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Plan Condor, "una grande pagina di giustizia". In Italia però c'è ancora molto da fare per scoprire i nascondigli dei torturatori latitanti
"Una grande pagina di giustizia". Così l'associazione Progetto diritti, ovvero gli avvocati che nel processo "Plan Condor" hanno assistito le famiglie delle vittime, hanno definito il pronunciamento della Corte d’Assise d’Appello di Roma che ha confermato la sentenza di
primo grado.

In questa sentenza c'era stata la condanna all’ergastolo dei vertici del Plan Condor, lo strumento di sterminio di una generazione politica democratica e rivoluzionaria nell’America Latina degli anni settanta. Ma la Corte d'Assise ha preso il coraggio a due mani ed è andata oltre riformando la prima sentenza e condannando all’ergastolo gli altri 18 imputati giudicati oggi responsabili del sequestro, delle torture, dell’omicidio e della sparizione di decine di persone vittime della collaborazione tra le dittature fasciste dell’America del Sud.

Tra i condannati più emblematici c’è Jorge Nestor Fernandez Troccoli, militare uruguaiano di origini italiane. All’epoca dei crimini, Troccoli era capitano del servizio segreto della marina uruguaiana (S2), dove era conosciuto come «el torturador». Nato a Montevideo il 20 marzo 1947, passaporto italiano dal 2002, grazie alla sua doppia nazionalità (e ad amici potenti) alla vigilia di un possibile arresto, Troccoli fuggì dall’Uruguay per nascondersi tra Marina di Camerota e Battipaglia. Nonostante l’assoluzione in primo grado, in appello hanno pesato le prove schiaccianti per gli omicidi contestati, tra cui quelli degli italo-uruguaiani Raul Borrelli, Yolanda Casco, Edmundo Dossetti, Raul Gambaro, Ileana Garcia, e Julio D’Elia.

"È stata la vittoria innanzitutto dei familiari delle vittime - si legge nel comunicato di Progetto diritti - che non hanno mai abbandonato la ricerca della verità e della giustizia. I due gradi del processo hanno fatto rivivere quelle terribili vicende a partire dall’11 settembre del 1973, il giorno in cui fu rovesciato in Cile il governo del Presidente Salvador Allende, democraticamente eletto. È stata la vittoria dei magistrati e degli avvocati che hanno perseguito la strada della tutela dei diritti umani contro le complicità e le impunità degli aguzzini. I crimini contro l’umanità non devono restare impuniti".

Come si ricorderà il “Plan Condor”, con l’auspicio di Washington, fu il coordinamento delle dittature latino-americane degli anni ’70 e ’80 (in particolare del Cile, Argentina, Uruguay e Bolivia) per lo sterminio degli oppositori politici. Grazie a questo criminale accordo, gli oppositori erano sequestrati, torturati, e fatti scomparire nei diversi Paesi, da squadre “miste” delle forze repressive latino-americane. Tra le vittime, sono molte quelle di origini italiane.

Marco Consolo, responsabile Esteri del Prc, ricorda che il PRC ricorda che da troppo tempo l’Italia "si è trasformata in un rifugio dorato per diversi criminali latino-americani. Uno di loro, l’ex-tenente colonnello argentino Carlos Luis Malatto, è stato recentemente scovato in vacanza in un residence siciliano vicino Messina, da cui ha fatto perdere temporaneamente le proprie tracce. Come mai il nostro Paese è luogo di latitanza o soggiorno per criminali in fuga ? Quale sistema di rapporti più o meno occulti appoggia e copre la loro presenza ?"
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