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Prezzo della Crisi del 21-10-2010: 'Il 16 ottobre e la gente di Terzigno '
di Daniele Nalbone
Oggi più che mai, c’è aria di conflitto. Conflitto “di classe”, certo, ma al contempo “popolare”. Il 16 ottobre è stato un esperimento riuscito: la possibilità di allargare più che mai una piattaforma di lotta c’è. Sabato scorso, in piazza, oltre alla Fiom e ai partiti della sinistra, c’erano tutti: collettivi di studenti, movimenti di lotta, comitati territoriali, reti in difesa dei beni comuni. Ebbene tra quella folla, rossa più che mai, che ha portato proprio la “democrazia” al centro di una rivendicazione di massa e chiesto a gran voce uno sciopero generale in grado di bloccare il paese c’era una folta delegazione proveniente dall’hinterland di Napoli. Fra i movimenti, da quelli per il diritto all’abitare ai No Tav, ai No dal Molin fino ai No Ponte, c’era il presidio permanente contro la discarica di Chiaiano. La loro presenza ha portato all’attenzione “dei 500mila” la drammatica situazione in cui versa la democrazia nell’area napoletana. Chiaiano, infatti, non era lì solo per Chiaiano, ma anche per la gente di Terzigno che non è potuta essere a Roma perché “occupata” nelle barricate contro la discarica del piccolo centro del vesuviano. Non solo Pomigliano, quindi, e il “lavoro bene comune”: con i campani, sabato a Roma, è scesa in piazza la lotta per la difesa del proprio “territorio bene comune”. In queste ore i fatti di cronaca ci parlano, infatti, di scene di guerriglia nella zona di Terzigno, nel cuore del parco del Vesuvio. Quando Napoli versava in emergenza, uno dei tanti miracoli del duo Berlusconi-Bertolaso è stato quello di aprire discariche un po’ ovunque. E proprio a Terzigno la popolazione accettò la creazione di una discarica. Lo fece per solidarietà e come contributo per far cessare un emergenza. Poi, quel duo, raccontò di un’emergenza cessata “per ordinanza” nella notte di capodanno tra il 2009 e il 2010. Da allora, nella discarica di Terzigno è continuato a finirci di tutto. Risultato: le falde acquifere, oggi, sono inquinate. Il terreno da bonificare. L’aria mortifera. Anziché chiedere scusa a quella popolazione che si era mostrata disponibile per una soluzione “pulita”, oggi quella stessa parte politica che fa della “libertà” il proprio punto di riferimento ha deciso di aprire addirittura una seconda discarica in quel di Terzigno. Come avvenuto prima a Chiaiano con la discarica, poi ad Acerra per l’inceneritore, anche in questo caso la “soluzione” dei nostri governatori passa attraverso i caschi e i manganelli delle forze dell’ordine. Perché, per quanti governano per fare gli interessi di Impregilo & Co., poco importa se un’intera comunità e la sua economia sta morendo. L’importante è che il business dell’emergenza vada avanti. Purtroppo per loro, però, ad andare avanti sarà anche la “resistenza popolare”. Una resistenza che il 16 ottobre, a Roma, ha ricordato che la Campania non è solo Pomigliano, ma anche Terzigno. Terzigno che, come Pomigliano, non si arrenderà.

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