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"Syriza, sinistra per marcare il cambiamento. Cresce il consenso nel paese". Parla il giornalista greco Synghellakis
Teodoro Andreadis Synghellakis è un giovane giornalista greco nato a Roma nel 1973 da genitori fuggiti dalla feroce dittatura militare dei colonnelli. Laureato in lettere neogreche alla Sapienza, è corrispondente da oltre vent’anni per la televisione greca Alpha, dell’agenzia di stampa Athens and Macedonian News Agency e del quotidiano Efimerìda ton Syntaktòn che significa Quotidiano dei redattori. Ha collaborato con numerose testate italiane come l’Unità e Liberazione, purtroppo chiuse da tempo, il Messaggero e l’edizione italiana dell’Huffington Post. Ha pubblicato in Grecia Aroma Italìas-Storie Italiane nel 2006 per le edizioni Siderìs di Atene e in Italia la raccolta di poesie Giorni allo specchio, edito da Nuova Cultura. Insomma Teodoro è un uomo, un giornalista, un intellettuale e un militante della sinistra impegnato fin dalla giovinezza su due fronti, quello italiano e quello greco. In altre parole figlio di due paesi dei quali infatti detiene la cittadinanza. Recentemente si è fatto conoscere da un pubblico più ampio perché chiamato in molti dibattiti televisivi a discutere della recente vittoria di Syriza in Grecia e perché è disponibile nelle librerie il suo Alexis Tsipras. La mia sinistra. Intervista con il leader di Syrizia (Bordeauxedizioni, pp. 150, euro 12,00), un agile ed efficace volume che spiega bene il pensiero del leader della sinistra ellenica e la sua strategia politica. Abbiamo incontrato Andreadis a Roma, dove vive, per parlare con lui del suo lavoro e fare il punto della scenario greco ma anche per discutere delle speranza di chi, in Italia, auspica succeda qualcosa di simile a quello che è avvenuto in Grecia e che sta avvenendo anche in Spagna.

Teodoro, tu sei un uomo e un intellettuale che si è fronteggiato lungo tutto il percorso della tua vita con una doppia identità, quella greca e appunto quella italiana. Due scenari complicati per chi è di sinistra che ti avranno portato a fare anche dei confronti tra le due situazioni.
Se vogliamo fare un paragone certo la Grecia non ha avuto l’ubriacatura berlusconiana. Abbiamo fatto i conti invece con uno scenario politico più convenzionale, con un centro-destra che si è alternato al centro-sinistra anche se quelli passati sono stati soprattutto anni del Pasok. Durante i quali, anche se la sua spinta propulsiva si era molto affievolita, all’interno del partito e nei discorsi dell’allora primo ministro Costa Simitis si faceva riferimento alla redistribuzione del reddito e ad una maggiore equità sociale. Almeno nei propositi e negli obiettivi erano ancora presenti dei punti fermi della sinistra. E si guardava al berlusconismo in modo molto critico. Poi in Grecia c’è stato questo quinquennio del centro-destra, dal 2004 al 2009, in cui i conti sono ulteriormente peggiorati e c’è stato un clima un po’ quasi da grande partito della Nazione, sostenuto da socialisti e appunto centro-destra. Quest’ultimo fautore di una linea politica blanda sul fronte del conservatorismo che però ha portato invece a delle cifre economiche disastrose. E lì si è veramente aperta la porta dell’inferno perché le ricette proposte in seguito sono state ancora peggiori. Nel mio libro Tsipras, parlando di Gheorghios Papandreou, sostiene che il leader del Pasok si era messo d’accordo con il Fmi prima ancora di vincere le elezioni.
Da parte sua l’Italia certo non ha avuto una situazione economica così drammatica, non è arrivata la Troika, e questo fa la differenza, senza dubbio. Credo però che arrivati al giorno in cui ci troviamo, in un momento come dice Tsipras, di fortissime scelte, la scelta appunto è comune. Sia l’Italia che la Grecia, anche se la situazione è diversa, devono scegliere e capire che cosa vuole dire costruire una proposta di governo di sinistra. La Grecia lo sta facendo con Syriza ponendo dei punti fermi, che vanno dal salario minimo ai contratti collettivi di lavoro fino a poter permettere al disoccupato di poter prendere la metropolitana. L’Italia è ancor di più ad un bivio perché il centro-sinistra che è al governo provoca dentro al Pd grossissime riflessioni se non spaccature. E perché ciò che resta della sinistra deve capire se riesce primo ad unificarsi, secondo a porsi realmente il problema della governabilità come obiettivo. Ed in questo momento tutto questo mi sembra molto difficile. E’ successo un piccolo miracolo con la Lista Tsipras alle europee, dove si sono presi tre eurodeputati. Ma se non parte un processo di costituente della sinistra in Italia è molto difficile pensare si possa puntare ad aumentare i consensi e dunque alla governabilità.

