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Sardegna, la "mano dell'uomo" e quella del governo. Ecco perché il disastro era annunciato
"Era gia' tutto scritto e ora e' del tutto inutile scandalizzarsi: almeno ci si risparmi la farsa di indicare nei cambiamenti climatici la responsabilita' di questa ennesima, immane tragedia". A parlare è Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti. In Sardegna l’allerta maltempo è ancora attiva perle prossime 24-36ore. Oggi, nella giornata di lutto nazionale, si contano i danni, ma intanto arrivano altre emergenze,come il rischio di crolli e l’inquinamento da liquami. Insomma, i 200 milioni stanziati dal Governo rischiano di essere una “goccia nel mare”. Infuriano le polemiche sul dissesto idrogeologico e qualcuno dice:"La legge di stabilità ci ha legato le mani". Non solo, la furia dei tagli dei tagli ha azzerato anche uno stanziamento di un milione e mezzo prorio su questo capitolo di bilancio. 

Il "capolavoro" di Cappellacci
Quella che è stata sicuramente un precipitazione di proporzioni eccezionali si sta trasformando in una catastrofe in piena regola, grazie a quella che il vescovo di Tempio-Ampuria chiama “la mano dell’uomo”. Anche lui dall’altare nel corso dell’omelia dei funerali di sei vittime tuona contro le responsabilità degli amministratori pubblici. E tra i responsabili il governatore Ugo Cappellacci li supera tutti. La revoca, scoperta proprio inquesti giorni di un milione e mezzo di risorse per l’assetto idrogeologico lo marchia a fuoco. E lui è costretto a rispondere con un no comment. Quel milione e mezzo di euro era stato assegnato agli enti locali per il Piano di Assesto Idrogeologico, ma poi è stato cancellato: la legge regionale n. 21 di Agosto,“Sostegno alle povertà e interventi vari”, sopprimeva la quota 2013 di uno stanziamento triennale destinato a “ampliare ed approfondire il quadro conoscitivo dell’assetto idrogeologico del territorio regionale, individuando in particolare le criticità idrauliche e da frana e la relativa pericolosità di aree non ancora studiate interne ai territori comunali”. Enormi quantità di fondi che avrebbe permesso di sistemare con le dovute procedure di sicurezza fiumi, bacini d’acqua ponti e strutture nei pressi dei centri abitati. Invece, per l'anno in corso, sono stati tagliati, cancellati, rimossi.

"Il piano paesaggistico è illegale"
Certo, dirà qualcuno, in una situazione in cui la città di Olbia in poche decine di anni ha subito 21 condoni urbanistici quello del governatore sembra “solo” un “peccato veniale”.
Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di intervento giuridico, continua:“È vero, fra raffiche di vento a 100 km orari è venuta giù tanta pioggia, ma è vero anche che vittime e danni vi sono stati soprattutto in quartieri edificati in zone a rischio idrogeologico come nella piana olbiese, a Putzolu, a Santa Mariedda, a Baratta, sulla costa di Pittulongu. Com’era già accaduto nella tragica alluvione di Capoterra”. "Urbanizzazione selvaggia, scellerato consumo del suolo, disprezzo e violazione di ogni norma di pianificazione incalza Freyrie: questi fattori uniti all'arroganza ed alla assoluta mancanza di una visione di lungo periodo di una classe politica sorda a tutti i suggerimenti, hanno portato alla conta dei morti di queste ore". Intanto, alcuni deputati del Pd Michele Anzaldi, Luigi Bobba, Federico Gelli, Ernesto Magorno, annunciano la presentazione di una interrogazione urgente al ministro dei Beni e attivita' culturali in cui chiedono di chiarire la natura del nuovo piano paesaggistico che rispetto al quadro normativo del 2006 presenterebbe modifiche tagli da configurarsi come un nuovo piano e non come un aggiornamento o revisione. Grazie a questo verrebbero sbloccate illegittimamente lottizzazioni ferme da oltre 10 anni e permettere di realizzare in tutte le aree, compresa la fascia costiera, ampliamenti del 15% dell'attuale cubatura".

Olbia distrutta da 21 sanatorie in 40 anni
Olbia è una città dove, in meno di 40 anni, si sono susseguiti 21 "piani di risanamento", che tradotto vuol dire condoni. Per spiegare la tragedia di Olbia bisogna partire da questo punto. Perche' ogni intervento di prevenzione e pianificazione non puo' prescindere da un attento utilizzo del territorio. "Olbia e' una citta' nata senza regole" ammette l'assessore alla Protezione Civile Ivana Russo, un'avvocatessa di trent'anni al suo primo mandato. "Il problema si chiama Puc, Piano urbanistico comunale: su questo noi abbiamo fatto e vinto la campagna elettorale". I 21 piani di risanamento significano di fatto 21 sanatorie, praticamente quasi tutta Olbia era abusiva ed e' stata sanata. "E noi - dice Russo - abbiamo le mani legate perche' la gente ha pagato gli oneri di urbanizzazione ed ora e' a posto per la legge. Nonostante le case siano costruite a 15 metri dai canali, sopra i letti dei fiumi, in punti dove sono secoli che esondano i torrenti, sono in regola". Una situazione che fa dire all'assessore che "per noi, che si allaghi tutto in caso di pioggia, e' ordinaria amministrazione".

