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El Salvador, strage di El Mozote, 30 anni dopo Stato chiede perdono

“Questa iniziativa intende restituire dignità alla memoria di centinaia di persone innocenti che 30 anni fa furono assassinate qui al El Mozote e in altri villaggi vicini”. Il ministro degli Esteri Hugo Martínez si è così rivolto nel fine settimana ai familiari delle vittime di uno dei massacri più efferati perpetrati durante la guerra civile (1980-1992) che provocò oltre 1000 morti, tra cui 448 bambini.

Tra l’11 e il 13 dicembre 1981 truppe del Batallón Atlacatl dell’esercito, poi smantellato, invasero El Mozote, 210 km a nord-est di San Salvador, trucidando la popolazione civile accusata di appoggiare la guerriglia di sinistra. La responsabilità della strage, che commosse la comunità internazionale, venne attribuita da una Commissione della Verità dell’Onu a diversi militari, alcuni dei quali trovarono la morte durante il conflitto.

“La cecità della violenza di stato colpì anche vite innocenti a La Joya, Ranchería, Los Toriles, Jocote Amarillo, Cerro Pando e altri siti vicini” ha ricordato Martínez, aggiungendo che il presidente Mauricio Funes, il primo proveniente dall’ex guerriglia di sinistra dell’Flmn dopo 20 anni di governo di destra, segue “personalmente” la querela presentata contro lo stato salvadoregno presso la Corte interamericana dei diritti umani (Cidh) basata a San José, in Costa Rica.

Già prima di conoscere le conclusioni della Cidh, ha aggiunto il capo della diplomazia salvadoregna rivolgendosi ai familiari dei civili uccisi, “il governo riconosce i diritti delle vittime…Nel passato recente – ha detto ancora il ministro – la vostra immensa sofferenza è stata oggetto di indifferenza da parte dello Stato e delle amministrazioni che sono arrivate in alcune occasioni addirittura a negare quanto accaduto”.

Presente alla cerimonia, il coordinatore dell’Onu a San Salvador, Robert Valent, ha espresso soddisfazione perché, ha dichiarato, “oggi si sta scrivendo una storia diversa, una storia di verità, speranza e memoria, una storia che auspichiamo possa diventare al più presto storia di speranza e riparazione”.

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