Mi intratterrei un momento sulla questione italiana. Qui in Italia, come sai molto bene, dopo lo scioglimento del Pci abbiamo vissuto una situazione speculare, per cui da un lato chi ha dato vita via via al Pds, ai Ds e poi al Pd, ha teso un po’ a rimuovere un’esperienza passata che, sia pure con luci ed ombre, aveva caratterizzato positivamente la sinistra italiana. Fino al punto di aprire la strada alla vittoria di un giovane ex democristiano alla guida del partito. Dall’altra parte Rifondazione comunista, che nacque come reazione alla decisione presa alla Bolognina per mantenere in vita un’identità, ha anch’essa fallita nel tentativo di mettere insieme proprio sull’identità comunista pezzi di sinistra molto diversi tra loro.

Perdendoli poi lungo la strada.

Esattamente. Fino alla scissione del 2008 con Vendola che partiva da un’intuizione positiva per poi però perdere la sua radicalità e mettere al centro della sua politica il centro-sinistra e il Pd. Al punto in cui siamo arrivati credo che tutto questo vada messo da parte, valorizzando però le persone che in tutti questi anni hanno dato vita a queste esperienze politiche e realtà sociali come la Fiom o Libera. Tu come osservatore esterno ma fino ad un certo punto, come interpreti questo scenario così problematico?
Tsipras sottolinea il fatto che si deve puntare alla governabilità, che si devono superare le scissioni, il settarismo, la cultura minoritaria che fa pensare di essere al riparo e dunque sempre all’opposizione. In Italia vedo con interesse sia per stima culturale sia per la sua indipendenza politica, il ruolo che può giocare Stefano Rodotà. Lui dice, e lo ha fatto anche recentemente, che bisogna aprirsi alla società civile, e puntare alle associazioni, dall’Arci alla Cgil fino ai gruppi di volontariato cercando insomma un contatto con la società. Si tratta di un processo che richiede umiltà e soprattutto che tutti facciano un passo indietro perché sia Rifondazione che Sel nel convivere pratico, anche nell’esperienza della Lista Tsipras, hanno continuato ad avere delle difficoltà. Parlando in questi giorni con esponenti di circoli di sinistra nelle Marche mi dicevano che si sta cercando di creare lì una lista unitaria con tutte le forze di sinistra. Ovviamente sembra una cosa molto banale, però la cosa principale da fare per mettersi insieme è essere d’accordo sul programma e poi, solo dopo, sulle forze che si presentano per sostenerlo. O magari tutte e due le cose insieme. Ci devono comunque essere degli elementi programmatici molto forti e semplici per poter parlare facilmente alla gente, come ha dimostrato di saper fare Syriza, che poi possano fare da collante. E Syriza appunto, anche rispetto alla realtà italiana, quello che mostra è che si deve partire proprio dalla quotidianità, mantenendo i propri punti di vista culturali, come la solidarietà e la coesione sociale sui quali Tsipras insiste molto, e l’ampliamento della base democratica. La soluzione dei problemi reali possono essere un reddito minimo, la possibilità per le persone di non essere licenziate facilmente, combattere la corruzione e l’evasione fiscale ma con delle proposte concrete. E’ questa la grande sfida.

