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Cop 21, il no della Cgil e della Ces. "Non c'è l'ambizione che la situazione richiede"
“L'accordo di Parigi, con le sue dichiarazioni di principio, i suoi limiti e le sue contraddizioni, giunge dopo una lunga mobilitazione per la giustizia climatica in cui il movimento sindacale globale, la ETUC e la CGIL sono stati protagonisti. Non possiamo dirci soddisfatti del risultato perché l'accordo non contiene il livello di ambizione e di urgenza che la drammaticità della situazione richiede”. Lo sostengono Simona Fabiani, responsabile delle politiche ambientali della Cgil nazionale e Fausto Durante, responsabile delle Politiche europee e internazionali. “Anche per questo la nostra azione climatica continua. Siamo convinti che sia necessario un drastico cambiamento del modello di sviluppo per assicurare un mondo più giusto, più equo e sostenibile e siamo convinti che per farlo occorra accelerare la transizione energetica verso un modello di democrazia energetica basato sull'efficienza energetica e 100% energie rinnovabili e distribuite e garantire la giusta transizione dei lavoratori con la creazione di nuova occupazione di qualità nei nuovi settori sostenibili. Continueremo la nostra battaglia a livello internazionale, europeo e nazionale affinché tutte le enunciazioni di principio dell'accordo sul clima di Parigi possano trovare effettiva applicazione. Così come concordato in casa ITUC la CGIL chiederà al Governo e ai datori di lavoro di aprire un confronto per avere un piano nazionale per la decarbonizzazione, energia pulita e posti di lavoro, un piano che deve includere anche impegni per assicurare la giusta transizione per tutti. La giustizia climatica ci impone di non lasciare indietro nessuno in quella che oggi è una corsa contro il tempo a fronte della più grande e rapida trasformazione industriale della storia umana.
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