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Fukushima, emergono legami tra la Yakuza e le opere di bonifica
Le autorità giapponesi non hanno ancora fatto i conti seriamente con la reale entità del dramma:emergenza sanitaria e contaminazione dell’acqua, dei terreni agricoli e del cibo. E intanto stanno venendo fuori strani legami tra l'opera di bonifica e la criminalità. Una storia modello "terra dei fuochi" che, evidentemente, è stata già tirata dentro il vortice della globalizzazione.Tokyo ha stanziato per tutta l'opoerazione 35 miliardi di dollari. E la cuccagna durera' almeno fino al 2017.

“E’ una guerra nucleare senza una guerra - dice lo scrittore Haruki Murakami - stavolta nessuno ha sganciato una bomba su di noi.i giapponesi hanno fatto tutto da soli:Abbiamo impostato il palco,abbiamo commesso il fatto con le nostre mani, stiamo distruggendo le nostre terre e stiamo distruggendo la nostra vita. Con la collaborazione di una potente forza occulta: la mafia”, la Yakuza.

Prima il disastro atomico causato da terremoto e tsunami, poi le menzogne di governo e media per coprire gli errori della Tepco, tipo lo sversamento di varie tonnellate di acque altamente radioattive fuoriuscite da serbatoi di stoccaggio ”purtroppo costruiti in pendenza”, hanno evidenziato l’imponenza del progetto di bonifica in rapporto alle forze/capacità della Tepco stessa che ha assunto nuovi liquidatori. Nelle città attorno a Fukushima sono al lavoro migliaia di operai. Tubi industriali, ruspe, dosimetri per misurare le radiazioni. Tutto questo per pulire case e strade, scavare terreno vegetale ed eliminare alberi contaminati, per consentire il ritorno degli sfollati.

Centinaia le imprese coinvolte: di queste, secondo il ministero del lavoro, quasi il 70% avrebbe infranto le normative. «A marzo, l’ufficio del ministero a Fukushima aveva ricevuto 567 denunce, relative alle condizioni di lavoro per la decontaminazione: ha emesso 10 avvisi, ma nessuna impresa è stata penalizzata». Una delle aziende denunciate, la Denko Keibi, prima del disastro forniva le guardie di sicurezza privata per i cantieri. «Le pratiche di lavoro Yakuza a Fukushima – spiega il professor Michel Chossudovsky dell’istituto canadese “Global Research” – si basano su un sistema corrotto di subappalto, che non favorisce l’assunzione di personale specializzato competente». Qualcosa che ricorda da vicino gli strani appalti a cascata nei quali si infiltrano le cosche, in Europa e in particolare in Italia, gonfiando i prezzi e spremendo come limoni le aziende che poi i lavori devono farli davvero. «Si crea un ambiente di frode e incompetenza, che nel caso di Fukushima potrebbe avere conseguenze devastanti», visto che ne va della sicurezza di tutti. In compenso, la manovalanza mafiosa è conveniente: «Il subappalto con la criminalità organizzata è un mezzo per grandi aziende coinvolte nella bonifica per ridurre in modo significativo il costo del lavoro»Alla criminalità organizzata giapponese, continua Chossudovsky, è affidata anche la delicatissima rimozione delle barre di combustibile dal reattore 4: il minimo errore potrebbe causare conseguenze apocalittiche, a livello mondiale, desertificando il Giappone e investendo di radioattività tutto l’oriente, dalla Cina all’Australia. In ballo, la rimozione con una gru di 1.300 barre di combustibile nucleare: in caso di incidente (anche solo il contatto fra due barre) si calcola che si produrrebbe un’onda radioattiva pari a 14.000 bombe di Hiroshima. Operazione che, a quanto pare, sarà effettuata da aziende non proprio pulite: la “Reuters” documenta il ruolo della Yakuza e il suo «rapporto insidioso» con la Tepco e i ministeri della salute, del lavoro e del welfare. Solo nella prefettura di Fukushima, conferma la polizia nipponica, operano almeno 50 clan, con oltre mille affiliati. Gli investigatori sono al lavoro per tentare di sradicare la criminalità organizzata dal progetto di bonifica nucleare.

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