Come vedi la situazione della minoranza Pd? Recentemente in un articolo su il manifesto lo storico e politologo Michele Prospero, bersaniano, ha definito disastrosa la loro battaglia dentro il Pd.
Io ho visto in questo periodo un certo attivismo da parte loro, riguardo soprattutto a quello che succedeva in Grecia. Per esempio ho visto che hanno insistito nel chiedere due riunioni della direzione Pd per prenderre una posizione sulla Grecia ed avviare un dialogo con le forze di sinistra. Questa è indubbiamente una mossa. Vedo che c’è una titubanza nel lasciare un grande partito, per quanto poi indistinto nella sua identità politica, per andare verso l’”ignoto”. Forse nel momento in cui dovesse partire veramente un processo costituente a sinistra, con una certa energia però, alcuni di loro potrebbero decidere di lasciare il Pd. E’ un passo difficile ma finché non si pone in essere la sfida non si potrà mai vedere. E soprattutto, secondo me, dipenderà molto da quanto il Pd seguirà sempre più una rotta verso il centro. Se questo dovesse avvenire e partire contemporaneamente un processo di aggregazione a sinistra lì forse la tentazione per la parte di sinistra o progressista del Pd sarebbe più forte.

Come vedi invece il ruolo del M5S che peraltro sulla Grecia si è espresso abbastanza bene ma, per confermare il suo atteggiamento, si è ben guardato dal partecipare alla recente manifestazione di Roma?
Anche lì vedo con interesse che la questione greca ha rimesso in movimento la situazione. Il M5S aveva insistito riguardo il referendum sull’euro. Rispondendo, prima delle elezioni, ad una mia domanda specifica Beppe Grillo aveva detto che se la posizione di Syriza era quella nota a tutti, cioè di non uscire dall’euro, tanto valeva tenersi il centro-destra. Perché appunto Tsipras non aveva, secondo loro, delle proposte abbastanza radicali. Invece adesso una delegazione grillina, dodici senatori e tre deputati, è stata ricevuta dall’ambasciatore greco e ha manifestato la propria solidarietà al nuovo esecutivo ellenico. Dicendo “ci vuole un fronte del sud”. Invece la posizione greca è “sì ad un fronte del sud ma per far cambiare politica a tutta l’Europa”. Tsipras dice in questo libro, considerazione credo condivisibile, che il limite dei 5S del quale si parla molto anche in Italia, riguarda il fatto che oltre la denuncia non hanno mai fatto una proposta politica coesa. Loro stanno aprendo a Podemos e a Syriza perché come loro sono movimenti antisistema. Ma in entrambi i casi quando si parla di proposte questi due partiti sono certamente più forti e questo li ha aiutati molto a crescere. E non c’è, e questa mi sembra la cosa fondamentale che segna una differenza con i grillini, questa situazione parallela che vede da una parte l’uso della rete e dall’altra una struttura piramidale così forte come dentro il movimento di Grillo e Casaleggio. Questi sono degli elementi di differenza. Poi se i 5S decideranno di lasciar perdere Farage nel Parlamento europeo e collocarsi più a sinistra su determinate battaglie potrebbero nascere dei fronti comuni. Ma anche lì ci vuole una ridefinizione delle posizioni.

