Prezzo della Crisi del 11-11-2010: 'I Movimenti alle prove di piazza. Contro la crisi, per l’alternativa.'
Proviamo a fare il punto. Il giorno dopo la grande manifestazione del 16 ottobre, i movimenti “Uniti contro la crisi” si sono dati appuntamento alla Sapienza per una grande assemblea dalla quale è scaturita la data dell’11 dicembre come momento “di pressione di piazza” sulla Cgil per indire lo sciopero generale. Da quel 17 ottobre in avanti, una serie di momenti di mobilitazione avrebbero scandito i giorni verso la manifestazione dei movimenti. Poi qualcosa è cambiato: la manifestazione dei precari della scuola di Napoli, i cortei studenteschi, il 17 novembre (giornata di mobilitazione studentesca) che si avvicina con l’eco sempre più forte di Londra e degli studenti che cingono di assedio i responsabili della crisi. Ma soprattutto è accaduto che il Partito Democratico, proprio l’11 dicembre, si sveglierà dal suo torpore e scenderà in piazza contro Berlusconi e la sua crisi “da camera da letto” (“dimenticando” ovviamente Marchionne e la crisi “da fabbrica”). Così il movimento decide di prendere tempo. Impossibile manifestare nel giorno del Pd per ovvi motivi. Impensabile anche lontanamente pensare a una piazza comune. Così si decide di “sdoppiare” l’11 dicembre: il 9 iniziative diffuse nei territori e nei luoghi simbolici di questi giorni, da Brescia a Melfi fino a Pomigliano, negli atenei, nelle piazze. Magari a Terzigno. Il 10 dicembre, assemblea del “Movimento 16 ottobre” a Roma. Quindi, a gennaio, un seminario da tenersi a Porto Marghera per intrecciare lavoro, precariato, studio, ricerca. La prova di piazza unitaria, quindi, ad oggi è rimandata. Ma accanto (e in alcuni casi insieme) a questa agenda del Movimento 16 ottobre c’è un’altra agenda “di piazza”: si parte sabato, a Bari, con una manifestazione indetta dai comitati territoriali pugliesi in lotta contro inceneritori, centrali a carbone, discariche. Nella regione dell’alternativa politica i cittadini scenderanno in piazza per denunciare un’alternativa energetica che non c’è e chiedere al governatore Vendola la possibilità che “il basso” possa almeno dire la propria. Evidentemente cambiare il panorama politico è una cosa; cambiare il modello sviluppo è un’altra. Scagliarsi contro Berlusconi è una cosa; contro la Marcegaglia è un’altra. Andare da Saviano è una cosa; dialogare con i propri cittadini che chiedono un’inversione di rotta un’altra. Quindi, il 20 novembre si torna a L’Aquila per denunciare una ricostruzione che non c’è, un miracolo che non esiste, ma soprattutto per prendere in mano le redini del post-sisma: la legge di iniziativa popolare per far rinascere i territori del cratere è pronta. La raccolta firme inizierà proprio il 20. Obiettivo: 50 mila. Dopo L’Aquila, Roma. La Regione Lazio. Movimenti di lotta per il diritto all’abitare, i comitati uniti del Lazio contro le nocività, precari manifesteranno contro la Giunta Polverini per contrastare politiche devastanti in materia ambientale, abitativa, lavorativa. E il 4 dicembre sarà la giornata di mobilitazione mondiale per l’acqua. In piena conferenza mondiale sul clima di Cancun.
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