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"Pubblico impiego, la sfida imposta dal Governo è grossa. Superare barriere e steccati". Intervista a Federico Giusti, dei Cobas
Si terrà a Bologna il 9 aprile l'assemblea nazionale del Pubblico impiego (Cobas e Pubblicoimpiego In Movimento). Un appuntamento a cui si è scelto di dare un taglio di studio e approfondimento, nel tentativo di far ripartire le lotte in un settore dove il lavoro è diventato ormai un "bancomat" delle varie manovre. Quattro i punti al centro del confronto
• Questione contrattuale e Salario Accessorio.
• Processi Unitari per rafforzare la lotta dei dipendenti pubblici.
• Libertà sindacali, democrazia e rappresentanza.
• La funzione pubblica, terreno di unità tra dipendenti e utenti.ù

Controlacrisi ha intervistato Federico Giusti del Cobas Pubblico impiego di Pisa. 
 
Come nasce questa assemblea nazionale?
Dall'appello dei cobas di Pisa a novembre, da una assemblea toscana che ha riunito delegati\e di numerose sigle del sindacato di base (adl, sial\slai\si cobas, cub, sgb), una iniziativa dal basso che scaturiva dall'insuccesso degli scioperi di Ottobre indetti da Usb e Cobas scuola . Superare gli scioperi di sigla con manifestazioni di 2\3 mila lavoratori\trici per provare a costruire momenti di conflitto maggiore, questo è il nostro obiettivo, ovviamente non è detto che saremo all'altezza degli obiettivi, per questo serve tempo, umiltà e uno spirito improntato al confronto e alla dialettica interna senza fughe in avanti, non iniziative precostituite da calare addosso alle realtà territoriali. Insomma far tesoro degli errori del passato per svoltare pagina

Vogliamo essere molto chiari su un punto: non si tratta di costruire un 'altra organizzazione sindacale di base, piuttosto di iniziare un percorso che le realtà di base hanno da tempo abbandonato. Confronto, iniziative sui luoghi di lavoro, appelli di delegati\e sono alla base di questa iniziativa.... Pubblico impiego in movimento è uno strumento utile a superare barriere e steccati che da anni impediscono alle realtà di base un dialogo franco e costruttivo che superi la litigiosità gruppettara per riaprire un conflitto laddove sembra esista solo una supina accettazione

Ma dopo 7 anni di blocco dei contratti sembra che nel pubblico impiego regni la pace sociale?
Intanto se analizziamo i dati delle Rsu di un anno fa si capisce che cgil cisl uil mantengono il loro potere, certo che se tutti i sindacati di base avessero diritto di assemblea , di presentare le liste in ogni luogo di lavoro, se esistesse la piena agibilità sindacale, i risultati sarebbero ben diversi. Ma noi dobbiamo guardare alla realtà per come è, da anni nei luoghi di lavoro manca la democrazia, basti ricordare alle fortissime limitazioni che hanno imposto all'esercizio di sciopero, a iniziative bonapartiste come quella del sindaco Merola a Bologna che ha negato il diritto di assemblea a ciascuna realtà che ha eletto nell'ente suoi delegati, è arrivato perfino a cambiare le chiavi delle stanze adibite a sede sindacale e a deferire le realtà di base alla commissione di garanzia. Del resto chi si prepara a distruggere cio' che resta della Costituzione nata dall'antifascismo non puo' che avere una concezione e pratica che democratica non è

La pace sociale, come l'avete definita voi, regnante nel pubblico impiego va analizzata e compresa bene.
Intanto anagraficamente siamo i lavoratori piu' vecchi d'Europa, stanchezza e rassegnazione sono sicuramente fattori determinanti. E' innegabile che tutti i processi in atto vedono una triplice e santa alleanza, Governo nazionale, anci e autonomie locali e cgil cisl uil. Guardatevi i comunicati di questi sindacati, per loro i tagli sono responsabilità delle leggi statali, della Legge di stabilità dimenticando che l'anci ha partecipato attivamente alla sua realizzazione plaudendo ai risultati ottenuti, continuano a chiedere la condivisione di certi processi che alla fine significa solo accettarli e subirli con la mediazione sindacale. E' possibile che non si dica una parola sui codici disciplinari? I furbetti del badge non sono nostri amici ma con la scusa di combattere condotte fraudolente si sta introducendo un clima da caserma, si falsificano perfino i dati perché non corrisponde a verità che nel pubblico non si possa licenziare, basta vedere quanto scrive la Corte dei Conti e la Ragioneria dello Stato....Eppure tra manipolazione della realtà, campagne mediatiche contro i fannulloni, l'idea diffusa del dipendente pubblico è stata quella di un soggetto corretto e corruttibile che ruba il salario. In questo scenario è facile convincere la opinione pubblica che le privatizzazioni siano lo strumento per far lavorare tutti\e, dimenticando che privatizzare significa altro ossia aumento dei costi a carico dei cittadini, contratti di lavoro part time e piu' bassi, regalare servizi e finanziamenti pubblici a soggetti privati, anche ad aziende che di pubblico hanno solo il nome. Insomma se guardiamo a come si sono comportati i managers di alcune aziende pubbliche\municipalizzate, non sarebbe difficile costruire una campagna per reinternalizzare servizi e rompere i dettami europei del pareggio in bilancio che oggi dallo stato si estende agli enti locali. Ma per fare cio' bisogna non stare sulla difensiva o limitarsi a iniziative sporadiche di sigla.... Se stiamo zitti non evitiamo di certo i processi di privatizzazioni.