Venendo invece alla Grecia stiamo assistendo un po’ tutti i giorni, da quando Syriza ha vinto le elezioni, a questo scontro tra il governo di Atene e le istituzioni europee, dove si alternano chiusure ad aperture da parte dell’Europa a fronte di una determinazione di Atene. La domanda che sorge spontanea è questa: fino a che punto possiamo dire che Syriza avrà vinto e fino a che punto invece avrà perso cedendo eccessivamente sui punti cardine della sua campagna elettorale e minando dunque così la sua credibilità?
Questo è un punto molto centrale. Syriza non ha voluto fare alcun passo indietro sulle pressioni che sono state esercitate i giorni scorsi riguardo un prolungamento del memorandum della Troika perché sarebbe stato rinnegare quasi la propria ragion d’essere. In questo momento la Troika appunto è sparita dai comunicati ufficiali. E questa è già una vittoria simbolica ma anche reale, pratica di Syriza. Perché vuole dire arrivare a trattare più da vicino, più direttamente con quelle che sono le istituzioni europee, l’Unione europea. E’ questo l’obiettivo. Certo ci sarà una grande trattativa, una lotta serrata per definire quali sono gli obiettivi che rimangono all’interno del nuovo accordo. Il ministro delle Finanze Varoufakis ha detto che il 70% degli accordi precedenti può essere accettato mentre il rimanente 30% no perché tossico, come lo ha definito lui. Io ho dato per il momento una letta a tutto ciò che è uscito e che è filtrato e quello che in sintesi non si vuole accettare è la deregolamentazione ulteriore dei rapporti di lavoro, una nuova diminuzione delle pensioni, licenziamenti più facili. Insomma tutto quello che va ad impattare ancora di più sul piano sociale. A questo Syriza dice no. E questo è indubbiamente un programma di sinistra, un elemento importante da sottolineare.
Pur essendo in un momento di grande crisi e di grande dipendenza economica dai creditori, Syriza sta cercando di portare avanti un programma di sinistra che marchi il cambiamento. Certo, con dei limiti che verranno poi imposti in sede di negoziazione altrimenti non sarebbe tale. Però, a quanto è dato vedere in questo momento almeno ci si incontrerà a metà, almeno tutte e due le parti faranno dei passi, e finalmente da parte della Germania non si sentirà dire “il programma dovrà andare avanti così com’è” ma, come abbiamo sentito dire nel vertice europeo sempre dalla cancelliera, “sono pronta a trattare”. E questa è già una vittoria di Syriza, anche se non vogliamo metterlo sul piano di una contrapposizione guerreggiata. Ma sul piano diplomatico e di messaggio verso gli elettori è appunto un successo. E non è causale che dal 36% che ha preso il partito di Tsipras si è passati all’atto dell’approvazione del programma di governo al 78%. E il 90% dei greci pensano che i partiti di opposizione debbano sostenere Syriza nella trattativa. Evidentemente c’era proprio bisogno di una liberazione e, come dice Tsipras in questo libro, di una decompressione psicologica. Perché la gente sentiva di andare sempre più giù e di non avere nessuna prospettiva.

E’ scattato un orgoglio nazionale….
Ma anche un orgoglio personale, di ragion d’essere, di poter andare avanti nella vita.

Veniamo al pareggio di bilancio. Tsipras sostiene di non essere contrario. E in effetti si tratta di capire nella sostanza come pareggi appunto il bilancio, con quali risorse….
Questo punto aveva provocato dei mal di pancia all’interno di settori della sinistra italiana. Lui in questa intervista ha mandato per la prima volta un messaggio all’Italia dicendo “io sono favorevole a tenere i conti in ordine”. Spiazzando qua e là a destra come a sinistra. Molti si sono chiesti “come si fa a tenere i conti in ordine e a far ripartire la politica sociale?”. Ma è questa la vera scommessa. Diciamo che è anche in qualche modo una mossa strategica perché in questo momento dire “voglio rimettere in piedi la situazione sociale e voglio tornare a fare debito” sarebbe una proposta irricevibile a livello europeo. Tsipras dice per esempio per l’avanzo primario “abbassiamolo all’1%”. E da quello che filtra dalla realtà europea si è pronti a discuterne. E anche l’Italia sembra pronta a sostenere questo sviluppo. Syriza propone di riuscire a far ripartire l’economia, per esempio a medio termine, elargendo meno sussidi di disoccupazione e investendo o valorizzando questi soldi risparmiati per tenere i conti in pareggio.

