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L’Earth Hour, l’Ora della Terra, mobilitazioni il prossimo 24 marzo: "Anche con il limite posto a Parigi il 25% delle specie sono destinate a scomparire"
In un Mediterraneo che diventa “bollente” sono a rischio tartarughe, cetacei, tonni e storioni. Mentre in tutto il mondo rischiano di scomparire tigri, orsi polari e leopardi delle nevi, specie simbolo di un cambiamento climatico che, se non arrestato, rischia di far scomparire intere specie animali e vegetali in tanti paradisi naturali e aree del pianeta ricche di biodiversità. L’allarme viene dal WWF, che in questo modo lancia anche la mobilitazione verso l’Earth Hour, l’Ora della Terra, del prossimo 24 marzo.

“Se le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare senza controllo, il mondo è destinato a perdere almeno la metà delle specie animali e vegetali oggi custodite nelle aree più ricche di biodiversità. A fine secolo potremmo assistere ad estinzioni locali in alcuni paradisi come l’Amazzonia, le isole Galapagos e il Mediterraneo. Anche rimanendo entro il limite di 2°C posto dall’accordo sul clima di Parigi, perderemmo il 25% delle specie che popolano le aree chiave per la biodiversità”: questi i risultati più allarmanti del nuovo studio pubblicato sulla rivista Climatic Change e realizzato da esperti dell’Università dell’East Anglia, della James Cook University e dal WWF. La ricerca ha analizzato l’impatto dei cambiamenti climatici su circa 80 mila specie di piante e animali in 35 aree del pianeta ricche di biodiversità, soffermandosi sugli effetti di diversi scenari di cambiamento climatico, da quello peggiore, con aumento della temperatura media globale fino a 4.5° C, a quello che prevede un aumento di 2 °C, il limite indicato dall’Accordo di Parigi. Il modo migliore per scongiurare la perdita di specie è mantenere l’aumento globale delle temperature il più basso possibile. L’Accordo di Parigi si impegna a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C , cercando di tenersi entro 1,5°C, il che aumenterebbe le possibilità di sopravvivenza di molte specie selvatiche.

In alcune aree del mondo – come le savane boschive a Miombo in Africa, l’Australia sudoccidentale e la Guyana amazzonica – l’impatto di un aumento di 4.5 °C creerebbe un clima insostenibile per molte specie che oggi vivono in questi paradisi naturali. I dati sono drammatici: fino al 90% degli anfibi, l’86% degli uccelli e l’80% dei mammiferi si potrebbero estinguere localmente nelle foreste a Miombo, in Africa meridionale; l’Amazzonia rischierebbe di perdere il 69% delle sue specie vegetali; in Australia sudoccidentale l’89% degli anfibi potrebbe estinguersi localmente; nel Madagascar il 60% di tutte le specie sarebbe a rischio di estinzione locale.


A rischio poi è il Mediterraneo. Il focus sul Mare Nostrum dice che “il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici: l’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico”. Un cambiamento climatico anche “moderato” mette a rischio la biodiversità del Mediterraneo. Anche se l’aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie analizzate di piante ed animali sarebbe a rischio, mentre senza una decisa diminuzione dei gas serra andrebbe persa la metà della biodiversità. Fra le specie più a rischio ci sono le tartarughe marine e i cetacei.

“Quella che oggi siamo chiamati ad affrontare è una vera emergenza planetaria. Il rischio che molti dei luoghi più affascinanti come l’Amazzonia e le Isole Galapagos e alcune aree del Mediterraneo, potrebbero diventare irriconoscibili agli occhi dei nostri figli non solo viene confermato dai dati della ricerca ma diventa ben più drammatico di quanto immaginavamo – dichiara Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia – Metà delle specie non sopravvivrebbe al cambiamento climatico. Splendide icone come le tigri dell’Amur o i rinoceronti di Giava, vissuti sulla terra per 40 milioni di anni rischiano di scomparire, così come decine di migliaia di piante e altre piccole creature, fondamentali per la vita sulla terra. Per questo nel prossimo Earth Hour chiediamo a tutti di fare una promessa per il pianeta, a partire da piccoli gesti quotidiani capaci di proteggere il nostro pianeta vivente”.

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