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No Tav, la testimonianza di Nicoletta Dosio: "Con Luca a terra continuavano a lavorare"

«Sono arrivati a tirare i lacrimogeni dentro le case stanotte».

Nicoletta Dosio una delle grandi voci del movimento No Tav racconta con lucida indignazione dell'ennesima notte di repressione che lo Stato sta portando avanti in Val Susa

«Ieri notte abbiamo tentato di bloccare i poliziotti. Dovevano fare il cambio di turno e abbiamo cercato di impedire a quelli che uscivano dall'Alta valle per andare verso Torino e il Sestriere, nei loro alberghi. Ci siamo mossi verso l'1 e la gente è scesa in strada ma un ora dopo sono arrivati contemporaneamente quelli che dovevano smontare il turno e quelli che dovevano iniziare. Ci siamo ritrovati con centinaia e centinaia di agenti contro, quasi una camionetta a testa. Sono partiti con idranti e lacrimogeni. Noi siamo scesi dall'autostrada per tornare alle automobili. Loro hanno fatto una manovra di accerchiamento e ci hanno inseguito nel paesino di Salbertrand tirando lacrimogeni fin dentro le case. La gente ci ha accolto e ospitato. Si pensava che dopo il quasi assassinio di Luca avrebbero diminuito l'aggressività invece erano ancora più arroganti. Evidentemente il loro capo Manganelli da loro la forza e l'autorità per essere esecutori consenzienti dell'arroganza fascista».

Di Luca che notizie si hanno?

«Anche stamattina ci hanno detto che è stazionario. In una situazione difficile, maciullato dalla caduta e dalla folgorazione ma non sembra in pericolo di vita anche se resta in rianimazione. Ieri ad un certo punto mi era arrivata una comunicazione terribile che per fortuna si era rivelata non esatta. Ma l'intera vicenda è assurda e dimostra come non esistano neanche le più elementari forme di rispetto della democrazia borghese».

Una dinamica da raccontare.

«Luca è caduto perché i poliziotti lo inseguivano. Luca ha anche formalmente la proprietà di una parte di quei terreni è un contadino. Eppure, con il suo corpo per terra, sono ripresi i lavori. I 20 ragazzi che erano con lui sono rimasti nella baita mentre veniva spianato il bosco di castagni che anche Luca aveva contribuito a costruire. Ora è rimasto il deserto e solo la baita. Il magistrato è arrivato, hanno interrogato i ragazzi come testimoni e ora sono anche inquisiti. Siamo in pieno fascismo. Hanno fatto leggi che neanche rispettano. Noi proprietari dei terreni non siamo stati informati dell'esproprio. Chi lo ha svolto non ci ha mostrato alcuna autorizzazione. Hanno alzato le loro reti come fosse un carcere. Qui la democrazia non esiste più, esiste l'arbitrio per cui quando neanche le loro leggi sono sufficienti passano al manganello. Un gruppo di noi ieri mattina è stato bloccato mentre tentava di raggiungere Luca e gli altri. Gli agenti che avevano già saputo di quanto accaduto ci ridevano in faccia. Questa è la situazione».

E gli operai hanno continuato i lavori come nulla fosse?

«Si, sono stati anche richiamati in servizio quelli dell'Italcoge che era in fallimento. Si è trattato di una operazione mass mediatica squallida per dimostrare che se si aprono i cantieri si crea lavoro. Ma che lavoro? Si tratta di schiavi consenzienti che oggi si prestano a un lavoro indecente e che domani – se un giorno dovesse cominciare la realizzazione della galleria – cominceranno a morire per l'amianto e l'uranio che si troveranno addosso. Ma non insegna nulla il processo Eterniti? Operai che hanno continuato, richiamato in servizio Italcoge grancassa mas mediatica cantiere che se si apre da lavoro, schiavi consenzienti, amianto uranio morire per lavoro indecente e conseguenze processo eternit. Quest'opera corrompe anche moralmente, dimostra come si possano avvelenare contemporaneamente il mondo e le coscienze e portare ad un deserto ambientale e umano».

Oggi come prosegue?

«Abbiamo dalla mattinata ripreso a fare i blocchi autostradali. Con noi c'è molta gente, ci sono giovani e anziani. La partecipazione alla manifestazione di sabato dimostra che non si molla. Gli elicotteri volano sulle nostre teste e ci attendiamo altri attacchi ma resisteremo. Qui c'è gente determinata e la grande e lucida rabbia che cresce è un carburante potente. Non riusciranno a spegnerla con gli idranti. Stasera, come ogni sera, ci riuniremo in assemblea e decideremo come andare avanti. Secondo me la rabbia e l'arroganza della polizia è un segnale di debolezza che dobbiamo cogliere. La nostra è una ragione collettiva che può e deve vincere, e poi scopriamo sempre più di non essere soli».

A cosa ti riferisci?

«Alle infinite manifestazioni di solidarietà di ieri. Ai tanti e alle tante che sono scesi in piazza per tutta Italia, fino alla Sicilia anche con le nostre bandiere per confermarci che sono con noi. Vorremmo abbracciarle tutte quelle manifestazioni. Una solidarietà ci rafforza, ci fa credere ancora di più di avere ragione e che ci conferma come tante lotte e vertenze siano collegate alla nostra e ognuna si rafforza grazie alle altre. Uno spirito di fratellanza che ci permette di lottare per difendere il futuro. Un pensiero però va ancora ai nostri compagni arrestati per quello che pensano. Li vogliamo liberi».