Il sindacato non ha contrastato le privatizzazioni anni fa e non le avverserà oggi, non ha mosso foglia contro i dettami europei e continuerà a tacere domani sognando magari un nuovo patto sociale sulle ceneri dello statuto dei lavoratori, con il forte ridimensionamento del contratto nazionale, un sistema di deroghe, i voucher alternativa al lavoro gratuito che per altro cgil cisl uil all'expo hanno sostenuto con tanto di accordo. Anche sui precari abbiamo perso una grande occasione: una legge di stabilità che prevede una sola assunzione su 4 pensionamenti sarebbe stata una occasione ghiotta che non abbiamo saputo cogliere. Del resto in dieci anni migliaia sono i precari cacciati dalla pubblica amministrazione e quelli rimasti sono invisibili e pronti a qualunque contratto pur di restare.. Un grande movimento contro la precarietà sarebbe stato necessario ma qui la frammentazione del sindacato di base ha giocato un ruolo negativo

Per questo bisogna ricostruire una analisi e una pratica diversa....

Alcuni esempi?
Intanto bisogna rimettere in discussione il nostro modo di fare sindacato oggi. La elezione di delegati di base nelle rsu è importante ma se poi riproducono le dinamiche di cgil cisl uil non si va lontano. Le rsu nel pubblico non sono uno strumento di democrazia né rappresentano le istanze avanzate ma sono uno strumento di mediazione sulle dinamiche del salario accessorio. Grandissima parte delle rsu hanno interiorizzato il concetto che il solo ambito nel quale muoversi sia la contrattazione di parte del fondo della produtività, si media su questa o quella voce senza mai discutere dei processi in atto. Se non contrasti le privatizzazioni, l'assenza di formazione, se non analizzi gli atti e non li contrasti cercando una sponda anche nell'opinione pubblica cosa ci stai a fare? Lo smantellamento delle province e delle camere di commercio avrebbe meritato piu' attenzione e una campagna mediatica mirata a dimostrare la infondatezza delle decisioni del Governo. Invece è successo l'esatto contrario, silenzio sui processi in atto e il sindacato nel ruolo della riduzione del danno, a mediare sui casi singoli, a conservare le proprie clientele. Noi dobbiamo essere consapevoli dei limiti delle rsu per costruire un modo diverso di fare sindacato, per ridiscutere anche del concetto di mediazione\rappresentanza. In Rsu non si discute di nulla, a maggioranza passano decisioni compatibili con gli interessi delle autonomie locali governate dal Pd o con la politica dei tagli ai servizi sanitari stabiliti dalle Regioni. Poi una sigla di base organizza una giusta manifestazione contro questi processi .....ma al di là del non essere concordi con i processi in atto non produci reale opposizione . Da questo limite dovremmo partire per una inversione di tendenza....

Cosa avete intenzione di fare?
Intanto questa assemblea nazionale a Bologna, proveremo a costruire alcune parole d'ordine per una campagna di informazione, una cassetta degli attrezzi a disposizione di ciascun lavoratore, iniziative concrete , di lotta e di conflitto,in difesa del pubblico, cercheremo di coordinarci dotandoci di strumenti e metodi comuni. Poi questo percorso va portato nel sud, sabato 9 definiremo meglio, e tutti insieme, percorsi e prospettive. Di certo una opposizione manca nel pubblico impiego e costruirla è di vitale importanza se vogliamo contrastare i decreti attuativi della Madia, lo smantellamento della sanità, della istruzione. Questi delegati\e hanno un valore aggiunto: la determinazione e la disponibilità al confronto, di questi tempi sono valori aggiunti.

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