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Delusi dal 15 ottobre gli occupanti del Teatro Valle rispondono con una battaglia culturale che andrà avanti.
manifestazione 15 ottobre

Intervista ad Andrea Galatà

Il 15 ottobre. Il vostro corteo.

Rappresentiamo il mondo culturale che si muove. La voce indignata dei lavoratori dello spettacolo. Il nostro carro, le nostre modalità sono stati coerenti con quello che siamo: artisti, portatori di cultura, di idee, persone capaci di riappropriarsi degli spazi e far rivivere luoghi morti. Ci siamo vestiti da broker, sul carro spiccava il Pulcinella dell’affresco sul soffitto del teatro Valle. Qualcuno ha tentato, senza successo, di sminuirci come fenomeno di folclore. La nostra invece è guerriglia culturale. E abbiamo guidato egregiamente gran parte del corteo.

Com’è proseguita la vostra manifestazione. Cos’è diventato il "vostro 16 ottobre”?

Ci siamo leccati le ferite insieme a Stefano Rodotà e numerosi giornalisti con i quali abbiamo riflettuto su un evento ben più violento degli scontri del 15 ottobre: la legge bavaglio. Chiaramente parte della discussione è stata dirottata sugli eventi del giorno prima e sulla responsabilità dei giornalisti eccessivamente sensazionalisti, che pubblicavano commenti anzicché notizie, che lasciavano cadere in secondo piano le ragioni per le quali centinaia di migliaia di persone erano scese in piazza pacificamente.

Si manifestava perché “noi il debito non lo paghiamo”, per attaccare le banche, con l'intento di assediare la città politica. Per continuare a costruire un movimento che partendo dal basso non faccia capo a politici e partiti da cui oggi i cittadini non si sentono rappresentati. Dov’è finita questa protesta secondo il vostro sentire? E come proseguirà?

E’ finita come tante altre dal ’68 ad oggi, delegittimate da pochi facinorosi che, per qualche strano motivo, puntualmente si ritrovano a fare esattamente il gioco del potere, che può l’indomani promuovere leggi più repressive e proseguire nei suoi intenti tra gli applausi e il consenso del popolo. Noi portiamo la cultura, le idee. Continueremo a rilanciare sui contenuti. Credo che tanta gente si stia svegliando.

Un corteo “diviso a metà”. Una parte è finito nella violenza, l’altro, pacifista, alla ricerca di un posto dove proseguire l’assemblea e trovare modalità di soluzioni a una crisi che ci sta affossando. L’esasperazione, il malcontento, l’attacco alle banche e gli scontri si sono espressi con una minoranza più violenza che voleva attaccare la città politica. Ha fatto rumore e ha oscurato il vero intento di questa manifestazione: rafforzare il movimento, attendarsi e proseguire perché il 15 ottobre non deve finire. Cosa vi ha deluso? E cosa vi aspettavate?

Ci hanno deluso i giornalisti. C’era “il” corteo di centinaia di migliaia di persone a via Cavour, mentre pochi facinorosi violenti a San Giovanni, come ho già detto, finivano per fare gli interessi di chi volevamo colpire e ci impedivano di concludere la giornata nei modi che ci eravamo proposti. Capisco e condivido la loro rabbia, ma chi la incanala verso azioni che ci delegittimano e demonizzano è nostro nemico. Non è una questione di buonismo. Siamo in guerra e proprio per questo l’ingenuità è un peccato che non possiamo più permetterci.

Quali misure intende utilizzare e quale risposta vuole dare oggi un’occupazione come la vostra a una politica che mira “alla morte della cultura”, all’art. 8 che mette duramente a rischio la vita dei lavoratori, a privare i giovani e i meno di un lavoro stabile che possa consentire di pensare al futuro?

Il nostro laboratorio di idee è sempre in fermento e arricchito da padrini competenti. Stiamo lottando per chiarire con l’INPS la questione degli ammortizzatori sociali per i lavoratori dello spettacolo, stiamo ipotizzando nuovi sistemi che migliorino il welfare. E molto altro bolle in pentola. Noi agiamo. Abbiamo occupato uno spazio per occuparci di ciò che è nostro. Le ideologie, i partiti, sono concetti destinati a morire. Crediamo che i mezzi di comunicazione siano l’occasione oggi di un sistema politico più dinamico e partecipato. Meno deleghe e più democrazia diretta. Più assemblee pubbliche. Trasparenza. Riappropriamoci di ciò che è già nostro. Il movimento dal basso, l’insurrezione è già in atto. Il vento è già cambiato. E’ solo questione di tempo. E quando si fa la rivoluzione, in trincea ci stanno le nuove idee. Noi che rappresentiamo la cultura e l’istruzione siamo pertanto in prima linea. Per questo ci attaccano senza sosta. Ma vinceranno le idee. E’ inevitabile.