Tra l’altro il pareggio di bilancio si può anche raggiungere in modi diversi da quelli adottati finora. Per esempio combattendo l’evasione fiscale, male endemico da voi come da noi, e facendo pagare delle imposte che alcune oligarchie, come quella degli armatori, non pagano addirittura perché lo dice la Costituzione…..
Da alcuni dati che mi ha fornito Syriza non è che non paghino proprio nulla ma la situazione è comunque scandalosa. Secondo le ultime cifre disponibili loro pagano un quarto delle tasse rispetto all’insieme dei loro equipaggi.

Insomma se un pareggio di bilancio lo raggiungiamo facendo pagare le tasse a loro possiamo anche essere d’accordo….
Certamente sugli obiettivi possiamo anche accordarci e possono essere anche simili ma come arrivare a centrare questi obiettivi deve essere lasciato alla nostra libertà di decisione. Questo è il punto dirimente.

Altrettanto dirimente è quel 30% del quale parlava il ministro Varoufakis. Quei punti non negoziabili riguardano proprio le politiche liberiste che permeano tuttora l’Europa intera senza grosse differenze tra stati e stati. Ed è la prima volta che un governo di sinistra osa mettere in discussione alla radice questo problema epocale. Non credi sia questo il vero oggetto del contendere in un’Europa che più degli Stati Uniti di Obama fa fatica a lasciarsi alle spalle thatcherismo e reaganismo?
Il problema certo è ripartire da questo per poi riformulare una nuova proposta. E Revelli, che ha raccontato bene gli scenari che hai descritto nel suo ultimo libro, mi sembra una persona un po’ come Rodotà, che pur appartenendo entrambi a due generazioni mature, hanno una freschezza di idee che sicuramente può contribuire moltissimo ad un dibattito sul futuro della sinistra. Bisogna riuscire a passare dal momento della denuncia a quello della proposta. E in Italia c’è anche un problema di linguaggio in qualche modo. Perché, e lo dico un po’ provocatoriamente, Renzi e Tsipras, pur nelle loro differenze, riescono ad usare un linguaggio efficace veicolando dei messaggi diversi. E questo dovrebbe far riflettere la sinistra italiana perché veicoli in modo efficace dei messaggi nuovi.

Questo punto riguarda la sinistra italiana ma anche Izquierda Unida in Spagna che, pur avendo gli stessi obiettivi di Podemos, fa fatica a dialogare con il partito di Pablo Iglesias proprio per le ragioni che tu hai esposto.
Ho parlato recentemente con Rita Mestre, esponente di Podemos che ha partecipato recentemente ad una trasmissione televisiva qui in Italia, la quale mi ha detto che i loro rapporti con Iu non sono buoni perché questo partito li vede un po’ come concorrenti che stanno togliendo loro linfa vitale. Potremmo dire, azzardando un paragone, un po’ come ha fatto Beppe Grillo in Italia. Solo che il leader dei 5S, a meno di sorprese clamorose, sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva perché ha difficoltà di elaborazione di proposte, di gestione del movimento. Ma la sinistra in Italia è pronta a cogliere questa occasione? E’ questa la domanda. Si dovrà vedere anche che cosa vuole dire organizzare un nuovo soggetto. Fondersi tutti in questa nuova realtà? Fare una federazione? Attuare una collaborazione che però non deve ricordare assolutamente le varie e fallimentari liste del passato?

