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Si riapre la battaglia contro l'inquinamento petrolifero della Basilicata. Raccolte migliaia di firme per la chiusura delle attività estrattive
Stando ad una raccolta di firme su change.org, non sono davvero pochi i Lucani contrari alle estrazioni petrolifere in Basilicata

"I Lucani sono consapevoli ormai che il petrolio genera solo “sviluppo distorto” - si legge in una nota di "Scanziamo le scorie" - senza creare ricchezza per le imprese locali, dichiara Donato Nardiello Presidente dell’associazione. Sono coscienti che le compagnie petrolifere stanno utilizzando la nostra terra solamente per fare profitti. Sfruttano il capitale naturale della Basilicata, compromettono l’utilizzo dell’acqua e di altre preziose risorse del territorio, fondamentali per tutelare la salute, l’ambiente e per sostenere la crescita e il progresso dell’economie locali del settore turistico, e agricolo e culturale".

Prima che sia troppo tardi, propone Nardiello, le Istituzioni coinvolgano i cittadini, le associazioni e le imprese per individuare una strategia di uscita del petrolio dalla Basilicata. "Alcuni Stati lo hanno già fatto. Basta volerlo! Può farcela anche la Regione Basilicata".

La petizione lanciata con la scoperta dello svernamento del petrolio dal COVA dell’ENI in Val d’Agri e della conseguente contaminazione delle falde acquifere chiede al Presidente della Regione Marcello Pittella al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni di attivare una moratoria per la chiusura delle attività estrattive sul territorio della Basilicata. "Nei prossimi giorni, conclude Nardiello, continuerà la raccolta delle firme con una serie di iniziative". Il 20 maggio, con i volontari di ScanZiamo le Scorie parteciperemo alla manifestazione a carattere interregionale a Corleto Perticara (PZ) contro l’apertura di Tempa Rossa.

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