Domenica 18 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento 12:48
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Sblocca Italia, associazioni ambientaliste e Regioni pronte alla guerra "No Triv"
“Italia trasformata in colonia per le trivelle". Greenpeace Italia, Legambiente e Wwf Italia contro lo “Sblocca Italia”. Dopo il voto di fiducia del 23 ottobre a Montecitorio e in attesa del voto finale del 30, rilanciano la loro iniziativa. che mira l'abrogazione dell'art. 38 del decreto 133/2014. E lanciano anche un appello alle Regioni “perche' lo impugnino davanti alla Corte Costituzionale e amplificando la mobilitazione esistente sul territorio, che si oppone alla forzatura dirigistica per le valutazioni ambientali e per il rilascio di concessione uniche per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi voluta dal ministero dello Sviluppo economico". Al programma di iniziative promosse degli ambientalisti aderiscono sindaci, rappresentanti delle giunte e dei consigli regionali, parlamentari locali, rappresentanti delle Camere di Commercio. Tra le prime regioni ad opporsi c’è sicuramente l’Abruzzo, il cui assessore all'Ambiente, Mario Mazzocca, ha annunciato, questa mattina, di avere dato avvio a contatti con Marche, Puglia e Molise “per creare le condizioni necessarie per ricorrere alla Corte costituzionale contro il decreto 'Sblocca Italia', voluto dal governo Renzi, che rischia di trasformare l'Abruzzo in un distretto minerario per gli idrocarburi”. Mazzocca ha ribadito "le pesanti e gravi emergenze ambientali ereditate e i ritardi accumulati anche dal governo nazionale, ritardi e lassismi che hanno inciso pesantemente sulla mancanza di politiche incisive a favore della tutela del territorio, a cominciare dai parchi". L'assessore ha poi ricordato "la risoluzione, votata all'unanimita' lo scorso 30 settembre dal Consiglio regionale, con la quale si impegna il presidente e la giunta regionale ad attivare, a partire dalla Conferenza delle regioni e di concerto con i parlamentari abruzzesi, ogni azione utile a sostenere, in sede di conversione del decreto legge, la tutela delle prerogative regionali previste dalla Costituzione" e, in particolare, "a chiedere la modifica degli artt.37 e 38 del decreto Sblocca Italia; ad impugnare la legge di conversione del suddetto decreto, nelle parti ritenute incostituzionali; ad attivare, nel caso in cui non venissero accolte le precedenti richieste, la proposta di un referendum abrogativo in concorso con altre regioni; ad intraprendere, infine, l'iter legislativo per una proposta di legge del Consiglio regionale, finalizzata al divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi
liquidi".
In tutte le regioni interessate dalla mobilitazione di questi giorni sono l'Eni e le compagnie straniere - come la NorthernPetroleum, la Petroceltic, la Global Petroleum, la Spectrum geo limited, la Geo Service Asia Pacific - a farla da padrone a mare, mentre a terra il dominio del'Eni e' incontrastato grazie a royalties che sono in Italia da 2 a 8 volte piu' basse che nel resto del mondo e a canoni di concessione ridicoli. “Condizioni di favore- proseguono le associazioni- per i petrolieri che consentono di mettere a rischio in Puglia zone costiere protette come Torre Guaceto o aree marine protette come le Tremiti; di porre sotto la servitu' petrolifera su 3/4 del territorio della Basilicata e di tenere in ostaggio il parco nazionale dell'Appennino lucano Val D'Agri, e di minacciare l'istituendo parco nazionale della Costa Teatina, con lo scellerato progetto della piattaforma e nave di stoccaggio galleggiante di Ombrina Mare". "Il calcolo costi-benefici dell'impatto economico, sociale e ambientale dell'operazione caldeggiata irresponsabilmente dal ministero dello Sviluppo economico e' assolutamente perdente per il Paese, quando si pensi che l'inquinamento sistematico e il rischio di incidente mettono a rischio aree di pregio naturalistico e paesaggistico, dove si svolgono fiorenti attivita' economiche legate ai settori delle pesca e del turismo per cercare di estrarre petrolio di bassa qualita' che potrebbe coprire, valutate le riserve certe a terra e a mare, il fabbisogno nazionale per appena 13 mesi", aggiungono Greenpeace Italia, Legambiente e Wwf Italia.
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi