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Enel, la protesta mondiale a Roma contro le centrali che distruggono ambiente e persone
Un'azione a piazza di Spagna, una conferenza stampa, un piccolo sit-in davanti alla sede dell'Enel e cinque interventi "di azionariato critico" durante l'assemblea degli azionisti della compagnia. La campagna 'StopEnel', composta da oltre 50 realta' della societa' civile italiana e da una ventina di gruppi internazionali, in occasione dell'assemblea degli azionisti dell'Enel ha tenuto una giornata di mobilitazione su piu' fronti. Il messaggio indirizzato all'azienda "e' univoco: serve un cambiamento totale del modello energetico proposto, improntato sull'inquinante carbone, ma anche su geotermico e idroelettrico, che tutto sono tranne che fonti pulite e prive di massicce conseguenze socio-ambientali". Un nuovo modello energetico "non piu' calato dall'alto ma costruito a partire dai territori, dalle vertenze decennali che gruppi di cittadine e cittadini liberi continuano a ravvivare, seppur spesso isolatamente, fermando i progetti o limitandone i danni". Piu' in generale "un modello di sviluppo che tenga conto di tre valori fondamentali oggi calpestati ferocemente in ogni singola vertenza territoriale": salute, lavoro e democrazia.

La lotta dei comitati italiani contro il carbone trova una sponda in Romania e Albania, dove i progetti di Galati e Porto Romano sono avversati perche', "nel primo caso, esacerberanno una situazione gia' resa critica dalla presenza di un'acciaieria, mentre nel secondo rischiano di far tornare indietro nel tempo un territorio recuperato grazie ai fondi delle Nazioni Unite, dopo decenni di inquinamento indiscriminato dovuto alla presenza di un sito di stoccaggio chimico voluto dal regime comunista".

Simona Ricotti, rappresentante del comitato 'No coke Alto Lazio', ha parlato di ''devastazioni sociali e sanitarie del territorio'', dove vengono immessi ''milioni di tonnellate di veleni'' che contribuiscono alla ''distruzione di intere economie''. Molto critico anche l'intervento di un componente di 'No al carbone di Brindisi', che ha rappresentato ''l'indignazione del territorio'' e ha chiesto l'abbandono del carbone entro il 2020 con la riconversione a gas della centrale Federico II.

Ma, aggiungono i comitati che aderiscono a 'StopEnel', c'e' anche il caso del geotermico sull'Amiata: "la quantita' di anidride carbonica (CO2) prodotta dalle centrali geotermoelettriche realizzate in quell'angolo di Toscana e' di 852 tonnellate per GigaWattora elettrico, a differenza di una centrale alimentata a metano che ne produce circa 350 e di una una termoelettrica ad olio combustibile (molto inquinante) che ne produce 700". Insomma, concludono le associazioni, si tratta di "rinnovabili 'di facciata'" come "le grandi dighe, come quelle in America Latina in costruzione o in fase di progettazione e che l'Enel ha in parte 'ereditato' dalla sua controllata spagnola Endesa", come la diga di Palo Viejo (Guatemala), gli impianti di El Quimbo (Colombia) e Hidroaysen (Patagonia cilena), in territorio mapuche.