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"Francia, se il governo Hollande-Valls copia il Jobs act di Renzi con il progetto Macron". Intervento di Vincenzo Comito
Lo storico Luciano Canfora in una recente intervista ha dichiarato che ormai in Occidente esiste un solo grande partito, il partito del grande capitale. Forse Canfora esagera un pò, se pensiamo a cosa potrebbe succedere nel paese vicino se le elezioni le vincesse Marine Le Pen e del resto se da noi avesse la meglio Matteo Salvini, o, per altro verso, se si considera che, come mostra il caso greco, si può aprire in qualche modo qualche spiraglio di speranza.
Ma ci sembra che egli colga comunque un punto fondamentale della questione se guardiamo a come si sono ridotti i partiti e i governi “di sinistra” in Italia ed in Francia, paese, quest’ultimo, di cui vogliamo in questo scritto sottolineare alcune evidenti somiglianze con il nostro, almeno sul terreno politico.

Partiamo dai risultati delle recenti elezioni dipartimentali nel paese transalpino; i socialisti hanno subito una forte sconfitta, come era già avvenuto in altre quattro elezioni precedenti tenutesi negli ultimi due anni. Di fronte ad una destra che è sempre stata comunque forte nel paese, gli elettori tradizionalmente di sinistra, che avevano votato compatti per Francois Hollande alle presidenziali, si sono rivoltati in massa contro un governo che sta deludendo tutte le loro aspettative; così, essi si sono astenuti dal voto o, ancora peggio, in molti casi hanno votato per la destra anche estrema.
In effetti la presidenza Hollande aveva a suo tempo vinto le elezioni con un programma che sulla carta appariva per molti versi condivisibile, ma essa ha fatto presto a cambiare rotta: in effetti, già appena pochi mesi dopo la vittoria, i socialisti hanno messo a punto una riforma del sistema finanziario che non poteva essere più favorevole alle grandi banche nazionali ed estere.
Tale decisione ha dato poi il segnale per un’azione di governo che si è poi rivelata come complessivamente sempre più orientata a destra.
Mentre il potere esecutivo appare molto aggressivo sul fronte della politica estera, mostrando con i suoi militari la faccia feroce in Africa e contribuendo a mettere in difficoltà i negoziati con l’Iran, esaminiamo in effetti brevemente che cosa sta succedendo sul terreno economico.

Anche la Francia, come l’Italia, affronta una congiuntura difficile, anche se bisogna ricordare che complessivamente il paese transalpino è messo tradizionalmente abbastanza meglio di noi su quasi tutti i fronti; comunque anche in Francia, anche se si registra qualche fremito in più sul fronte dell’economia, si moltiplicano gli annunci di riduzione del personale nelle grandi come nelle piccole imprese.
Intanto, per quanto riguarda la politica europea e quella dell’euro, Hollande come Renzi non hanno mostrato né il coraggio né la volontà di contrastare in alcun modo la politica di austerità portata avanti sin qui con durezza dai tedeschi.

A fronte poi delle difficoltà e della perdita di prestigio del modello francese di sviluppo economico-sociale, il governo Hollande-Valls tenta di uscire dall’impasse con il progetto di legge Macron, dal nome del ministro dell’economia, M. Emmanuel Macron, progetto di cui si dibatte molto nel paese e che sta suscitando una forte opposizione nella sinistra del partito socialista e nei partiti più o meno alleati.
Il progetto di legge, che ufficialmente è mirato “alla crescita economica, allo sviluppo delle attività e ad assicurare l’uguaglianza delle possibilità a tutti”, in realtà prevede, tra l’altro, l’aumento delle possibilità del lavoro di notte e di domenica, l’indebolimento del codice del lavoro, estese privatizzazioni, l’abbattimento delle norme ambientali, e così via.
In sostanza, come commenta il mensile Le Monde Diplomatique nel suo numero di aprile, il progetto si potrebbe riassumere in una formula: “meno di tutto”; minor presenza dello Stato, minore protezione sociale, minori diritti sindacali, meno regole per le imprese, meno controlli pubblici.

Per altro verso, tale progetto sembra ansioso di recuperare per la Francia il terreno sino a ieri perduto nei confronti di Matteo Renzi e della situazione italiana in questa fantastica gara alla demolizione dello stato sociale.
Se dei governi eletti a sinistra fanno poi una politica di destra si può a questo punto anche guardare con una certa comprensione ad alcuni tentativi in atto, in Francia come in Germania, di rivalutare la figura del cancelliere Otto von Bismarck. Bisognerà forse votare a destra per avere una politica di sinistra, si chiede ad esempio con una certa ironia l’ex cancelliere tedesco Gerard Schroeder? Egli ricorda che, sia pure per combattere i socialdemocratici che erano allora in forte progressione, Bismarck adottò di fatto a suo tempo il loro programma; così la Germania, oltre ad introdurre il sistema elettorale più avanzato d’Europa, ebbe in un colpo solo un sistema di pensioni dignitoso, l’assicurazione malattie, l’assicurazione invalidità e così via.

Il progetto di legge Macron sara discusso in Parlamento dal 7 al 22 aprile ma già i media ci informano che esso sarà probabilmente ancora peggiorato nelle more della discussione in aula.
Ma intanto si prepara anche un nuovo progetto, il cosiddetto Macron bis, che dovrebbe compromettere ulteriormente la situazione: tra l’altro, in esso è prevista una liberalizzazione spinta dei licenziamenti nelle piccole e medie imprese.
Attendiamo con impazienza il virtuoso sviluppo degli eventi.
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