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Colleferro (Rm), mobilitazione di tutto il paese contro la morte lenta provocata dagli inceneritori
"Basta veleni, esigiamo una vera svolta sostenibile che finalmente possa rendere giustizia alla popolazione di un territorio vittima di crimini ambientali che hanno compromesso terra, aria e salute". Sono esasperati gli abitanti di Colleferro, cittadina a 70 chilometri a sud di Roma che scenderanno in piazza domani, 29 novembre, per dire no alla costruzione di un impianto per il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti (Tmb).
Colleferro fino dai primi anni del Novecento ha visto contaminare i suoi terreni fino alle falde acquifere con le scorie tossiche prodotte dall'industria bellica prima e da quella chimica e dal cementificio poi, interrate senza alcuna cautela.
Inoltre dal 2002 la cittadina ospita un impianto di termovalorizzazione di combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) che molte polemiche e dubbi ha sollevato in tema di inquinamento. Dubbi confortati dal rapporto Eras del 2013 che con uno studio approfondito ha rilevato che dall'attivazione dei termovalorizzatori è stato registrato un aumento del 79% dei ricoveriper patologie cronico ostruttive dell'apparato respiratorio negli uomini e del 78% per infezioni nell'apparto respiratorio dei bambini. Dati che, i cittadini di Colleferro ne sono convinti, potrebbero peggiorare con la costruzione dell'impianto Tmb. "Si tratta di una decisione imposta dall'alto che noi non accettiamo”, spiegano gli organizzatori dell’iniziativa. Nel paese c’è una forte opposizione all'attuale gestione del ciclo dei rifiuti che con la costruzione del Tmb, voluta dalla Regione Lazio, dalla società che gestisce i rifiuti Lazio Ambiente e dal Comune di Colleferro, andrebbe solo ad aggravare la situazione esistente producendo nuovo Cdr per mantenere attivi i due inceneritori e la discarica di Fagiolara".
Il corteo inizierà il suo percorso dalla sede di Lazio Ambiente, nell'ambito della campagna 'Rifutiamoci' che ha visto la mobilitazione dei cittadini di tutta la Valle del Sacco per la salvaguardia di un territorio provato da una grave emergenza ambientale e sanitaria. Gli attivisti chiedono di attivare un ciclo virtuoso dei rifiuti con un cambiamento radicale di rotta con un forte incremento della raccolta differenziata e l'attivazione del ritiro porta a porta.
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