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"Pcb e altre storie di contaminazione. Un'analisi della situazione", di Silvia Ribeiro
Si chiamano policlorobifenili (PCB) e sono composti chimici molto stabili. Monsanto, regina delle sementi OGM di recente acquisita dalla Bayer, l’azienda farmaceutica che porta nelle nostre case l’aspirina, li brevettò nel 1930. Due anni dopo cominciava anche la produzione della Caffaro, a Brescia, che cessò solo 1983, quando pure l’Italia si decise a vietarne la produzione, largamente impiegata in vernici, pesticidi, carte copiative, adesivi, ecc. Negli Usa, il PCB era stato proibito nel 1977. Ad Anniston, Alabama, 20 mila abitanti intrapresero un’azione legale contro la contaminazione di acque, terre e aria che aveva provocato un’alta percentuale di casi di cancro e molte altre infermità, aborti e difetti di nascita. Nel 2003, a 73 anni dal brevetto, Monsanto accettò di prendere misure di bonifica ambientale e pagare agli abitanti 700 milioni di dollari, una cifra ridicola per un colossale disastro causato da chi sapeva di provocarlo. Ora, il PCB è ovunque, straordinari livelli di contaminazione sono stati rinvenuti perfino nei crostacei della Fossa delle Marianne, il punto più profondo degli oceani, con più di 11 mila metri di profondità, nel nord-ovest dell’oceano Pacifico. Di quei crostacei si nutrono naturalmente i pesci e dei pesci ci nutriamo noi.

La concentrazione di PCB nei delfini e nelle balene è particolarmente intensa. Si accumula nei tessuti grassi e non si elimina.
Uno studio scientifico, pubblicato la scorsa settimana, ha riscontrato “straordinari” livelli di contaminazione da agenti chimici altamente tossici nella fauna della fossa delle Marianne, il punto più profondo degli oceani, con più di 11.000 metri di profondità, nel nord-ovest dell’oceano Pacifico.
Tra gli altri, hanno trovato il PCB (bifenili policlorurati), sostanza prodotta per più di 40 anni dalla Monsanto e più conosciuta in Messico, per la sua formulazione.
Per lo studio hanno preso campioni di anfipodi, piccoli crostacei che vivono lì, e hanno trovato che hanno livelli di PCB superiori rispetto a organismi analoghi che vivono negli scarichi delle zone industriali fortemente inquinate dell’Asia, a più di 1.000 chilometri di distanza.
Hanno preso anche esemplari di crostacei nella fossa oceanica Kermadec, nel Pacifico meridionale, vicino alla Nuova Zelanda e hanno riscontrato contaminazione da PCB e da PBDE (eteri di difenile polibromurati). Questa fossa è profonda più di 10.000 metri e si trova a 7.000 chilometri da quella delle Marianne.
Entrambe le sostanze sono catalogate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come cancerogene, inoltre sono neurotossiche, interferenti [disruttori] endocrini e causano difetti di nascita e altre gravi malattie.
Sono “contaminanti organici persistenti” e sono bioaccumulabili. Si definiscono così perché non si dissolvono nell’acqua né si degradano facilmente, sebbene siano solubili nei lipidi. Pertanto, ogni essere vivente che ne viene esposto, li accumula nei suoi tessuti grassi e non li elimina: li passa ai suoi predatori quando questi li mangiano e questi, a loro volta, ai successivi, accumulando ogni volta maggiori quantità. Risultano così contaminate molte specie di uccelli e pesci di acqua dolce o di mare, che sono poi cibo per gli uomini. È stata trovata contaminazione con PCB e PBDE in molti organismi diversi, in fonti di acqua e sedimenti, in uova di uccelli, balene e perfino nell’Artico. In diversi paesi, sono stati trovati residui di PCB e di PBDE anche nel latte materno e nei neonati.

