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Alcoa. La mobilitazione continua. Fiom: “Quell’alluminio è necessario per il Paese”

di Tommaso Vaccaro

CAGLIARI – Resta critica la situazione all’Alcoa di Portovesme, in Sardegna, e Fusina (Venezia). Gli operai dei  due stabilimenti italiani del colosso americano dell’alluminio mantengono alto il livello della mobilitazione, dopo che ieri i vertici aziendali avevano stabilito unilateralmente la sospensione delle attività produttive in rotta con la Commissione Ue che chiede al governo italiano di recuperare gli aiuti di Stato concessi all'Alcoa per i suoi impianti.

Uno stop a cui i dipendenti hanno risposto con il “sequestro” del sito industriale sardo e con il trattenimento di alcuni dirigenti.

Dopo le assemblea dei lavoratori di venerdì sera e sabato mattina, sono stati tolti i blocchi ai cancelli della fabbrica di Portovesme e i due lavoratori rimasti a protestare sul silos a sessanta metri d’altezza dal 2 novembre scorso, sono scesi su sollecitazione degli stessi colleghi. Questo dopo che l'amministratore delegato di Alcoa Italia, Giuseppe Toia, al termine dell'incontro tenutosi al ministero dello Sviluppo economico, ha sottolineato come l’azienda non abbia alcuna intenzione di chiudere definitivamente gli impianti di produzione dell'alluminio nel nostro paese.

Resta tutta, però, la preoccupazione per il futuro dei 2500 dipendenti diretti e dell’indotto, soprattutto a seguito della conferma ufficiale da parte della Ue di voler andare avanti nella richiesta di risarcimento. E in attesa dell’appuntamento con il ministro Scajola, fissato per giovedì 26 novembre, i sindacati si scagliano contro Bruxelles e chiedono un impegno concreto da parte del governo e dell’azienda ad uscire da questa situazione di stallo.

Alcoa Italia: “Con nuovo contratto elettrico agevolato, riparte subito la produzione”

“Non c'è alcuna dichiarazione secondo cui Alcoa intende chiudere definitivamente i suoi impianti di produzione dell'alluminio (smelters) in Italia”. A dichiararlo è l'Amministratore delegato di Alcoa Italia, Giuseppe Toia, il quale aggiunge che si tratterebbe, semmai, di “interruzioni temporanee degli impianti che potrebbero determinarsi dopo un processo di consultazione che potrà durare fino alla seconda metà di dicembre”, chiarisce. E ancora: “se Alcoa potrà ottenere un contratto di fornitura di energia elettrica a prezzi competitivi, questa interruzione sarà immediatamente sospesa”. L'azienda e il Ministro dello sviluppo, Claudio Scajola comunque, conclude, “stanno lavorando da alcuni giorni a questo processo”

La Ue insiste: è aiuto di stato illegale. Risarcimento entro quattro mesi

Ma la Commissione europea tira dritto e con una decisione adottata a Bruxelles l’Esecutivo dell’Unione ribadisce che gli aiuti che sono stati erogati sotto forma di tariffe elettriche agevolate rappresentano una violazione della normativa comunitaria.

Alle autorità italiane viene chiesto, nello specifico, di recuperare gli aiuti versati ad Alcoa in Veneto dal primo gennaio 2006 in poi e nel caso delle attività in Sardegna nell’arco temporale compreso tra il primo gennaio 2006 e il 18 gennaio 2007. Il documento di Bruxelles, firmato in calce dal commissario alla concorrenza Neelie Kroes, afferma inoltre che l'Italia dovrà inoltre annullare tutti i pagamenti futuri e dovrà dare attuazione a quanto chiesto dalla Commissione europea entro quattro mesi.

Una decisione che mette in forte crisi la casa produttrice di alluminio e che mette a rischio migliaia di posti di lavoro.

L’Alcoa e i costi energetici. Fiom: “Quell’alluminio è fondamentale per il Paese”

I due stabilimenti del colosso americano rappresentano per l’Italia l'intera produzione di alluminio e coprono il 18% del fabbisogno nazionale. Stando ai dati forniti dall’azienda, con il costo attuale dell’energia elettrica (senza agevolazioni) si accumulerebbe un passivo di 10 milioni di euro al mese. Il costo di un megawatt/ora in Sardegna, infatti, è di 89 euro, nel resto d'Italia e d'Europa, mediamente è di 45 euro per Mwh. Una cifra che, secondo i vertici Alcoa, alla luce dello straordinario fabbisogno energetico per la lavorazione dell’allumina, sarebbe assolutamente non sostenibile.

In questo senso, la Fiom sottolinea come uno stop della produzione dei due stabilimenti, rappresenterebbe una catastrofe anche per le aziende che svolgono le lavorazioni successive e che dovrebbero approvvigionarsi all'estero, con un aggravio di costi e con la conseguente messa a rischio di altre migliaia di posti di lavoro. “Le previsioni peggiori per il futuro degli stabilimenti Alcoa di Fusina (Venezia) e Portovesme (Carbonia-Iglesias) si sono confermate. Nonostante le dichiarazioni propagandistiche e tranquillizzanti, rilasciate il 18 novembre dal ministro dello Sviluppo Economico, Scajola, il Governo italiano non è riuscito a far valere le proprie ragioni presso la Commissione Europea” scrivono i metalmeccanici della CGIL. La Fiom chiede, dunque, “sia al Governo che ad Alcoa di far sì che vengano sospese tutte le procedure che portano verso la fermata della produzione”.

L’assemblea di fuoco e la mobilitazione ad oltranza

Un dibattito dai toni fortissimi durato per oltre due ore e alla quale hanno partecipato tutti i sindaci del territorio, parlamentari, esponenti della società civile, oltre che centinaia di lavoratori Alcoa e altre tute blu giunte a Portovesme per portare la propria solidarietà ai colleghi.

Nell’assemblea è stata ribadito più volte la necessità che il Governo nazionale e quello regionale smettano di rendere note ipotesi di accordo che trasudano provvisorietà e non danno alcuna garanzia di prosecuzione dell'attività delle industrie energivore nell'Isola. Per questa ragione, fanno sapere i dipendenti ed i loro sindacati in vista della riunione di giovedì prossimo a Roma, “la mobilitazione proseguirà finché non avremo garanzie sul futuro della fabbrica”.

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