Nel libro affrontate anche il rapporto con la socialdemocrazia europea. Un universo che dopo il crollo del Muro di Berlino è diventato succube delle politiche neoliberiste, abbandonando valori e principi importanti ai quali si era ispirato, sia pure tardivamente, anche il Pci. Ancora oggi però non possono non essere ancora degli interlocutori, come lo stesso Tsipras ha detto. Che cosa ne pensi?
Si tratta di un capitolo molto difficile. Ho assistito anche, e lo dico spesso, alla riunione del Partito socialista europeo a Roma che si era tenuta in vista delle elezioni europee ed era venuto l’ex ministro degli esteri greco e vicepremier Venizelos, leader del Pasok. E lì Massimo D’Alema aveva detto in sintesi “o cambiamo o moriamo”. Nel senso che diceva “non possiamo discostarci da quella che è la nostra missione storica e non possiamo continuare a correre troppo dietro il neoliberismo”. E ho notato che a parte la sua testimonianza pubblicata nel libro, anche nelle sue prese di posizioni pubbliche molto recenti D’Alema è stato uno di quelli che più si è discostato dalla linea del Pd e che più ha guardato con interesse il fenomeno Tsipras. E recentemente ha rilasciato un’intervista al Messaggero dove sostiene la necessità del dialogo e della ricerca di una soluzione con Tsipras. Perché non trovarla, sostiene, avrebbe un costo enorme. Tutto questo per dire che ci sono evidentemente delle inquietudini all’interno della socialdemocrazia. La domanda che io mi pongo molto semplicemente è questa: noi abbiamo vissuto fino a qualche anno fa una semplificazione del quadro politico. Quindi questo centro che si divideva in parte a destra e in parte a sinistra creando nuove aggregazioni. Il problema è che questa semplificazione ha prodotto in gran parte una omogeneizzazione. Ora però che sono scoppiati dei problemi sociali resi ancora più evidenti dalla crisi, siamo di fronte a due ricette che propongono le stesse soluzioni inefficaci come è stato ampiamente dimostrato. Dunque o la socialdemocrazia, che tra le due parti politiche è quella che dovrebbe essere più vicina ai problemi sociali, si ripensa e ritrova un’anima a vocazione solidaristica e sociale, andando per forza a configgere in parte con il sistema vigente, con il sistema del credito, con la mancanza di lealtà politica all’interno dell’Ue, lanciando dei messaggi ai cittadini e istradando delle battaglie vere perché questo diventi realtà, oppure, come vediamo in tutti gli altri paesi d’Europa, rischia di avere grossi problemi. In Spagna, salvo miracoli, i socialisti non riusciranno a governare: in Francia Hollande è in grossissima difficoltà, in Germania la socialdemocrazia è alleata della Merkel che detta di fatto l’agenda di governo e non sento parlare di grosse prese di posizioni della Spd. Insomma per loro la sfida è aperta ed è anche molto urgente.

Secondo te esiste nei progetti di Syriza la possibilità che, falliti tutti i tentativi, si esca dall’euro? Ed esiste anche la scelta, sia pure come extrema ratio, di un’alleanza con Putin che significherebbe un cambio geopolitico della Grecia di dimensioni epocali?
Credo che per quanto si discuta questa cosa io credo che Syriza farà tutto il possibile per arrivare ad una soluzione. Ci sono stati degli economisti negli ultimi giorni, come per esempio l’eurodeputato di Syriza Costas Lapavitsas, i quali hanno detto che se si dovesse arrivare ad una strada senza uscita dovremmo proporre un referendum. Ma non tanto per uscire dall’euro ma sulla continuazione dei memorandum. E’ la risposta lascio immaginare a tutti quale potrà essere. E poi si vedrebbe quali decisioni prendere. Per quanto riguarda la situazione geopolitica io credo che quello sia stato anche un messaggio verso la Germania. Nel senso che, sia sul piano politico che economico non può pensare di dettare legge senza nessun contraccolpo. Voglio pensare che Tsipras abbia voluto far vedere che fuori dall’Europa ad egemonia tedesca tanto Obama quanto Putin pensano che questa situazione sociale sia dannosa ed intollerabile sia per l’Europa ma anche per i partner europei perché fonte di destabilizzazione. Non credo che la Grecia sia candidata ad un rapporto privilegiato e sempre più forte con Mosca dal punto di vista economico. Forse potrebbe controbilanciare alcune politiche europee, per esempio sull’Ucraina, e per quanto alcuni dicano di no credo che lo stesso Tsipras ha riconosciuto delle analogie con Andreas Papandreu. Come quest’ultimo allacciò, come pungolo nei confronti dell’Occidente, dei rapporti più stretti con i Paesi del Patto di Varsavia senza mai uscire dalla Nato e ovviamente senza mai entrare nell’orbita sovietica, anche Tsipras potrebbe fare lo stesso con Mosca. Però non per un cambiamento definitivo di campo.

