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Ex-Ilva, fioccano le prescrizioni a favore di chi era imputato di inquinamento
Il giudice monocratico del Tribunale di Taranto Loredana Galasso ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell'ex commissario straordinario dell'Ilva Enrico Bondi e dell'ex direttore di stabilimento Antonio Lupoli, imputati per getto pericoloso di cose e attività di gestione di rifiuti non autorizzata contestati fino all'1 agosto 2015. Dopo due richieste di archiviazione, era stato il gip Vilma Gilli a disporre nuove indagini e a ordinare l'imputazione coatta ai pm.
Dal procedimento era già stata stralciata la posizione dell'ex commissario straordinario Piero Gnudi e dell'ex direttore Ruggero Cola, per i quali il processo proseguirà il 19 febbraio dinanzi al giudice monocratico Chiara Panico. Gli imputati, secondo l'originaria contestazione dell'accusa, nelle rispettive qualità e in concorso e accordo tra loro, avrebbero omesso, nell'esercizio dell'attività produttiva dello stabilimento siderurgico Ilva sottoposto a commissariamento, di adempiere compiutamente alle prescrizioni Aia (rilasciate il 26 ottobre 2012) nonché alle prescrizioni del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria di cui al Dpcm del 14 marzo 2014.
Per l'accusa, sostenuta dai pm Remo Epifani, Raffaele Graziano e Mariano Buccoliero, avrebbero così determinato "illecitamente - secondo il capo d'imputazione - lo sversamento di una quantità imponente di emissioni diffuse e fuggitive, nocive in atmosfera, emissioni derivanti dall'area parchi, dall'area cokeria, dall'area agglomerato, dall'area altiforni, dall'area acciaieria, e dall'attività di smaltimento operata nell'area Grf, nonché dalle diverse torce dell'area acciaieria a mezzo delle quali (torce) smaltivano abusivamente una grande quantità di rifiuti gassosi".
Già nella fase delle indagini preliminari, si sono costituiti parte civile il Comune di Taranto, tramite l'avvocato Rosario Orlando, con la richiesta di danni per 10 milione di euro; e Legambiente, tramite l'avvocato Ludovica Coda, con richiesta di risarcimento di mezzo milione di euro.
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