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Taranto, i parenti di una donna morta di cancro fanno causa all'Ilva
Il marito ed i due figli di una casalinga residente nel quartiere Tamburi di Taranto, ammalata di cancro e deceduta meno di due anni fa, hanno fatto causa all'Ilva chiedendo danni complessivi per un milione e seicento mila euro. La donna viveva nel quartiere Tamburi, che si trova proprio accanto all'acciaieria ed è il più colpito dall'inquinamento. Morì per una grave forma tumorale di carcinoma della cervice uterina.
I familiari si sono rivolti all'avvocato Fabrizio Giusti, che ha iscritto a ruolo la prima di una serie di cause civili che vedono protagonisti cittadini di Taranto gravemente danneggiati o addirittura deceduti a causa di fumi e sversamenti tossici e inquinanti dello stabilimento siderurgico tarantino. L'udienza verrà trattata nei prossimi mesi davanti al giudice Antonio Pensato del tribunale di Taranto.
Per istruire la causa, il legale s'è avvalso delle perizie disposte dal gip Todisco nell'ambito della maxi-inchiesta sull'inquinamento: la perizia medico-epidemiologica, che ha collegato l'incremento delle malattie tumorali nella zona di Taranto rispetto alla media nazionale all'attività inquinante dell'Ilva e la perizia chimico-ambientale che ha collegato le sostanze inquinanti rinvenute e monitorate alle specifiche emissioni caratteristiche del processo produttivo dell'Ilva. L'avvocato ha utilizzato anche i risultati del Progetto Sentieri, uno studio epidemiologico nazionale dei territori e insediamenti esposti a rischio ambientale predisposto dall'Istituto Superiore di Sanità, che descrive per varie forme di patologie monitorate l'incremento sul territorio tarantino rispetto alla media nazionale, regionale e provinciale.
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