I danni della legge di stabilità
Ma non possono esserlo le vittime, le distruzioni. "No certo. Ma per intervenire dovremmo fare degli interventi strutturali". Fateli, allora. "Lo sa che abbiamo 50 milioni di attivo e non possiamo toccarli per colpa del patto di stabilita'? – risponde l'assessore - Vogliamo utilizzare i nostri soldi per mettere in sicurezza il territorio ma non possiamo spendere e cosi' da comune virtuoso rischiamo di diventare comune del terzo mondo. Le faccio un esempio: se incasso 300, posso spendere al massimo 150. Gli altri 150 finiscono in un fondo di salvaguardia che, tra l'altro, non e' piu' a nostra disposizione: sono nella banca centrale grazie al governo Monti". Ma non solo: "per tutto cio' he concerne le acque piovane, abbiamo una persona. Una persona su 60mila abitanti. E non possiamo assumere perche' il turn over e' bloccato cosi' come i contratti a tempo determinato". Con quei 50 milioni, sostiene Russo, "potremmo mettere a norma tutte le scuole di Olbia, ma non possiamo farlo". Oppure si potrebbe fare un serio intervento sul sistema fognario e su torrenti e canali ad esempio. "Questo e' ancora un altro problema - spiega l'Assessore - . La gestione della rete fognaria e' della societa' Abanoa, che e' di proprieta' della regione. Mentre le acque bianche e reflue sono di competenza del comune". In pratica significa che ad un soggetto spettano gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria in via Rossi e all'altro in via Neri. Ma se chi opera in via Rossi non fa il suo, quel che viene fatto in via Neri non serve a nulla. E viceversa. Il comune si e' dotato, nel settembre dell'anno scorso, del piano di protezione civile in cui si ipotizzano una serie di scenari a rischio, tra cui quello in caso d'alluvione. Vengono previsti una serie di interventi pre e post emergenza che dovrebbero ridurre al minimo i danni e, soprattutto le vittime. Ma allora cosa e' che non ha funzionato? "L'allerta meteo e' arrivata, e' vero. Ma non e' che in 24 ore si possono fare interventi strutturali su fiumi e canali o sulla rete fognaria - ammette sconsolata l'assessore - devono essere messi in sicurezza prima. Ma non posso spendere". E dunque? "Che ci siano responsabilita' politiche negli anni, e' evidente". Gia', non bastano 24 ore per riparare i danni di 21 sanatorie.

“E' una fortuna che siamo ancora vivi"
“E' una fortuna che siamo ancora vivi", dice la famiglia De Candia, che ha già visto l’alluvione del 1979. “Stavolta non c'e' stato niente da fare, in mezzora l'acqua ha raggiunto il metro e settanta”, raccontano. Bandinu il quartiere di Olbia dove i De Candia hanno un locale, è stretto tra il mare, lo stadio e i canali di raccoglimento dell'acqua che viene dalla diga a monte della citta': qui Cleopatra ha scaricato tutta la sua violenza e solo per un destino curioso oggi si contano i danni e non le vittime. Perche' non serve un esperto per capire che quelle case, in quella conca che sta sotto il livello del mare, non avrebbero dovuto esserci. Edifici cresciuti abusivamente tra gli anni sessanta e settanta e poi sanati in uno dei tanti condoni edilizi, vero male italiano contro il quale nessuna prevenzione potra' mai abbastanza, firmati da politici di ogni colore. A Bandinu la voce popolare dice che l'onda e' arrivata perche' hanno aperto la diga, a monte. O che abbia ceduto qualche canale di supporto. Quel che e' certo e' quel che dice la signora Paola Padiglia, in via Sulcis: "bastano due gocce d'acqua e i tombini sembrano fontana di Trevi. Non li puliscono mai. Non puliscono i canali di scolo. E poi avviene questo". Paola l'altra sera era in casa. "E meno male, altrimenti mia madre sarebbe morta. Sono riuscita a portarla al piano di sopra appena in tempo". "Scrivetelo, scrivetelo, che qui non fanno nulla. Sono quarant'anni che abito qui, non hanno mai fatto nulla. E ogni volta e' la stessa storia. Stavolta e' andata peggio".