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NICOLETTA DOSIO: LA GALERA NON FERMA I NO TAV. ORA LA RICOSTRUZIONE DEL CONFLITTO
«Abbiamo dato una grande risposta di massa. Pensavano di dividerci con la repressione e le intimidazioni ma oggi siamo ancora più uniti».
Nicoletta Dosio è una delle tanti grandi anime del movimento No Tav e racconta con piacere a Controlacrisi di quanto accaduto dopo l’ondata di arresti e di denunce in tutta Italia contro il loro movimento.
«Gli arresti sono avvenuti al mattino e già la sera siamo riusciti ad organizzare una fiaccolata a Bussoleno, il Paese in cui vivono 2 degli arrestati. Saremo stati almeno 3000 davanti alla stazione e nel frattempo ci arrivavano notizie di mobilitazioni spontanee un po’ dappertutto. Anche a Parigi è stato alzato uno striscione per chiedere la libertà dei compagni. Con noi c’erano tutti i volti e tutte le età della Valle. Siamo partiti dalla stazione, a due passi dal negozio di Manlio, il barbiere, uno degli arrestati, ma anche perché nel combattere la Tav noi ci schieriamo con i pendolari, con chi rivendica il diritto ad una mobilità sostenibile e di utilità sociale e non strutturata per arricchire i grandi gestori. I negozi erano tutti illuminati e aperti, i negozianti davanti alle vetrine su cui spiccavano le nostre locandine. CI ha supportato anche il gruppo di imprenditori No Tav  “Etimonia” (Legge della moralità). Siamo passati davanti alla sede della Comunità Montana e nel centro storico, ci siamo fermati davanti all’osteria in cui siamo soliti riunirci. Nella palazzina c’è la sede del comitato, una biblioteca popolare e il circolo del Prc. Poi ci sono anche due stanzette dove vive Giorgio, l’altro compagno arrestato. Alla fine siamo tornati alla piazza della stazione dove abbiamo parlato. Certo che ci sarebbe piaciuto passare davanti alle abitazioni di tutti quelli arrestati o denunciati in tutta Italia. Ognuno di loro è ognuno di noi, non esistono i buoni e i cattivi e questo deve capirlo anche il Procuratore Caselli con i suoi “teoremi”».
Secondo te cosa significa la scelta repressiva?
«È un segnale di debolezza del Potere, un segno di paura. Significa che i tempi sanno cambiando e alla carota vogliono sostituire il bastone, ma così ci rafforzano, è una scelta che si ritorcerà contro di loro che in Valle produce coesione ma che fa riflettere anche fuori. Si è ormai capito che semplicemente le spese per un opera inutile e dannosa verranno pagate con i tagli ai servizi e ai beni comuni di tutti i cittadini in Italia. Lo hanno capito anche le persone comuni che ieri stavano a guardare e solidarizzavano con noi. Ho saputo che davanti alle case degli arrestati,durante le perquisizioni, si sono formati capannelli di persone anziane, di gente normale che non accettava questa repressione, donne e bambini che sanno da che parte stare».
Ora la manifestazione a Torino
«Si la facciamo in concomitanza con le decisioni del tribunale del riesame. Vogliamo vedere liberi tutti. Con noi sfileranno anche le istituzioni locali, i sindaci con la fascia tricolore che si sentono defraudati dalle alte gerarchie, che vedono perfettamente contigui centro destra e centro sinistra. Anche loro tornano con noi, gli arresti ci hanno ricompattato».

Alla manifestazione nazionale del sindacalismo di base l’intero corteo solidarizzava con il vostro movimento e sembrava percepire la stessa rabbia contro gli arresti.