I punti principali di questa crisi?

Banche e finanza. Ma sono convinto che ci sia alla base una grave crisi di valori. Ormai anche i bambini hanno capito che l’economia finanziaria, non solo non fa crescere l’economia reale, ma la sta distruggendo; che il PIL è uno strumento inadeguato per misurare il reale benessere di un popolo; che i governanti sono schiavi o conniventi dei poteri economici. Ma chi manca di cultura, di solidarietà, di parole, di riferimenti, di valori, continuerà anche inconsciamente ad essere complice di questo ridicolo sistema. La crisi di valori, secondo me, distrugge tanto la famiglia quanto l’economia.

Quali sono a vostro avviso i modi per affrontarla?

La manovra finanziaria è inadeguata. Invece di rilanciare i consumi, chiede ulteriori sacrifici a chi già non può farne più da tempo. Noi crediamo innanzitutto che un piano economico che manchi di un progetto intelligente per produrre nuova ricchezza e redistribuirla equamente, non possa neanche definirsi tale. In particolare, come lavoratori dello spettacolo, crediamo fortemente che la cultura sta all'Italia, come il petrolio sta all'Arabia Saudita. E' con la cultura che il paese più ricco del mondo di beni artistici può uscire vincente dalla crisi. In più il petrolio finisce, la cultura no... Malgrado la situazione depressa, nel 2010 la cultura in Italia ha generato un giro d’affari di circa 60 miliardi di euro! Quasi il doppio della super manovra economica che tanto ci spaventa. Pensate come potrebbe essere un'Italia in cui si investe in maniera intelligente su questa immensa miniera d'oro. Invece il governo pensa a rifinanziare i debiti contratti dalle banche, tagliando tutto, chiedendoci altri sacrifici. Quali altri sacrifici dobbiamo fare? Hanno già raschiato il fondo. Caro ministro Tremonti, "CON LA FINANZA NON SI MANGIA!". La cultura è un bene comune, un diritto di tutti, nutre l'anima ed è espressione di civiltà di un popolo. In più genera e distribuisce moltissima ricchezza, non solo tra i numerosissimi addetti ai lavori. Infatti la cultura è uno dei settori che più di altri và ad arricchirne indirettamente moltissimi altri. Pensate ai viaggi, agli alberghi, ai materiali, alla ristorazione, persino alle telefonate, alle fotocopie, alle tasse, alla benzina, ecc... Che stanno dietro un qualsiasi evento culturale. Con la cultura siamo tutti più ricchi. Ricchi nel cuore, ricchi nella testa e ricchi nel portafogli.

E’ possibile e auspicabile per farsi ascoltare in questo momento “non essere pacifisti” ma essere “non violenti”?

Noi non siamo pacifisti. Il teatro storicamente ha sempre terrorizzato il potere più degli eserciti avversari. Quanto ai violenti del 15 ottobre, direi che per decenni siamo stati educati ad una finta democrazia che premia chi grida più forte, chi compra voti e si vanta della propria arroganza. E, dulcis in fundo, siamo stati rapinati a volto scoperto del nostro futuro. Adesso l’Italia fa i conti con quello che lei stessa ha generato. Ma chi scende in piazza per rompere tutto, chi crede di essere portatore di un mondo nuovo applicando modalità che già 30 anni fa erano datate e fallimentari, sta solo cercando un modo per sfogare la propria frustrazione, magari fomentato con mestiere da qualcuno che persegue interessi ambigui. Capisco e condivido la rabbia, ma francamente non me ne importa nulla. Abbiamo cose più importanti a cui pensare. La piazza è un luogo di lotta e condivisione, non di terapia. Sono loro il fenomeno folcloristico.

Andrea Galatà, 33 anni, attore, laureato in giurisprudenza, occupante del teatro Valle e membro del direttivo nazionale del “Movimento per la cultura”

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