Il PCB è stato particolarmente utilizzato nei circuiti elettrici. Monsanto è stato il primo produttore mondiale di PCB fin dal 1929 e l’unico produttore di PCB del Nord América, fino a quando, nel 1977, ha cessato la sua produzione. I PCB sono stati usati principalmente come isolante del materiale elettrico e come ritardanti di fiamma. Attualmente il loro uso è proibito nella maggioranza dei paesi, ma esistono grandi quantità di rifiuti in condizioni precarie.

La produzione di PCB della Monsanto è stata realizzata attraverso la sua sussidiaria Solutia, ad Anniston, in Alabama, dalla quale in seguito si è scorporata. Ad Anniston, 20.000 abitanti hanno intrapreso un’azione legale contro le due imprese, per aver contaminato le acque, le terre e l’aria con il PCB, provocando un’alta percentuale di casi di cancro e molte altre infermità, aborti e difetti di nascita. Dopo un lungo processo, nel 2003 la Monsanto ha accettato di prendere misure di bonifica ambientale e pagare agli abitanti 700 milioni di dollari, una cifra ridicola per il disastro causato.
Uno dei punti più spaventosi del caso, è che durante il processo è venuto alla luce che la Monsanto fin dall’inizio aveva ricevuto rapporti sul fatto che il PCB era seriamente tossico, per casi di lavoratori ammalati e successivamente per la morte di pesci, così come per prove dell’acqua. Monsanto ha accantonato i rapporti che, per diversi decenni, le venivano consegnati periodicamente e ha continuato a produrre PCB che adesso sappiamo che oltre ad avvelenare centinaia di migliaia di persone in diverse parti del mondo, è arrivato ai confini più estremi del pianeta, dove persiste la sua azione tossica.

In Messico, i maggiori importatori di askarel (PCB con solventi) sono stati la Commissione Federale dell’Elettricità e la Pemex. Tanto la manipolazione, l’uso per la fabbricazione quanto lo smaltimento finale del PCB (in prodotti di scarto, ecc) sono altamente pericolosi e ci sono stati gravissimi casi di contaminazione per sversamenti, in diverse parti del mondo. In Messico, i casi più noti sono avvenuti nello Zacatecas (da parte della miniera Rosicler che come attività importava residui di askarel) e a Perote, nello stato di Veracruz, dove nel 1990 la CFE ha collocato 240.000 litri di rifiuti di askarel. Nel 1996, le forti piogge lo hanno sversato e la popolazione ha iniziato a indagare, tra le altre cose perché cominciavano a esserci feti con anencefalia e molti casi di cancro. Alla fine hanno costretto la CFE a portarli via, ma gli effetti e la contaminazione da PCB continuano.
Monsanto è anche l’inventore e per decenni è stato l’unico produttore del glifosato, l’agrotossico onnipresente nei transgenici e che nel 2015 l’OMS ha dichiarato cancerogeno. L’impresa ha cercato con molti mezzi di rovesciare o annullare questo rapporto con altri di scienziati legati all’impresa.

Bayer, Basf, Dow, DuPont, Syngenta e qualcun’altra, hanno tutte storie simili a quelle della Monsanto. Da più di cento anni, come imprese, producono sostanze chimiche tossiche, e hanno invaso campi, città, sementi, cibo, i nostri corpi, quello delle nostre figlie e figli e migliaia di specie nell’ambiente, fino agli estremi confini della terra.
Forse per questo, non ci dovrebbe sorprendere che siano giunti fino ai punti più profondi dell’oceano, ma è sconvolgente, perché dimostra in modo tanto chiaro quanto sia esteso e onnipresente l’artiglio della contaminazione chimica, intrinseco al capitalismo industriale.

Contaminazione che ci fa ammalare e ci debilita anche per combatterli. Per questo, lavorare per modi di produrre, consumare e relazionarci in forma solidale che facciano fronte a questa contaminazione, modi per evitare il vortice chimico-industriale, dai nostri cibi alle medicine e forme di organizzazione, sono anch’essi modi di resistere al capitalismo.
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