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15 ottobre: cresce un movimento antiliberista di massa

Una compagna al telefono mi dice che i pullman sono tutti al completo e che non se ne trova più uno libero da noleggiare in tutta la provincia. Altri si stanno organizzando con l’auto ed altri ancora viaggeranno in treno la notte per ammortizzare il costo del viaggio per Roma. Sembra che il sassolino lanciato all’inizio dell’estate dagli Indignados spagnoli si stia trasformando negli ultimi giorni in una vera e propria valanga. Il 15 ottobre scenderà infatti in piazza la vera opposizione. Quella che non si limita a chiedere la cacciata di Berlusconi ma indica nella Banca Centrale Europea, nel Fondo Monetario Internazionale e nelle politiche neoliberiste la vera cabina di regia di chi, approfittando della crisi, vuole far girare al contrario la ruota della storia facendo regredire di due secoli diritti e libertà. Il fronte oscurantista che ispira tutte le manovre economiche su scala globale ha finalmente un nemico esplicito. E’ il popolo che marcia su Wall Street, che si attenda nelle piazze di Europa e che restituisce al mittente la lettera precetto della Bce. Il centrodestra non è in grado di fermare l’onda d’indignazione al massacro sociale che sta crescendo nel Paese. Per questo accarezza l’idea di criminalizzare il movimento paventando disordini di piazza e plaudendo agli arresti di attivisti sociali come avvenuto l’altro giorno a Brindisi. Il centrosinistra è prigioniero della Bce e dei diktat di Bruxelles oltre che legato a doppio filo alla Marcegaglia e all’illusione di un «governo di decantazione». In piazza ci saranno alcune presenze individuali e l’unica forza che ha aderito, Sel, l’ha fatto con un profilo pressoché inesistente. Arci, Fiom, Cobas, Usb, Comitati dell’acqua, la campagna No debito (nata dall’appello del 1° ottobre), Uniti per l’alternativa, Popolo Viola, centri sociali, movimenti studenteschi e dei precari, ci hanno invece messo la faccia e si giocano il loro prestigio in questa scommessa. La Federazione della Sinistra c’è tutta e dal primo momento. A scorrere l’elenco dei pullman e dei comitati territoriali che stanno fiorendo ovunque si scopre che sono le sedi della Fds ad essere il punto di riferimento di chi vuole arrivare a Roma. Le forze organizzate hanno dunque un ruolo importante e di servizio nel costruire uno spazio pubblico in cui il movimento possa prendere forma e parola. Di sicuro però quel popolo che si materializzerà a Roma in larga parte non apparterrà a nessuna delle reti promotrici e indicherà il bisogno di una opposizione sociale e politica forte e credibile.
La manifestazione del 15 ottobre ha, anche per queste peculiarietà, un carattere costituente. Chi marcerà da piazza della Repubblica a San Giovanni può sul serio trasformarsi in un movimento antiliberista di massa. A Genova fu il Genoa Social Forum, nato nel solco del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, a costituire lo spazio pubblico in cui il movimento antiglobalizzazione ha potuto svilupparsi ed uscire dalla testimonianza di nicchia. Quel movimento non si è disperso come dimostra la vittoria dei Sì ai referendum sull’acqua e la diffusione della cultura dei beni comuni. Sarebbe però un errore riproporlo in modo pedissequo, senza capire che oggi la crisi del sistema capitalista è ancora più profonda e che diverse e maggiori sono le istanze di partecipazione e di costruzione di democrazia dal basso. Non si assiste più solamente ad uno svuotamento verso istituzioni ademocratiche transnazionali della sovranità popolare. Il progetto di questo capitalismo in crisi è forse più feroce e sfacciato tanto da spingersi a chiedere la riscrittura delle Costituzioni democratiche attraverso l’assunzione dentro di esse del dogma del pareggio di bilancio. La crisi travolge i principi liberali più elementari dimostrando che democrazia e libero mercato sono sempre più inconciliabili.
A Roma ci sarà inoltre una nuova generazione che già in questi giorni ha dimostrato di voler prendere parola. Il vento delle rivolte arabe può davvero raggiungere l’altra sponda del Mediterraneo ed entrare nei nostri atenei, nelle nostre scuole e nei luoghi della precarietà. Le modalità con cui questo movimento si esprimerà dipenderanno anche dalla capacità della sinistra di alternativa di essere credibile. L’obiettivo di fase che ci spetta è quello di allargare il movimento, favorendo alleanze sociali e connettendo lotte e vertenze. Per farlo il movimento andrà difeso da chi lo vuole dividere in buoni e cattivi per meglio criminalizzarlo. La scelta di fare del 15 una manifestazione plurale, colorata, radicale ma inclusiva, è solo il primo passo verso una fase successiva di lotte che non può non prevedere anche la disobbedienza alle leggi ingiuste e l’insubordinazione di massa ai diktat della Bce. Bisogna saper evitare la china minoritaria e ragionare con la consapevolezza – come sta facendo il movimento negli Stati Uniti – che rappresentiamo le istanze e i bisogni del 99 per cento della popolazione. Decisivo sarà inoltre il rafforzamento del carattere continentale e mondiale della contestazione. Dopo il 15 ottobre l’appuntamento è il 3 novembre a Nizza, dove è previsto il summit del G20. Il 15 ottobre, non sarà che l’inizio.

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