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Roma, contro l'I-60 arrivano i sigilli del presidente dell'VIII Municipio

Sigilli all’I-60. Il presidente dell’VIII Municipio di Roma Andrea Catarci prova a bloccare una parte del megacomplesso, contro il quale sabato scorso c’è stata una manifestazione dei cittadini, spedendo le forze di Polizia Locale a mettere sotto sequestro il cantiere, per la parte che incide su Via Ballarin. La motivazione è il mancato rispetto del divieto di edificazione nei pressi del Fosso delle Tre Fontane che sembra sia stato “aggredito” durante la prima fase dei lavori e non, come sostenuto dai costruttori, rispettato nei suoi limiti territoriali.

Dichiara Catarci: “Chiunque può venire a riscontrare la perfetta esistenza del corso acqua, con sponde in alcuni tratti alte fino a 5 metri, con la presenza di molte specie protette”. E ancora: “Il Fosso è vincolato” mentre ne è stata accertata la "distruzione ed ostruzione" con "la conseguente compromissione del naturale deflusso delle acque e delle funzioni idrogeologiche, l’alterazione delle quote orografiche naturali del terreno”. Dati i fatti il Presidente chiede che la convenzione stipulata tra il Comune di Roma e i costruttori aderenti al Consorzio “Grottaperfetta” sia accuratamente rivista con un drastico abbattimento delle cubature previste nell’area, imponendo di rispettare il divieto assoluto di edificazione per un’area di 150 metri dal Fosso".

La decisione di porre i sigilli al cantiere di Grottaperfetta è stata, evidentemente, la conseguenza naturale della manifestazione dell’8 febbraio scorso, durante la quale i rappresentanti del Coordinamento “StopI-60” e molti cittadini della zona, sostenuti da numerosi militanti del circolo di Rifondazione Comunista “Che Guevara” e con la presenza di alcuni rappresentanti del M5S, avevano chiesto che il progetto fosse abbandonato per le “rilevanti irregolarità.”. Una bella doccia fredda per gli imprenditori.

Intanto, il Comune di Roma, per mezzo degli uffici del Dipartimento di Pianificazione e Attuazione Urbanistica, continua ad appoggiare il progetto dichiarando che “non è stata riscontrata nessuna illegittimità urbanistica da parte degli uffici di Roma Capitale nella lottizzazione di Grottaperfetta”, e aggiungendo che ”..i lavori di realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria eseguiti dai privati, prima di costruire gli edifici, sono coerenti con la convenzione urbanistica stipulata il 5 ottobre del 2011. In particolare, per quanto riguarda il Fosso delle Tre Fontane, il progetto approvato rispetta il vincolo di inedificabilità di 50 metri e nei successivi 100 metri prevede, come da norma l’autorizzazione paesistica” e, continua la nota “la sistemazione delle aree del Fosso è quella del progetto ed è stata autorizzata dalla Regione Lazio con un parere espresso il 6 Novembre del 2009” .

Il Dipartimento conclude la sua nota auspicando che “il rispetto delle regole e delle decisioni maturate nel corso di procedure complesse deve essere l’impegno di tutti, a garanzia del soggetto pubblico e dei prevalenti interessi collettivi che questo rappresenta ma anche a tutela dell’iniziativa privata”.

A dare man forte a questa presa di posizione del Comune non si fa attendere quella dei costruttori, che per voce della loro associazione di categoria, ACER, fanno notare come il sequestro sia fondato sul nulla visto che “sono stati rispettati tutti i vincoli ambientalistici, urbanistici e archeologici così come previsti dalla Convenzione stipulata nel 2011”.

Nell’assemblea capitolina le posizioni dei partiti di maggioranza sono molto diverse. Dalla parte Sel il capogruppo Gianluca Peciola dichiara di “appoggiare la decisione di Catarci”(anche lui eletto nelle liste di Sel) mentre, sul versante PD, D’Ausilio e Baglio, rispettivamente Presidente del Gruppo e Consigliere, rilevano come sia opportuno che ci sia una “maggiore collaborazione” tra gli Uffici periferici e centrali del Comune al fine di evitare che si possano creare nel futuro altri incresciosi equivoci dovuti ad interpretazioni diverse di una stessa norma e che sarebbe un male se per l’ennesima volta si ostacolasse la costruzione delle opere pubbliche di urbanizzazione obbligatorie previste dalla Convenzione“ praticamente un modo elegante per schierarsi a favore del progetto che vuole cementificare il parco di Tor Marancia per 400 mila metri cubi, accontentandosi delle cosiddette “opere di compensazione” come piccolo risarcimento all’abuso di suolo pubblico perpetrato.

E’ chiaro che gli interessi che girano intorno a questa inutile e dannosa opera sono moltissimi e ogni azione che prova a bloccarla è fortemente ostacolata da chiunque a tali interessi non intende proprio rinunciare e che, così come ci era stato già “rivelato” durante la manifestazione di sabato da un agente della Polizia Forestale, moltissime sono ormai le pressioni affinché il progetto si realizzi che, probabilmente, hanno iniziato a concretizzarsi già nella presa di distanza dal sequestro che gli organi del Comune preposti alla Pianificazione e all’Urbanizzazione del territorio hanno appunto rese note ieri, come sopra detto.

Ma i cittadini che sabato scorso hanno partecipato alla manifestazione contro questo progetto e i coordinatori del Comitato “Stop I-60”, nel rivendicare il sequestro come “frutto di una grande vittoria” sono determinati ad andare avanti consapevoli che il loro nemico non è solo la speculazione edilizia ma anche chi tale speculazione la avalla con decisioni scellerate mettendovi i sigilli di una politica che sembra non essere affatto interessata all’interesse pubblico.

Ricordiamo che a maggio è prevista la sentenza di merito del TAR del Lazio che, ci auguriamo, metta la parola fine a tutta la storia accogliendo la richiesta di mettere un definitivo stop all’I-60.

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