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L'Alcoa annuncia la chiusura operai occupano lo stabilimento
CAGLIARI - Si fermano due degli stabilimenti italiani dell'Alcoa, il gigante Usa dell'alluminio, e gli operai occupano gli impianti. L'azienda ha decretato lo stop della produzione primaria a Portovesme, nel Sulcis Iglesiente, e a Fusina (Venezia) dopo la decisione della Commissione Europea che ha chiesto la restituzione degli aiuti ricevuti sul prezzo dell'elettricità. La chiusura di Fusina sarebbe immediata, mentre quella di Portovesme sarebbe probabilmente fissata per la fine del 2010, fanno sapere alcuni rappresentanti sindacali. L'azienda dà lavoro a 2.500 persone in Italia. Nella chiusura dei due stabilimenti sono coinvolte 1000 dipendenti diretti e 1000 lavoratori dell'indotto. La multinazionale ha annunciato solo la sospensione "temporanea" della produzione, non la chiusura, nei due stabilimenti in Italia annunciando di voler fare ricorso. Dopo l'incontro, oggi, al ministero dello Sviluppo economico, l'azienda ha ribadito che "interruzioni temporanee degli impianti potrebbero determinarsi dopo un processo di consultazione che potrà durare fino alla seconda metà di dicembre". Per l'amministratore delegato Giuseppe Toia, "se Alcoa potrà ottenere un contratto di fornitura di energia elettrica a prezzi competitivi, questa interruzione sarà immediatamente sospesa". Per gli operai è stata una giornata di attesa. Dopo l'occupazione degli impianti decisa stamani, i dipendenti dell'Alcoa, al termine dell'assemblea, hanno tolto il blocco ai cancelli della fabbrica ma alcuni di loro resteranno all'interno dello stabilimento anche per la notte, in attesa dell'incontro di domani mattina con i sindaci della zona per organizzare nuove forme di protesta. Stamane i lavoratori di Portovesme avevano "sequestrato" la sede dello stabilimento, imponendo al direttore della fabbrica Marco Guerrini, al vicedirettore Sergio Vittori e agli altri dirigenti di assistere all'assemblea per avere "risposte immediate".
Una prima risposta è stata una sorta di moratoria per i prossimi 15 giorni. Lo annuncia Roberto Straullu, della Uil, che si trova nello stabilimento sardo: "Usciamo ora da un incontro con la direzione dello stabilimento, ci siamo spostati dalla sala delle assemblee. Resta lo stato di agitazione e la produzione continua, ma abbiamo raggiunto l'ipotesi di un percorso in cui non sarà messa in atto nessuna azione negativa per i prossimi 15 giorni, l'azienda ha siglato un impegno scritto". Anche a Marghera 250 operai metalmeccanici dell'Alcoa sono scesi in strada a bloccare parzialmente per un paio d'ore la viabilità industriale. La sospensione della produzione è stata decisa per "le incertezze sulla fornitura di elettricità per i suoi forni di fusione a tariffe competitive e per l'impatto finanziario della decisione della Commissione Europea", si legge nel comunicato di Alcoa. La Commissione ha chiesto ieri al produttore di alluminio di rimborsare le sovvenzioni avute dal 2006 sui prezzi dell'elettricità in Italia, sostenendo che si tratta di aiuti pubblici illegali. L'ammontare degli aiuti da rimborsare non è stato divulgato, ma secondo fonti sindacali citati dai media italiani, si eleverebbe a 270 milioni di euro. La produzione di alluminio richiede un forte consumo di energia: Alcoa aveva concluso con il fornitore di elettricità italiano, l'Enel, un contratto che gli assicurava tariffe fisse per una durata di dieci anni, fino al dicembre del 2005. La Commissione Europea aveva all'epoca autorizzato ciò che aveva assimilato a una "operazione commerciale ordinaria conclusa alle condizioni del mercato". Dal 2006, però, Alcoa ha continuato a beneficiare di tariffe privilegiate, ma secondo un diverso dispositivo: continua ad acquistare la sua elettricità dall'Enel, ma è lo stato italiano che gli rimborsa la differenza con la tariffa storica, ciò che Bruxelles considera come "un aiuto pubblico illegale". "La tariffe è in vigore da oltre dieci anni in italia e è stata approvata dalla commissione nel 1995, l'anno in cui Alcoa ha acquistato le infrastrutture" si difende il gruppo.
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