«Fa bene sentirselo raccontare. Non ti senti solo e ti senti forte. La lotta di ognuno è la lotta di tutti: il piano Marchionne e l’alta velocità, la vertenza dei lavoratori di wagon lits e quella delle piccole testate come Liberazione  strangolate dal governo, il disagio economico della gente che non ce la fa neanche a comperare il giornale che vorrebbe leggere e può sentire solo la voce del padrone. Ci hanno costretti in miti fasulli, hanno fatto rinchiudere la gente in casa perché hanno paura della socialità. Il potere non vuole che la gente si parli, che i conflitti si incrocino. Sui territori e sui diritti dei lavoratori si sta abbattendo la stessa scure, c’è un modello folle di dividere il mondo in corridoi di traffici che spazzano via i bisogni delle persone. Si impone la monocultura che rende schiavi, si delocalizza per aumentare i profitti ed evitare i fastidi.  Noi stiamo anche portando avanti iniziative per il ritorno alla terra e alla produzione a km zero. Vogliamo  restituire il controllo di ciò che si mangia e si produce. Per noi No Tav significa società liberata ed economia diversa. All’inizio ci dicevano che eravamo ideologici. Ma dobbiamo accettare che gli anziani debbano crepare perché non ci sono più i servizi minimi? Accettare la precarietà come condizione di vita e di lavoro? Invece stiamo recuperando la capacità di ribellarci, di incrociare tanti conflitti che si mutano in collegamento. Quando mi dici che la nostra lotta era sentita significa che si va oltre la solidarietà ma si traduce in generosità concreta. I motivi per cui sono stati messi dentro i nostri compagni sono gli stessi per cui si è bastonato i lavoratori l’altro giorno, perché lottano contro un capitalismo crudele e rapinoso e vogliono un futuro».
I grandi media e molte forze politiche si sono comportati in maniera imbarazzante
«Per i primi si tratta di strumenti in mano alle banche e al capitale. L’informazione è funzionale a questo potere e teme il popolo. I media sono funzionali ad ottundere il cervello, con loro riesci a vedere l’incazzatura ma non gli sai dare concretezza perché non la trasformi in socialità . Il potere domina con la schiavizzazione del corpo ma anche della mente  e del cuore. Se la nostra lotta vince sarebbe un grosso colpo per banchieri e speculatori e per chi distorce le motivazioni della nostra azione. Bisogna alzare la testa e ripristinare il conflitto. Nelle istituzioni oggi non ci sono altro che trasversalità di interessi. Imbarazzante il silenzio della sinistra. Ora tutti gridano contro i “forconi” e gli autotrasportatori ma cosa ha fatto la sinistra per mantenere una propria presenza e una propria proposta in quei contesti? Non ci si è opposti neanche alla guerra, neanche allo smantellamento dello stato sociale, spesso la delega è stata utilizzata non ai fini del bene comune ma per uso mafioso della cosa pubblica».
Rifondazione comunista ha espresso il proprio appoggio e sta imparando molto dal movimento No Tav
«Io credo che dopo il governo Prodi si debba capire che non è vero che Parigi val bene una messa. Bisogna costruire il recupero del rapporto con le persone. Io sono di Rifondazione, noi durante il governo prodi ci siamo sentiti emarginati ma non abbiamo ceduto. Ci hanno tenuto insieme  anche i nostri vincoli, Abbiamo sofferto col voto per i crediti di guerra in Afghanistan e per tante altre scelte che anche il partito ha subito. Oggi Rifondazione non si può più permettere alleanze con il Pd o con Sel che stanno totalmente dall’altra parte ma deve restare con i movimenti non cercando poltrone. Non dimentico che abbiamo cacciato chi ha votato contro la guerra e dobbiamo imparare da questi errori. È dura certo, ma molte cose stanno cambiando, da noi molti sindaci del Pd emarginati dal partito o fuori linea lo stanno abbandonando e così tante persone. Con le persone bisogna costruire alleanze. Certo il sistema elettorale ti vuole o succube o espulso e anche quello va cambiato ma non accettiamo la logica dei “compagni che sbagliano”. La No Tav è un terreno su cui far crescere il conflitto per dare speranza a chi non ha voce. Io sono convinta che la politica dei servi sciocchi e delle compatibilità non abbia futuro, ma bisogna  affrontarlo il futuro, restare figli della lotta vivente».
In bocca al lupo Nicoletta
«Viva il lupo».