoria lunga”, la scoperta della finitezza del pianeta e la conquista di un continente, con il dibattito sullo stato e sul futuro del pianeta.
Dalla 1° Conferenza nacque l'Agenda 21, con i suoi 28 principi che avrebbero dovuto guidare l'azione di stati e governi, per la riduzione dei guasti ambientali, la lotta alla povertà e alla disuguaglianza sociale ed il governo del pianeta.
Dopo vent’anni, la Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile richiama una prima domanda: cosa è cambiato in questi vent’anni; quali impegni sono stati rispettati e quali no ? Eludere queste domande toglie credibilità all’iniziativa e alla reale volontà di stati e governi. Il punto di partenza, dovrebbe essere proprio una valutazione più oggettiva possibile, del compimento o meno dell’Agenda 21, della sua applicabilità e della sua adeguatezza per la gestione del futuro.
Un compito, questo, per niente difficile, vista l’abbondanza di dati ed analisi a disposizione su clima, occupazione, povertà, diritti umani, conflitti, per rendersi conto che lo stato del pianeta e dei suoi esseri viventi è in serio pericolo e che, gli impegni, assunti da stati e governi, sono stati in larga parte disattesi, relegando i principi dell’Agenda 21 e tutti gli altri accordi e convenzioni internazionali sottoscritte a mere dichiarazioni di impegni, non vincolanti, discrezionali.
Il draft zero che traccia l’impostazione delle conclusioni della 2° Conferenza di Rio, conferma le preoccupazioni.
Il documento contiene una lista indistinta di temi, con continui richiami al quadro di riferimento di accordi e convenzioni internazionali, alle dichiarazioni e definizioni di vecchie e nuove ricette per sconfiggere povertà, ingiustizie, disastri ambientali, senza affrontare una riflessione sul sistema e sul modello di sviluppo e i relativi paradigmi fondanti. Temi come: crescita, mercato, stili di vita, beni comuni, benessere, rimangono esclusi.
Così proseguendo, si riduce ad ordinaria amministrazione la gestione dei problemi strutturali e di fondo che l'intera umanità, nessuno escluso, deve affrontare con urgenza, senza trarre un bilancio dei piani di sviluppo e di lotta alla povertà lanciati dalle Nazioni Unite, dagli anni sessanta ad oggi.
Sappiamo che le soluzioni non sono indolori nè facili da costruire e da applicare, quando il tema di fondo è quello di salvare il pianeta, sconfiggere le povertà e le disuguaglianze, convivere in modo pacifico, in salute e, possibilmente, felici, lasciando alle future generazioni una situazione migliore o per lo meno uguale, ma non peggiore, di quella che abbiamo ereditato.
Se questo è il tema, non è più il tempo di rinvii, ma vanno responsabilmente assunte le necessarie decisioni.
Il documento ONU, in pratica, conferma, una impostazione abituale, sottovalutando la gravità e l’urgenza del momento, in tutti gli aspetti e dimensioni in cui si voglia analizzare lo stato ed il futuro del Pianeta e, quindi, la stessa idea e concetto di Sviluppo, che deve essere oggetto di profonda analisi e riflessione. Il documento dà per scontato che la direzione sia quella giusta, invita ad un maggior impegno e presenta le seguenti proposte: l'economia verde come la soluzione dei problemi dello sviluppo e la cura del Pianeta, la creazione di nuove agenzie (Consiglio per lo Sviluppo Sostenibile, Agenzia specializzata per l'Ambiente, Ombusman, ..) in quanto risorse tecniche di monitoraggio e di controllo per far sì che ciò che è stato programmato si realizzi.
La posizione dei sindacati è critica su quanto hanno fino ad ora dimostrato Nazioni Unite, stati e governi. Per i sindacati il sistema è malato e se da un lato si chiede un governo del pianeta più forte e più coerente, dall'altro lato, si vede la necessità di ripensare l'economia in funzione dei bisogni delle persone piuttosto che della loro capacità di consumo.
Una posizione responsabile, di chiara critica al sistema, denunciando apertamente il rischio di “zero risultati” ma con l’impegno a farsi carico di elaborare proposte concrete, tanto ambiziose quanto indispensabili per correggere la direzione attuale del modello e delle politiche economiche ed occupazionali.
