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"Le campagne stanno per esplodere, qualcuno vuole rendersene conto?" Intervista a Gianni Fabbris

Stamattina mentre l'ufficiale giudiziario del tribunale di Matera eseguiva a Tursi (Matera) il provvedimento di esecuzione dell’ordinanza di immissione in possesso a favore dell’acquirente della ex proprietà di un allevamento suinicolo venduto all’asta nei mesi scorsi, a Matera si svolgeva l’interrogatorio di garanzia del portavoce di Altragricoltura, Gianni Fabbris, raggiunto il 21 agosto scorso da un provvedimento di obbligo di dimora emesso della Procura della Repubblica. A Fabbris è stato contestato il reato di violenza privata per aver impedito in più occasioni l'attività esecutiva dell’ufficiale giudiziario, ma l’ipotesi accusatoria iniziale parlava anche di rapina ed estorsione aggravate. Il portavoce di Altra Agricoltura, assistito dall’avvocato Antonio Melidoro, ha chiarito davanti al gip, Angelo Onorati, posizione e comportamenti nella vicenda, legata allo svolgimento della sua attività sindacale. Il difensore ha chiesto la modifica della misura restrittiva sulla quale il gip si è riservato di decidere.

Insomma, questi magistrati vanno giù pesanti no?

Ho smontato le accuse una per una. Quello che è fuori da ogni grazia di dio è la richiesta per estorsione e rapina aggravata. Vorrei far notare molto timidamente che il reato di rapina non è configurabile per i beni immobili. Accusa assolutamente spropositata rispetto a qualsiasi relazione con la realtà. E la realtà parla di una azione sindacale da parte di Altragricoltura a tutela di un’azienda agricola oberata da una procedura di messa all’asta con molte irregolarità. Stamattina c'è stato un grande spiegamento di forze che ha impeditio a chiunque di potersi avvicinare all’azienda Conte. Hanno fatto una grande forzatura. Le procedure che stanno usando sono assolutamente sbagalite e illegittime. Non hanno voluto nemmeno discutere con i parlamentari e con il presidente di Altragricoltura. Hanno fatto un cordone e hanno impedito l’accesso, stop.

Come succede nel mondo dell’industria, l’attività sindacale non è più tollerata…
Stiamo denunciando da tempo come la Procura della Repubblica non è assolutamente super partes. E’ chiaro che hanno voluto rispondere alle nostre accuse. Non tener conto che la nostra è un’azione sindacale sindacale vuol dire andare contro i diritti civili. Innanzitutto è falso che abbiamo impedito l’accesso agli ufficiali giudiziari. Ci sono stati rinvii per vizi di forma e rinvii per l’apertura di un tavolo di trattative. Noi abbiamo solo preteso di mettere a verbale le irregolarità che si stavano consumando. Alcuni ufficiali giudiziari l’hanno fatto mentre un altro ha aperto lo scontro.

In sostanza cosa ti contestano?

Mi contestano di essere stato davanti al cancello dell’azienda agricola con le braccia conserte. Stiamo cercando di fare in modo che si aprino i riflettori su quanto sta accadendo nelle campagne in Italia dove decine di aziende agricole vengono messe all’asta. I contadini sono strozzati dalla crisi. Continueremo a lavorarci con grande puntiglio e determinazione.

State per uscire con un documento. Di cosa parlate?
Della sofferenza dell'agricoltura in questo periodo e del netto rifiuto dell’attacco all’attività sindacale. Nel documento c'è una forte chiamata rivolta ai movimenti contadini per l’unità in una fase di crisi acuta come questa. Quello accaduto a mio carico non è un episodio isolato ma indicativo di un clima che bisogna scongiurare. Alla crisi non si può rispondere con la repressione. Le campagne possono eplodere da un giorno all’altro. Qualcuno vuole rendersene conto?

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