Parlavi prima del grande consenso che Tsipras sta ottenendo dopo la vittoria alle elezioni. Questo non potrebbe significare un’allargamento dell’alleanza, finora limitata al partito dei Greci indipendenti? Penso a ciò che resta del Pasok e al Fiume….
Il problema è questo: il punto centrale che si è fatto comprendere all’estero con qualche difficoltà, è che questa alleanza con gli “indipendenti” è stata fatta soprattutto in nome della politica antiausterità. E che su questo punto le altre forze erano molto meno disposte. Stavros Teodorakis, che è il leader del Fiume, proviene da una carriera giornalistica concretizzatasi all’interno dei media più forti e sulla questione dell’austerità lui ha sempre tenuto una posizione mediana. Nel senso di cercare di risolverla ma senza creare reazioni troppo traumatiche tra i nostri partner. E il Pasok è stato al governo fino all’altro ieri con Nuova Democrazia. Penso che potrebbero esserci eventualmente dei passaggi di alcuni deputati in prospettiva verso la maggioranza. La formazione di George Papandreu invece non è entrata in parlamento. A livello politico si vedrà quale sarà il suo futuro. Se qualcuno ritornerà nel Pasok od altri si avvicineranno a Syriza. C’è poi l’incognita Falciani. Nel suo libro sostiene che nella famosa lista c’è il nome della madre di Papandreu. Cosa che lo stesso Papandreu ha smentito con dei comunicati ufficiali. Anche se l’ex dipendente della Hsbc di Ginevra sostiene che l’allora presidente francese Sarkozy, a conoscenza del fatto, lo avrebbe utilizzato al momento dei negoziati per far accettare le condizioni della Troika. Lo sviluppo di questa vicenda potrebbe quindi avere effetti negativi o positivi sul Movimento dei socialisti democratici. Syriza secondo me al momento, come mi ha detto anche Tsipras, punta soprattutto, e per ora ci sono riusciti, ad ampliare il suo consenso nella società greca. E’ quasi sorprendente il fatto che alcuni esponenti della chiesa ortodossa in questo momento sostengano Syriza, soprattutto dopo le elezioni, proprio nell’ambito delle politiche sociali. Poi la divergenza ideologica con i greci indipendenti avrebbe trovato, in nome dell’austerità, una composizione. Due punti molto identificativi del programma di sinistra, ovvero dare la cittadinanza ai figli degli immigrati ed estendere i diritti civili, tenendo conto che i patti convivenza sono già riconosciuti per gli eterosessuali e saranno estesi anche agli omosessuali, sono stati messi nei punti di governo. E loro non hanno reagito. Evidentemente c’è stato un accordo favorito dalla comunanza di intenti molto forte sui temi dell’austerità da spazzare via il dissenso su altri temi. Certo, ci saranno delle limature, come per i patti di convivenza che per gli omosessuali non sarebbero esattamente equiparati ai matrimoni. Comunque sarebbe un passo in avanti importante. Credo che per il momento si punterà ad ampliare il sostegno nella società e vedere se più tra le persone piuttosto che tra i partiti ci saranno le condizioni per ampliare la maggioranza. La quale comunque con 162 seggi disponibili su 150 necessari non mi sembra possa essere a rischio logoramento.

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