La Confederazione Internazionale dei Sindacati (CSI - ITUC), nel suo documento per Rio+20, denuncia che non è più il tempo delle dichiarazioni ma che è indispensabile che stati e governi sottoscrivano accordi ed impegni concreti e che poi questi vengano applicati, diventino obblighi ed azioni concrete, già a partire dal giorno successivo alla conclusione della Conferenza.
Quindi, la CSI avanza tre proposte concrete che dovrebbero tradursi in obiettivi ed impegni vincolanti per stati e governi:
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la copertura entro il 2020 di condizioni di lavoro dignitoso per la metà dei lavoratori a livello globale; un investimento medio del 2% del PIL in green jobs in ogni stato per un periodo da 5 a 10 anni;
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il Social Protection Floor, un sistema di protezione sociale a copertura dei bisogni primari (reddito minimo vitale, casa, salute, educazione, vecchiaia,.. ) presente in ogni stato, con le gradualità di ogni singola realtà nazionale, che elimini l'esclusione e l'abbandono sociale e la miseria;
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l'implementazione della tassa sulle transazioni finanziarie, per sostenere gli investimenti di “cura del pianeta” e per finanziare i programmi di sviluppo (studi indicano che con lo 0,05% di tassazione si potrebbero recuperare tra 160 e 420 miliardi di Euro per anno).
L' Economia Verde è vista dalla CSI come una risposta adeguata alla crisi del sistema, a condizione che sia costruita e strutturata seguendo un insieme di principi (10 principi) che riprendendo l’agenda del lavoro dignitoso e dei principi e diritti fondamentali del lavoro, elaborano la dimensione sociale dell’economia verde. Sta qui anche il richiamo all'alleanza tra soggetti della società civile: ambientalisti, popolazioni indigene, movimenti sociali e di genere, organizzazioni di consumatori, imprenditori responsabili, per costruire una “nuova agenda progressista” per lo sviluppo sostenibile.
Dal Forum Sociale tematico di Porto Alegre arrivano anche i contributi e le riflessioni di reti, associazioni e movimenti sociali che daranno vita alla C upula dos Povos , il summit dei popoli, dal 15 al 23 giugno, parallelamente al summit delle Nazioni Unite.
Il percorso dei social forum, reti, associazioni e movimenti di contadini, donne, senza terra, popoli indigeni, iniziatao proprio a Porto Alegre nel 2001, affronta una riflessione profonda, con la domanda: quale Sviluppo ? A cui risponde, partendo da quattro assi tematici:
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Diritti Umani e rapporto con la “madre-terra”: mettendo al centro la diversità culturale ed il diverso rapporto costruito dalle diverse società con la natura ed i suoi elementi;
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una nuova etica dei beni comuni, per rispondere alla crisi della civilizzazione con una nuova impostazione di “bio-civilizzazione”;
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produzione, distribuzione e consumo, beni comuni, economia di transizione; dove l’economia diventa un’azione funzionale al benessere del sistema-mondo e non solamente degli esseri umani o di una piccola parte di arricchiti;
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soggetti politici e architettura del potere, ossia il governo del pianeta: per la ricerca di nuove regole, nuovi strumenti di governo del pianeta.
In questo quadro l’economia verde è vista criticamente come un tentativo di imporla “...come soluzione ambientale ed alimentare, che non solo aggrava il problema, ma sbocca nella mercificazione, privatizzazione e finanziarizzazione del sistema...” - come si legge nel documento approvato al Forum sociale tematico di Porto Alegre, dall’Assemblea dei Movimenti. Ad esempio, ancora: “… Noi rifiutiamo tutte le false soluzioni a questa crisi, come sono gli agro-combustibili transgenici, la geo-ingegneria ed il mercato del carbone, che non sono altro che nuovi travestimenti del vecchio sistema….”.
Nel corso degli appuntamenti di preparazione di Rio+20 il sindacato internazionale lavorerà, da un lato, per portare significative modifiche alle posizioni dei governi, dall'altro per proseguire il confronto, nella reciproca autonomia, con potenziali interlocutori sociali, nell'associazionismo e nei movimenti.





