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La Wto cerca di ripartire da Ginevra

Si apre oggi nella città elvetica la conferenza ministeriale dell'Organizzazione internazionale del commercio. Dieci anni dopo Seattle, e dopo i fallimenti di Doha, Cancun e Hong Kong, i liberalizzatori provano a cambiare condimento alle stesse ricette.

Oltre seimila persone hanno sfilato oggi a Ginevra per dire No alla Organizzazione mondiale del commercio [Wto] e alla sua agenda di liberalizzazioni che oramai dal 2001 i vertici dell’organizzazione cercano faticosamente di far approvare dai recalcitranti paesi membri. Le scaramucce rituali tra attivisti del Black bloc e polizia ginevrina non sono riuscite a mettere in secondo piano una riunione Ministeriale che, nelle intenzioni del suo Direttore generale Pascal Lamy vuol essere solamente un momento di passaggio su cui riflettere. Sperando, però, di rilanciare la liberalizzazione del commercio mondiale come una misura per uscire dalla crisi finanziaria ed economica. Una crisi che, come ricorda il tracollo di Dubai, è ancora lontana dall’aver esaurito la sua spinta distruttiva.
La crisi economica impone ripensamenti e un’organizzazione come la Wto che ha la presunzione di riuscire a guidare il mondo intero verso un nuovo mercato globale non è immune dal bisogno di riflettere e, magari, di fare una forte autocritica. Questo, almeno formalmente, nelle intenzioni del Segretariato generale, grande sostenitore delle virtù del libero mercato sin da quando era commissario europeo al commercio estero. Un atteggiamento quasi di «umiltà» istituzionale che però non si sposa particolarmente con il numero di delegazioni governative presenti, quasi 130, con le Ong accreditate [oltre 400] e le centinaia di giornalisti arrivati da ogni parte del mondo per il summit che si apre oggi nella città elvetica.
La Wto, a dieci anni dallo scacco di Seattle, cerca di far dimenticare il passato. Ancora bruciante è la sconfitta di Cancun 2003 e la chiusura senza nulla di fatto di Hong Kong 2005, le ultime ministeriali in vista delle quali Lamy si era sperticato per una conclusione veloce ed indolore del Doha Round, il nuovo «giro» di liberalizzazioni su agricoltura, servizi e investimenti diretti esteri lanciato nel summit di Doha, Qatar, nel 2001. Meglio volare basso, allora. Il tema della Conferenza è «La Wto, il sistema commerciale e il clima economico mondiale attuale». Clima è da intendersi in senso molto ampio, considerato che questo sistema economico è alla base del disastro climatico, appunto, ma anche della crisi economica a cui stiamo assistendo e di quella alimentare, esplosa due anni fa e oggi sottotraccia, latente ma nientaffatto risolta [lo ricorda il fallimentare vertice della Fao, a Roma, pochi giorni fa]. Oggi non va più di moda parlare solamente di commercio, è necessario condire le ricette neoliberiste in salsa ambientale e sociale, come hanno provato a fare ieri all’Organizzazione Internazionale del Lavoro [Ilo] nel seminario sul lavoro dignitoso.
C’è voluta la pubblicazione di un report Ilo-Wto per dimostrare che il libero mercato da solo non crea benessere, ma esige l’intervento di politiche da parte dei governi per moderare e regolamentare la competizione internazionale, distruttiva se lasciata a se stessa, o meglio, agli appetiti delle multinazionali e delle grandi aziende. Bella scoperta.
E c’è voluta una sessione apposita, un giorno prima dell’apertura ufficiale della conferenza ministeriale, per ragionare su un tema, quello del lavoro dignitoso, che pare sia rimasto alla prima rivoluzione industriale e che continua a non essere visibile all’orizzonte dall’alto delle preoccupazioni affaristiche della Wto.
Oggi, in ogni caso e con un lavoro tutto da verificare, apre i battenti la Settima Ministeriale della Wto a Ginevra. Pascal Lamy ha dato il «la» ai lavori alle 15 di oggi di fronte a 42 invitati. Gli altri si possono accontentare del maxischermo. O di sfilare di fronte al palazzo dove si tiene la cerimonia di inaugurazione per ricordare a tutti quelli che stanno «dentro» che l’ora di cambiare rotta è suonata da molto tempo.

Tags assegnati a questo articolo: Wto

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