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Roma, occupata l'ex casa di riposo di via Casal Boccone "contro le speculazioni"
Occupata da stamattina l'ex clinica di riposo di via Casal Boccone 112. Gli occupanti hanno dato il via a un presidio permanente “per impedire l'ennesima operazione speculativa ad opera della Fimit e di Ligresti”. Per il momento l'edificio è presidiato da alcuni blindati della polizia e della guardia di finanza.
Domani, lunedì 9 gennaio, alle ore 17.30 si terrà un'assemblea pubblica “per rilanciare la battaglia contro la vendita del patrimonio pubblico e le privatizzazioni, per riaffermare la nostra sovranità sui beni comuni e il diritto alla casa e al reddito per tutte e tutti”.
Moltre le espressioni di solidarietà verso l'iniziativa firmata dai Bpm.
Tra le prime ad arrivare quelle di Sel e della Federazione della sinistra. "Bene hanno fatto i Blocchi Precari Metropolitani ad occupare l'ex casa di riposo di via Casal Boccone, sottraendola in questo modo alla speculazione, alla rendita e al profitto", afferma in una nota il capogruppo della Federazione della Sinistra alla regione Lazio, Ivano Peduzzi. "Ancora una volta - continua Peduzzi - sono i cittadini, e non le istituzioni, a difendere l'interesse collettivo contro ogni ipotesi di privatizzazione. È giunto il momento che anche l'amministrazione comunale e tutte le forze politiche facciano la loro parte e accettino la richiesta di confronto da parte degli occupanti, che hanno voluto riaprire la questione sul futuro della struttura socio sanitaria, restituendola alla città come bene comune".
Per 42 anni la casa di riposo Roma II di via Casal Boccone ha fornito un servizio importante per il territorio e per la città. Nel mese di dicembre la struttura che ospitava 69 anziani (16 ultranovantenni), un polo geriatrico, un centro Alzhaimer e dove prestavano servizio 60 lavoratori, ha chiuso. Gli anziani sono stati trasferiti in altre strutture, gli operatori ricollocati e i macchinari smantellati.
L’immobile torna nelle mani della FIMIT e di Ligresti. “Il ruolo svolto dal Comune e dal Sindaco – denunciano i Blocchi precari metropolitani - è stato a dir poco superficiale. Sia nella gestione del trasferimento degli anziani, sia nell’approfondimento di possibili soluzioni che mantenessero il bene come servizio pubblico. Si è voluto mettere l’accento sull’onerosità dell’affitto piuttosto che sulla fondamentale funzione svolta dalla struttura socio-sanitaria”.
“La nostra iniziativa intende riaprire la questione – si legge in un comunicato -. Molti e molte hanno lottato per difendere lo spazio senza riuscirci. Ora dopo la riappropriazione discutiamo insieme su come strapparlo alla rendita e alla speculazione finanziaria”.
“Noi non decidiamo più su come deve essere usato il territorio e ciò che è costruito. Assistiamo ad un consumo di suolo costante e vorace, ad un saccheggio delle risorse e dell’ambiente – continua - senza che nulla serva per affrontare l’emergenza alloggiativa o la mancanza di spazi sociali e culturali. In più subiamo una precarizzazione costante del lavoro e tra gli altri soprattutto gli operatori sociali impegnati sul territorio e in strutture come questa ne pagano le conseguenze. Le nostre esistenze divengono sempre più precarie e il nostro presente sempre più sotto ricatto. Per non parlare del futuro con redditi incerti e diritti malfermi”.